Venerdì, 19 agosto 2022 - ore 03.37

L’Unione Europea diffida l’Italia perché vieta i formaggi senza latte

Il Presidente di Coldiretti Cremona Voltini: «Inaccettabile, così si distrugge il made in Italy a vantaggio delle lobby»

| Scritto da Redazione
L’Unione Europea diffida l’Italia perché vieta i formaggi senza latte

«Inaccettabile. Anziché contrastare le frodi sul comparto agroalimentare, che purtroppo continuano a crescere in maniera esponenziale nonostante l’impegno delle forze dell’ordine che proseguono a sequestrare ingenti quantità di falsi, l’Unione Europea interviene sostanzialmente per imporre all’Italia di produrre “formaggi senza latte” ottenuti con la polvere. Siamo di fronte all’ultimo diktat di un’Europa che, anziché difendere i cittadini e l’economia vera, preferisce assecondare le lobby che vogliono costringerci ad abbassare gli standard qualitativi dei nostri prodotti alimentari difesi da generazioni di produttori». Paolo Voltini, Presidente di Coldiretti Cremona, censura con durezza l’operato della Commissione dell’Unione Europea, che ha inviato una diffida all’Italia per chiedere la fine del divieto di detenzione e utilizzo di latte in polvere, latte concentrato e latte ricostituito per la fabbricazione di prodotti lattiero-caseari previsto storicamente dalla legge nazionale. Voltini si unisce così al duro intervento del Presidente nazionale Coldiretti Roberto Moncalvo e del Presidente regionale Ettore Prandini, di fronte alla lettera di costituzione in mora inviata dal Segretariato generale della Commissione Europea alla Rappresentanza permanente d’Italia presso l’Unione Europea.

Dall’11 aprile del 1974 con la legge n. 138, l’Italia ha deciso - sottolinea la Coldiretti - di vietare l’utilizzo di polvere di latte per produrre formaggi, yogurt e latte alimentare ai caseifici situati sul territorio nazionale. Questa misura ha lo scopo di tenere alta la qualità delle produzioni casearie italiane, salvaguardando le aspettative dei consumatori per quanto concerne l’autenticità e la qualità dei prodotti italiani mediante la qualità delle materie prime. Una scelta che ha garantito finora il primato della produzione lattiero-casearia italiana che riscuote un apprezzamento crescente in tutto il mondo.

La Commissione europea, con l’avvio della procedura di infrazione ritiene invece che la legge italiana a tutela della qualità della produzioni rappresenti una restrizione alla “libera circolazione delle merci”, essendo la polvere di latte e il latte concentrato prodotti utilizzati in tutta Europa. In altre parole - precisa la Coldiretti - impone un adeguamento al ribasso con una diffida che, se accolta, comporterà uno scadimento della qualità dei formaggi e degli yogurt italiani che metterà a repentaglio la “reputazione” del made in Italy, ma anche una maggior importazione di polvere di latte e latte concentrato che arriverà da tutto il mondo a costi bassissimi, con conseguenze pesanti sulla tenuta degli allevamenti italiani. Si tratta - continua la Coldiretti - solo dell’ultima trovata delle burocrazie dell’Unione Europea, da dove sono sono arrivate incomprensibili decisioni sulla tavola che allontanano cittadini e imprese dall’Europa, dal vino senza uva al cioccolato senza cacao fino alla carne annacquata.

«Prendiamo atto di questo ennesimo, assurdo intervento dell’Unione Europea, ma non ci arrendiamo: continuiamo a dare battaglia a difesa del vero made in Italy e, con esso, del reddito delle nostre imprese. L’Europa dovrebbe occuparsi dei veri interessi dei cittadini, che hanno il diritto di conoscere pienamente ciò che portano in tavola», prosegue Voltini. «Come non ricordare che, a oggi, quasi la metà della spesa è anonima per colpa della contraddittoria normativa comunitaria che obbliga a indicare la provenienza nelle etichette per la carne bovina, ma non per i prosciutti, per l’ortofrutta fresca, ma non per quella trasformata, per le uova, ma non per i formaggi, per il miele, ma non per il latte. Il risultato è che gli inganni sugli scaffali riguardano due prosciutti su tre venduti come italiani, ma provenienti da maiali allevati all’estero, ma anche tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro che sono stranieri senza indicazione in etichetta come pure la metà delle mozzarelle. Ma anziché combattere questi inganni, introducendo l’origine obbligatoria in etichetta per tutti i prodotti dell’agricoltura, l’Unione Europea preferisce puntare il dito sull’Italia perché, guarda un po’, ci ostiniamo a voler produrre i formaggi a partire dal latte!», conclude Voltini.

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