Mercoledì, 20 gennaio 2021 - ore 21.16

L’Europa detta le regole ai colossi delle piattaforme digitali

| Scritto da Redazione
L’Europa detta le regole ai colossi delle piattaforme digitali

Due sigle: Dsa e Dma. Sono queste le targhe con cui la Commissione europea licenzia il suo pacchetto di riforme per lo spazio digitale. Il Digital Services Act (Dsa) e il Digital Markets Act (Dma) sono i due strumenti normativi con cui Bruxelles vuole dettare le sue leggi in rete, dall’ecommerce ai social network, dai motori di ricerca al crimine online, dal funzionamento degli algoritmi al ranking. Gli obiettivi della Commissione consistono nella protezione dei consumatori e delle aziende, nel sostegno a una equa competizione tra piccole e grandi imprese e nello sviluppo di un ecosistema innovativo made in Europe. Bruxelles mette nel mirino i gatekeeper, ossia quei giganti del web che tirano i fili del mercato online. Da Google ad Amazon a Booking, già nel mirino dell’Antitrust comunitario.

«Le due proposte servono un unico scopo: di assicurare che, come utenti, si possa avere un’ampia scelta di prodotti e servizi sicuri online. E che le imprese che operano in Europa possano competere liberamente e in modo equo in rete, così come fanno già offline“, spiega Margrethe Vestager, vicepresidente esecutivo della Commissione con delega al digitale e alla concorrenza. Le fa eco il commissario per il mercato interno, Thierry Breton: “Molte piattaforme giocano un ruolo centrale nelle vite dei nostri cittadini e delle nostre imprese, e persino della nostra società e della democrazie. Con le proposte di oggi stiamo organizzando il nostro spazio digitale per i prossimi decenni».

Come funziona il Digital Services Act

Le regole sui servizi online in Europa risalivano a vent’anni fa. Obsolete, perciò, per un mondo che si è evoluto molto velocemente. E sono cresciute le piattaforme, con influenze che vanno dal mercato all’informazione al dibattito pubblico. Il Dsa impone a questi campioni paletti per rimuovere più velocemente i contenuti illegali e per tutelare i diritti degli utenti. In base all’impatto e alla dimensione delle aziende, si applicheranno impegni crescenti per il blocco di beni, servizi e contenuti illegali; la salvaguardia degli utenti in rete; prevenzione degli abusi da parte delle aziende più grandi; maggiore trasparenza sulla pubblicità e sul funzionamento degli algoritmi di raccomandazione; nuovi poteri di controllo sul lavoro di questi operatori, a cominciare da un maggiore accesso anche per scopi di ricerca ai loro dati, e di tracciabilità dei venditori.

Le piattaforme che raggiungono il 10% della popolazione europea, ossia 45 milioni di utente, sono considerate operatori di natura sistemica e saranno soggetto a un monitoraggio ulteriore esercitato dal consiglio dei coordinatori nazionali dei servizi digitali, con poteri speciali di supervisione riconosciuti da Bruxelles anche in termini di sanzione.

Come funziona il Digital Markets Act

Questo secondo pacchetto mette nel mirino il ruolo dei gatekeeper digitali, ossia quelle piattaforme che hanno un pesante impatto sul mercato europeo e rappresentano uno snodo fondamentale per le imprese per poter raggiungere i loro clienti. Questo potere si riflette anche in influenze sull’ecosistema generale e sul rischio di abusi e pratiche di mercato inique.

Il Dma si applicherà solo agli operatori più grandi, come motori di ricerca, social network e marketplace, che saranno individuati attraverso alcuni criteri quantitativi, come il fatturato, o indagini di mercato. Queste aziende dovranno evitare una serie di azioni considerate limitative per la concorrenza e attenersi ad altre, come la condivisione dei dati con terze parti e l’interoperabilità dei servizi. Chi sgarra rischia multe fino al 10% del fatturato globale. La palla passa ora al negoziato con il Parlamento europeo e gli Stati membri, prima dell’approvazione definitiva.

(Pietro Deragni, Wired cc by nc nd)

 
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