Venerdì, 27 gennaio 2023 - ore 14.58

L’EU accelera i tempi di approvazione degli impianti rinnovabili

All’interno delle 'aree di accelerazione' individuate dagli Stati membri non dovranno superare i 9 mesi, il doppio al di fuori: ad oggi in Italia il permitting dura in media 7 anni circa

| Scritto da Redazione
L’EU accelera i tempi di approvazione degli impianti rinnovabili

Mentre il vicepresidente della Commissione europea Frans Timmermans è intervenuto alla Cop27 dichiarando che l’Ue è pronta a innalzare ulteriormente il suo impegno contro la crisi climatica, innalzando dal 55% ad «almeno il 57%» il taglio delle sue emissioni di CO2eq al 2030 (rispetto al 1990), l’Europarlamento sta lavorando per rendere possibile questo obiettivo accelerando la diffusione delle energie rinnovabili.

Nell’ambito dell’iniziativa RePowerEu lanciata dalla Commissione europea per affrontare la crisi energetica e climatica che stiamo attraversando, la Commissione per l’industria, la ricerca e l’energia (Itre) dell’Europarlamento ha approvato – con 49 voti favorevoli, 3 contrari e 8 astensioni – un emendamento per accorciare le tempistiche relative agli iter autorizzativi per gli impianti rinnovabili.

La proposta, che sarà messa nuovamente ai voti durante la prossima assemblea plenaria dell’Europarlamento, chiede di ridurre da 12 a 9 mesi il periodo massimo di valutazione dei progetti se localizzati nelle cosiddette “aree di accelerazione” per le rinnovabili, che ogni Stato membro sarà chiamato a individuare; se l’autorità preposta alla valutazione del progetto non risponderà entro il termine indicato, l’autorizzazione si riterrà rilasciata in base al principio di silenzio-assenso.

Anche al di fuori delle aree di accelerazione, l’Europarlamento chiede che l’iter di permitting per gli impianti rinnovabili non superi i 18 mesi, anziché i due anni come inizialmente proposto.

Per quanto riguarda invece il repowering degli impianti rinnovabili già esistenti, gli eurodeputati chiedono che il processo di concessione delle autorizzazioni non superi i sei mesi per i progetti nelle “aree di accelerazione” e un anno al di fuori.

«Abbiamo gettato le basi per processi sempre più veloci per il rilascio delle autorizzazioni, accelerando la diffusione delle energie rinnovabili e stimolando così la transizione energetica – commenta l’eurodeputato tedesco Markus Pieper (Ppe) – Abbiamo introdotto alcune nuove misure che danno maggiore margine di manovra agli Stati membri e alle loro autorità competenti, come il principio del “silenzio assenso” all’interno delle aree di accelerazione, fermo restando che i progetti di energia rinnovabile sono di interesse pubblico prevalente e possono beneficiare di una valutazione semplificata con deroghe specifiche alla legislazione ambientale dell’Ue».

Si tratta di un approccio particolarmente sfidante per il nostro Paese, individuato come il peggiore d’Europa per l’iter di permitting legato alle rinnovabili, dato che in Italia dura in media circa 7 anni.

Non a caso negli ultimi anni il nostro Paese ha rallentato moltissimo il taglio delle emissioni di gas serra (fra il 2014 e il 2021 si sono ridotte solo del 3%), e allo stesso modo tra il 2015 e il 2019 le fonti rinnovabili sono cresciute solo del 3% in Italia, a fronte di una media Ue del 13%.

Detto diversamente, tra il 2014 e il 2020 in Italia la crescita media della quota di rinnovabili sul consumo finale è stata di appena lo 0,5% ogni anno, il valore più basso tra i grandi Paesi europei.

Un trend che sta impedendo all’Italia sia di svolgere appieno il proprio ruolo contro la crisi climatica in corso, sia di dispiegare l’unica risposta strutturale alla crisi energetica che grava sulle bollette. Come documentato da Legambiente, se lo sviluppo delle rinnovabili – limitando l’analisi per semplicità a solare ed eolico – fosse andato avanti con lo stesso incremento annuale medio registrato nel triennio 2010-2013 (pari a 5,9 GW l’anno, contro il dato attuale di circa 1 GW), oggi l’Italia avrebbe 50 GW in più di impianti e sarebbe stata così in grado di ridurre i consumi di gas metano di 20 miliardi di metri cubi l’anno, tagliando le importazioni di gas dalla Russia del 70%. L’iniziativa europea RePowerEu rappresenta adesso l’occasione per cambiare rotta: per rispettarne i dettami, l’Italia è chiamata ad installare circa 10 GW di impianti rinnovabili l’anno da qui al 2030.

 

di Luca Aterini

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