Venerdì, 19 agosto 2022 - ore 14.09

L’Europa è sempre più dipendente dall’import di tecnologie energetiche verdi

Nell’anno della pandemia sono stati spesi oltre 11 miliardi di euro per comprare dall’estero pannelli solari, turbine eoliche e biodiesel

| Scritto da Redazione
L’Europa è sempre più dipendente dall’import di tecnologie energetiche verdi

La transizione ecologica rappresentata dal Green deal europeo è un passaggio obbligato per mantenere elevata la competitività economica del Vecchio continente, ma porterà a un vicolo cieco senza costruire un’infrastruttura industriale in grado di sostenerla.

Al momento l’Europa non solo importa massicciamente le materie prime critiche alla base della transizione ecologica, ma anche i prodotti finiti.

Come mostrano gli ultimi dati pubblicati da Eurostat nel merito, anche nell’anno della pandemia l’Ue ha speso 11,2 miliardi di euro per importare tecnologie energetiche verdi da Paesi extra-europei, mentre sullo stesso fronte il valore dell’export europeo arriva a circa la metà (5,8 miliardi di euro).

L’analisi Eurostat si concentra in particolare su tre categorie di prodotti. Più nel dettaglio, nel 2020 l’Ue ha importato 8 miliardi di euro di pannelli solari, 2,9 miliardi di euro di biodiesel e 0,3 miliardi di euro di turbine eoliche da paesi esteri; come già accennato il valore dell’import di pannelli solari e biodiesel è stato di gran lunga superiore al valore corrispondente delle esportazioni dell’Ue di questi beni verso paesi extra-europei (per valori rispettivamente pari a 1,8 miliardi di euro e 1,6 miliardi di euro). Al contrario, il valore delle esportazioni di turbine eoliche verso i paesi extraUe (2,3 miliardi di euro)è stato di gran lunga superiore al valore delle importazioni.

In ogni caso il trend appare preoccupante per un’autonomia strategica dell’Ue in catene industriali ormai fondamentali per la propria prosperità. Confrontando i dati 2020 con quelli di appena cinque anni prima, infatti, Eurostat nota che il costo per l’importa di pannelli solari, biodiesel e turbine eoliche nell’Ue è aumentato  rispettivamente del 250%, 60% e 330%. Al contempo, nel 2020, il valore dell’export europeo di turbine eoliche e pannelli solari è diminuito rispettivamente dell’1% e del 40% rispetto al 2015 (in controtendenza invece il valore delle esportazioni di biodiesel, che è aumentato del 150% nello stesso periodo).

Si tratta di importanti deficit commerciali, che l’Italia soffre particolarmente: come documenta l’Enea, i dati consolidati del 2020 per il nostro Paese confermano il forte aumento della dipendenza dall’estero nello scambio commerciale di prodotti low-carbon, cresciuta di due terzi in un solo anno, toccando un valore di 1,15 miliardi di euro dai 700 milioni del 2019 (+65%). Il dato relativo ai primi tre mesi del 2021 suggerisce in prospettiva un nuovo peggioramento, con un deficit che è già pari al 46% di quello dell’intero 2020. I settori maggiormente responsabili del passivo sono quello legato alla mobilità a basse emissioni (che da solo fa il 60% del passivo dell’intero comparto low-carbon), e quello degli accumulatori agli ioni di litio, ma è in forte aumento anche l’import dei generatori eolici, mentre la performance commerciale non è negativa nei settori a minor impatto sulla bilancia commerciale (solare termico, componentistica relativa agli accumulatori e ai sistemi ad energia eolica, celle fotovoltaiche).

Si conferma dunque l’urgenza di una politica industriale che sappia rispondere non solo alle esigenze di decarbonizzazione della nostra economia, ma anche di rifondarne le basi su presupposti sostenibili, incentivando e investendo direttamente nei settori verdi che segneranno inevitabilmente le prospettive di crescita (o meno) del Paese.

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