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Jobs Act, ecco cosa manca.

| Scritto da Redazione
Jobs Act, ecco cosa manca.

Jobs Act, manca una misura per ridare dignità alle retribuzioni: una legge sul salario minimo
Di Eleonora Voltolina - 10 gennaio 201
Tutti pazzi per il Jobs Act. Sui giornali e in tv in questi giorni non si parla d'altro che del programma di riforme che il neosegretario del Pd Matteo Renzi ha pubblicato pochi giorni fa, e in particolare dei paragrafi dedicati al lavoro. Bisogna subito focalizzare il fatto che non si tratta di un progetto completo, approfondito e analitico, bensì solo di una "enews" scritta da Renzi in forma di colloquio con gli iscritti, in forma di "anticipazione" dei contenuti di questo Jobs Act che dovrebbe essere presentato intorno al 16 gennaio. «Nessuno si senta escluso» rassicura il segretario: «È un documento aperto, politico, che diventerà entro un mese un vero e proprio documento tecnico».

Dalle anticipazioni si può comunque già comprendere la direzione che Renzi intende imboccare, e alcuni dei punti salienti sono senza dubbio interessanti. Certamente condivisibile, innanzitutto, è l'assunto di base: «L'obiettivo è creare posti di lavoro, rendendo semplice il sistema, incentivando voglia di investire dei nostri imprenditori, attraendo capitali stranieri». Importante la consapevolezza che in Italia manchi drammaticamente, da almeno un ventennio, una vera politica industriale - da cui discende l'intenzione di produrre «un singolo piano industriale con indicazione delle singole azioni operative e concrete necessarie a creare posti di lavoro», per ciascuno dei sette settori individuati come di traino (in cui al primo posto spicca, evviva, la cultura).

Positivo il riferimento alla «semplificazione delle norme» attraverso un «codice del lavoro che racchiuda e semplifichi tutte le regole attualmente esistenti e sia ben comprensibile anche all’estero», anche se un po' meno positivo è che questa azione venga rimandata addirittura a fra «otto mesi»; incoraggiante la promessa di una «riduzione delle varie forme contrattuali» e dell'avvio di un «processo verso uncontratto di inserimento a tempo indeterminato a tutele crescenti». Essenziale infine il percorso che dovrà prima o poi portare l'Italia a dotarsi di un welfare universalistico: e infatti un «assegno universale per chi perde il posto di lavoro, anche per chi oggi non ne avrebbe diritto, con l’obbligo di seguire un corso di formazione professionale e di non rifiutare più di una nuova proposta di lavoro» è presente nel documento di Renzi.

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2014-01-15

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