«Le Associazioni ambientaliste cremonesi proseguono nel loro lodevole impegno per lo spegnimento dell’inceneritore di Cremona, ma l’Amministrazione Galimberti si è costruita in proprio l’alibi perfetto per non mantenere le promesse elettorali. Infatti, con la cessione del 51% di LGH ad A2A, i politici alla guida della città possono sempre ripararsi dietro le dichiarazioni di circostanza: “Abbiamo fatto di tutto, ma ormai non dipende più da noi”»: così Maria Lucia Lanfredi, Consigliera Comunale del Movimento 5 Stelle di Cremona.
«Gli accordi definitivi dell’operazione devono essere ancora siglati, ma già le dichiarazioni sui media puntano a stabilire le gerarchie. Il sindaco di Brescia, Emilio Del Bono, mentre erano ancora in corso le trattative, aveva demolito uno dei teoremi dei fautori dell’accordo, cioè che il controllo sarebbe rimasto in mani pubbliche. Il primo cittadino bresciano aveva annunciato che, nel corso del 2016, il Comune da lui guidato avrebbe venduto una quota consistente della propria partecipazione in A2A per far fronte al debito consistente contratto per la costruzione della metropolitana. E, a quel punto, a comandare sarà definitivamente la Borsa e le sue oscillazioni incontrollabili, anche di natura speculativa», prosegue Lanfredi. «Sempre Del Bono è tornato a farsi sentire, stavolta smascherando i buoni propositi di facciata di coloro che avevano votato a favore, vincolando il proprio sostegno allo spegnimento dell’inceneritore di Cremona nei tempi promessi in campagna elettorale. Eh no, anche Del Bono è al centro di polemiche da parte degli ambientalisti e delle forze politiche di opposizione e, in fin dei conti, Brescia conta parecchio di più di quello di Cremona in A2A».
Il Sindaco bresciano aveva dichiarato alla stampa: «Nel termoutilizzatore cittadino non arriveranno rifiuti né dal Sud Italia né dalle altre regioni del Nord che non riescono a far fronte allo smaltimento della loro produzione. Me lo ha assicurato lo stesso presidente A2A, Giovanni Valotti, che ho contattato per sincerarmi del fatto che la nuova impalcatura del decreto Sblocca Italia non avesse ricadute su Brescia». Del Bono aveva aggiunto: «Senza l’ok del gestore non può arrivare nulla di più rispetto all’oggi. Vorrà dire che in Lombardia si sfrutteranno altri impianti. Per questo mi auguro che non chiudano i termoutilizzatori di Cremona e Busto Arsizio. I loro rifiuti potrebbero finire rispettivamente a Brescia e a Milano».
«Tra l’altro», conclude Lanfredi, «è emerso che A2A punta a un ammodernamento dell’impianto di Via Antichi Budri, così come per i due di Pavia pure gestiti da LGH. A questo punto, prepariamoci a convivere con l’inceneritore di Cremona almeno fino al 2024, ma c'è già chi scommette che alla data di spegnimento prevista per il megainceneritore bresciano, nel 2030, il suo fratello minore cremonese, opportunamente riammodernato, sarà ancora lì a bruciare rifiuti».



