Sabato, 20 giugno 2026 - ore 23.59

Imballaggi ‘intelligenti’ e bio: le nuove frontiere del packaging a Cremona

Se ne parlerà a BioEnergy Italy (CremonaFiere, 20-22 aprile)

| Scritto da Redazione
Imballaggi ‘intelligenti’ e bio: le nuove frontiere del packaging a Cremona

Luciano Piergiovanni, docente di Scienze e Tecnologie Alimentari all’Università degli studi di Milano, sta contribuendo alle ricerche condotte nell’ambito del Dottorato di Food Systems diretto dal prof. Franco Bonomi: «Gli argomenti che si stanno affrontando – anticipa Piergiovanni – riguardano sia la realizzazione di sistemi di packaging attivo per il rilascio di antimicrobici naturali che consentano di estendere la shelf life della frutta di IV gamma, sia lo sviluppo di nuovi materiali flessibili ad alta barriera ai gas, grazie all’utilizzo di nanocristalli di cellulosa».

«L’innovazione di packaging è, in tutto il mondo, molto articolata e molto dinamica», spiega Piergiovanni. Essa riguarda sia i materiali impiegati che le tecnologie di riempimento e confezionamento, gli aspetti estetici, comunicazionali e informativi. Alcune di queste sono ritenute da molti di reale utilità per intervenire sul problema della riduzione delle risorse impiegate e per una maggiore sostenibilità dell’imballaggio. In questa prospettiva un’azione significativa riguarda lo sviluppo dei cosiddetti materiali bio-based e delle bioplastiche. Per queste va segnalato che, attualmente, esse rappresentano circa l’uno per cento dei 300 milioni di tonnellate di plastica prodotte ogni anno».

«La domanda è in aumento e con materiali più evoluti ed applicazioni emergenti, il mercato è già in crescita dal 20 al 100 per cento all’anno», precisa Piergiovanni. «Secondo gli ultimi dati di mercato raccolti da European Bioplastics, la capacità mondiale di produzione delle bioplastiche è prevista quadruplicare nel medio termine: da circa 1,7 milioni di tonnellate nel 2014 a circa 7,8 milioni di tonnellate nel 2019. Più del 60 per cento della capacità produttiva di bioplastiche nel 2014 è stata da fonti rinnovabili. Tale quota salirà a oltre l’80 per cento nel 2019».

Piergiovanni si sofferma anche sulla nuova catena dei valori del packaging alimentare: «La definizione di sviluppo sostenibile proposta dalla Commissione Brundtland delle NU (1987) – “the development that meets the needs of the present without compromising the ability of future generations to meet their own needs” – è ancora universalmente accettata, ma con maggiore enfasi verso una visione più integrata che tenga pienamente conto dei cosiddetti tre pilastri della sostenibilità: l’ambiente, cioè il rispetto per il pianeta e la saggia gestione delle risorse naturali; la società, cioè il rispetto per le persone, i diritti umani, la salute, la sicurezza; l’economia, cioè un uso saggio delle risorse economiche e della loro distribuzione. In questa prospettiva molti temi apparentemente distanti (sostenibilità e sicurezza, riduzione dello spreco e sviluppo economico) si ricollegano. Il mondo del packaging può fare molto per sviluppare esperienze di economia circolare e di integrazione tra imprese dissimili, verso una visione di simbiosi industriale».

Se gli imballaggi attivi e intelligenti sono senza dubbio più costosi rispetto a quelli tradizionali, tuttavia è altamente probabile che «i costi possano ridursi significativamente in funzione delle tecnologie che saranno rese disponibili», dichiara Piergiovanni. Il tecnologo, infine, sottolinea: «Non si deve ignorare che ogni anno circa 170 miliardi di tonnellate di biomassa sono prodotti dalla natura e di questi solo il 3,5% sono utilizzati dall’uomo. I polimeri naturali utili a potenziali trasformazioni come bio-based packaging materials sono il 75% delle risorse rinnovabili teoricamente disponibili e il primo e il più importante è la cellulosa. Fondamentale, in questo campo, sono la ricerca scientifica e lo sviluppo tecnologico/industriale».

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