Giovedì, 25 febbraio 2021 - ore 05.49

La Germania ha esteso il lockdown fino al 7 marzo: ecco perché

La scelta del governo Merkel nonostante il calo dei contagi: preoccupano la presenza delle varianti inglese e sudafricana nel Paese

| Scritto da Redazione
La Germania ha esteso il lockdown fino al 7 marzo: ecco perché

Casi in calo e “zona rossa” prolungata: mentre il numero dei contagi continua a scendere in maniera stabile, la Germania ha annunciato l’estensione del lockdown duro almeno fino al 7 marzo. Nel Paese, in cui le chiusure durano ormai da metà dicembre, non potranno aprire negozi, ristoranti, bar, palestre, cinema e teatri, e sarà permessa solo la ristorazione d’asporto. L’unica eccezione sarà fatta per i parrucchieri, che potranno riprendere le attività dal 1 marzo ma con tutte le precauzioni del caso.

Il lockdown tedesco è iniziato per la seconda volta a novembre ed è stato rafforzato a metà dicembre, a ridosso delle festività natalizie. Chiusure e restrizioni molto dure,  quindi, potrebbero presto raggiungere i tre mesi di durata, e non è detto che queste disposizioni non vengano estese ancora oltre.

Nelle ultime 24 ore, in Germania, sono stati registrati 8.072 nuovi casi e 813 morti, portando il totale dei decessi, da inizio pandemia, a 63mila. Il numero dei contagi è sceso negli ultimi giorni, e di pari passo è andata l’incidenza settimanale dei casi, che ha raggiunto quota 68 su 100mila (mentre appena due settimane fa era di 110 su 100mila). L’obiettivo del governo è di portare quel numero non solo sotto i 50, ma addirittura a 35, per poter pensare di riaprire. A preoccupare è il fatto che tra i nuovi contagiati siano state rilevate alcune varianti del virus, in particolare quella britannica e quella sudafricana. “Possiamo essere soddisfatti“, ha detto la cancelliera Angela Merkel, che ha però sottolineato come le nuove varianti possano aumentare il rischio di una “terza ondata“, il cui contrasto è possibile solo se le autorità sono in grado di tracciare tutti i nuovi casi. Questo l’andamento dei contagi in Germania da novembre a oggi.

Il numero decrescente di nuovi contagiati ha inasprito il dissenso tra la Cancelliera e i governatori dei Lander, che vorrebbero invece allentare le restrizioni per permettere alla popolazione di tornare a “respirare”. Il compromesso è stato trovato sulla data di “fine” lockdown: Merkel avrebbe voluto estenderlo fino al 14 marzo, per ora ci si è fermati al 7.

Lo scontro tra governo federale e governi regionali si è concentrato soprattutto sulle scuole: i Lander hanno chiesto la riapertura degli asili e delle elementari, per alleggerire il peso sui genitori e per permettere anche ai bambini in condizioni più disagiate di non rimanere troppo indietro. Diversa invece l’opinione della comunità medica, che ha chiesto l’estensione del lockdown con le misure attualmente in vigore. Un accordo, in questo senso, non è stato trovato: la scelta ricadrà sui singoli governi locali, che hanno il potere in materia di educazione.

Il governo, per favorire la riapertura, sta pensando alla possibilità di vaccinare il personale degli asili e i maestri delle scuole elementari in maniera più veloce del previsto. L’allarme, però, rimane, visto che le scuole sono posti in cui il virus si diffonde e il rischio che i bambini lo portino poi in famiglia è alto. Il nuovo incontro tra Merkel e i governatori del Lander si terrà il 3 marzo per aggiornare le misure sul lockdown.

La Cancelliera ha comunque spiegato al Bundestag il perché della sua decisione:

In alcuni Paesi europei abbiamo già visto un aumento a tratti drammatico dei contagi, e ci possono essere effetti catastrofici sui sistemi sanitari. Non tutto è stato ancora studiato a fondo, ma faremmo bene a non dubitare delle valutazioni degli esperti – nel Paese e all’estero – quando ci spiegano che tutte e tre le varianti sono molto più aggressive, e dunque più contagiose, del virus originario. Queste variazioni possono distruggere qualsiasi progresso fatto finora. È importante attrezzarsi per impedire una crescita esponenziale delle infezioni: in autunno non siamo stati abbastanza attenti e rapidi nel contrasto al virus. Non abbiamo imposto le restrizioni in maniere sufficientemente veloce di fronte alla crescita dei contagi. So che il lockdown ha causato sofferenze, è un inverno molto duro ma dobbiamo fare in modo che si eviti una nuova impennata dei casi.

Intanto, in Sassonia, il governatore Michael Kretschmer ha disposto la chiusura dei confini con la Repubblica Ceca, vista la notevole diffusione del virus – e della variante inglese in particolare – nelle regioni ceche vicine al Land tedesco. Potranno attraversare la frontiera solo i medici e il personale sanitario: gli altri pendolari non potranno entrare in Germania.

Le regole previste dal governo per i propri cittadini saranno estese anche al calcio europeo: nessun tedesco (di nascita o di residenza) può entrare in Germania da Inghilterra, Brasile e Sudafrica, i Paesi con le varianti più contagiose. Quindi, per riflesso, Lipsia-Liverpool e Borussia Moenchengladbach-Manchester City, valide per gli ottavi di finale di Champions League, non potranno disputarsi sul suolo tedesco: la Uefa ha deciso dunque di spostarle a Budapest, d’accordo col governo ungherese.

Anche la Spagna ha imposto restrizioni per i viaggiatori provenienti dal Regno Unito: si potrà entrare nel Paese solo se si è cittadini spagnoli o di Andorra. Limitazioni che valgono anche per il calcio e che non permetteranno al Manchester United di giocare a San Sebastian per i sedicesimi di Europa League contro la Real Sociedad: la partita è stata spostata a Torino. Anche il Portogallo ha preso le stesse decisioni: Benfica-Arsenal si giocherà a Roma.

Resta da chiedersi perché, se anche in Italia valgono le stesse restrizioni verso il Regno Unito previste da Spagna e Germania, il nostro Paese abbia deciso di accogliere squadre che nessuno vuole. L’ordinanza del 9 gennaio prevede il divieto “di ingresso e transito nel territorio nazionale alle persone che nei 14 giorni precedenti hanno soggiornato o transitato nel Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord“.

 

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