Sabato, 18 maggio 2024 - ore 22.24

La Francia nazionalizza il nucleare al 100%. Fallita la liberalizzazione di Macron

Crolla il progetto di liberismo nucleare economicamente insostenibile. Sinistra e Verdi: un governo contro l’ambiente e per i ricchi

| Scritto da Redazione
La Francia nazionalizza il nucleare al 100%. Fallita la liberalizzazione di Macron

Il traballante governo francese nominato dal traballante presidente Emmanuel Macon, ha aspettato che l’Europarlamento annunciasse l’inserimento del nucleare nella Tassonomia verde europea (cosa per la quale Macron si è speso moltissimo)  per annunciare la volontà di rilevare l’intero capitale di EDF, dimostrando così che  lo Stato non aveva altra scelta che venire in soccorso di un nucleare fatto passare come sostenibile a Strasburgo (e qualcuno, tipo Calenda, Salvini, Meloni, Renzi… ci crede o fa finta di crederci anche in Italia) ma che è ormai economicamente e ambientalmente insostenibile in Francia. Un’operazione di statalizzazione di un Presidente liberista che dovrebbe consentire a EDF di rifinanziarsi per costruire i sei EPR promessi da Macron nella campagna elettorale che lo ha consegnato al Paese come un’anatra zoppa.

Liberation si può permette di fare facile ironia: «E’ risaputo, solo gli sciocchi non cambiano idea. Nel 2017, appena insediato all’Eliseo, Emmanuel Macron aveva affidato l’incarico al suo ministro dell’Economia, Bruno Le Maire, di avviare un programma di dismissioni di asset da almeno 10 miliardi di euro “per finanziare l’innovazione”: in vista, il marketing delle azioni statali in La Française des jeux, Aéroports de Paris ed Engie. Per lui era solo un aperitivo prima di affrontare la grossa fetta della parziale privatizzazione di EDF, ovvero il progetto “Hercules” volto a quotare in borsa le attività redditizie della compagnia elettrica. Dopo un nuovo mandato di cinque anni e una crisi energetica, è proprio il contrario quel che si sta preparando a fare».

Infatti, l’annuncio principale della  nella sua Annuncio principale della déclaration de politique générale à l’Assemblée di  Elisabeth Borne  è stata la conferma de «L’intenzione dello Stato di detenere il 100% del capitale di EDF». Dalla fine del 2005, lo Stato francese deteneva  l’84% delle quote EDF.

«Dobbiamo garantire la nostra sovranità di fronte alla guerra (in Ucraina) e alle sfide colossali incombenti», ha detto la Borne. Agli attuali prezzi di mercato, l’acquisizione delle quote che il governo non possiede già costerebbe circa 5 miliardi di euro e lo Stato francese si accollerà così totalmente anche i molti problemi che ADF ha dovuto quest’anno: la metà dei suoi vecchi reattori sono fermi, in parte a causa di problemi di corrosione, costringendo il gigante energetico francese a tagliare ripetutamente la produzione di energia nucleare in un momento in cui l’Europa si sta affannando per trovare alternative alle forniture di gas russe. Quello del governo Macron, appogiato da tutte le destre, più che un soccorso sembra un’operazione di sopravvivenza. Ma è anche la chiara ammissione di un fallimanto e la dimostrazione cche il nucleare è un’energia tri

Sconsolato il commento di Europe Écologie – Les Verts (EELV): «Con la dichiarazione di indirizzo generale della presidente del Consiglio, tanto attesa dopo il nuovo accordo politico scaturito dalle elezioni legislative, il percorso tracciato, a grandi linee, si presenta proprio come la precedente legislatura. Una visione incentrata sulla riduzione dei contributi sociali e della tassazione a scapito del finanziamento dei servizi pubblici, una visione priva di ambizione sulla sfida climatica e la transizione ecologica se non l’assurdo richiamo al nucleare come soluzione energetica, un visione improntata al produttivismo e al sostegno di un modello di sviluppo che allarghi le disuguaglianze e non permetta di conciliare giustizia climatica e giustizia sociale.  Niente di concreto sulla crisi ospedaliera, niente sulla scuola se non la volontà di essere parte della continuità delle riforme Blanquer, nessuna ambizione di rispondere alla crisi della Quinta Repubblica e, inoltre, il richiamo alla riforma delle pensioni che preoccupa molti nostri concittadini. Per EELV, questa dichiarazione di politica generale, simile a un inventario in stile Prévert, è preoccupante in quanto non segna alcun cambiamento significativo rispetto alla politica svolta negli ultimi cinque anni. Tante le promesse generali in un contesto segnato dalla sfiducia dei francesi nei confronti di un governo che non ha ottenuto la maggioranza assoluta in Assemblea nazionale».

Durissima Mathilde Panot , capogruppo di La France Insoumise – NUPES, contro la Borne e il suo governo di minoranza : «Il Presidente è stato eletto senza mandato, ed ecco che arriva il suo Primo Ministro senza fiducia. Questo mercoledì 6 luglio è una data da segnare in nero per la democrazia. Madame Élisabeth Borne lei diventa ufficialmente Primo Ministro di un governo di minoranza. Lei sa bene e veramente che è responsabile di condurre la politica della Nazione per il solo atto del principe. Deve il suo posto solo a un Presidente della Repubblica che è stato lui stesso eletto per difetto». E ha aggiunto: «Perché dovremmo fidarci di lei, che scopre i profittatori della guerra, ma non fa nulla quando Total raccoglie 16 miliardi di profitti. Lei che presenta “misure sociali” al di sotto del livello di inflazione. Lei che, ancora una volta ha  bloccato l’Haut conseil pour le climat per la sua inazione sul clima. Lei, che si fida solo dei ricchi e dei grandi inquinatori. Lei, che non ha fatto nulla per arginare la crisi emergenziale nel Paese. Non ci fidiamo di lei, ma in fondo non le  interessa.  Signora Primo Ministro, sia chiaro. Crede che il nostro modello di produzione e consumo sia arrivato al bivio  per combattere il cambiamento climatico? Noi si, lei no. Crede che il mercato e i suoi incantesimi siano incapaci di risolvere tutti i problemi? Noi si, lei no. Trova indegno che 10 milioni di persone vivano al di sotto della soglia di povertà quando 5 miliardari possiedono quanto 27 milioni di francesi? Noi si, lei no».

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