Domenica, 14 aprile 2024 - ore 23.30

La pandemia è una grande sfida per la parità di genere

| Scritto da Redazione
La pandemia è una grande sfida per la parità di genere

In vista della Giornata internazionale della donna, la Commissione alcuni giorni fa ha pubblicato la sua relazione 2021 sulla parità di genere nell’UE, dalla quale emerge l’impatto negativo che la pandemia di COVID-19 ha avuto sulle donne. La pandemia ha esacerbato le disparità esistenti tra donne e uomini in quasi tutti gli ambiti della vita, sia in Europa che nel resto del mondo, segnando un arretramento rispetto alle faticose conquiste del passato. Allo stesso tempo, la parità di genere non è mai stata così importante nell’agenda politica dell’UE e la Commissione ha profuso un grande impegno per attuare la strategia per la parità di genere adottata un anno fa. Per meglio monitorare e fare il punto dei progressi compiuti in ciascuno dei 27 Stati membri, la Commissione ha inaugurato un portale per il monitoraggio della strategia per la parità di genere.

 

Vera Jourová, Vicepresidente per i Valori e la trasparenza, ha dichiarato che: «Le donne sono in prima linea nella pandemia e ne sono maggiormente colpite. Non possiamo permettere un arretramento, dobbiamo continuare a promuovere l’equità e l’uguaglianza. Per questo motivo l’UE ha posto le donne al centro della ripresa e ha obbligato gli Stati membri a includere la dimensione della parità di genere negli investimenti finanziati dal dispositivo per la ripresa e la resilienza».

Helena Dalli, Commissaria per l’Uguaglianza, ha dichiarato: «Nonostante l’impatto sproporzionato della crisi COVID-19 sulla vita delle donne, dobbiamo trasformare questa situazione in un’opportunità. Siamo determinati a intensificare il nostro impegno, a continuare a progredire e a non consentire alcun arretramento rispetto a tutti i progressi compiuti in materia di parità di genere».

Impatto della COVID-19 sulle donne

La relazione odierna evidenzia come la pandemia di COVID-19 si sia rivelata una sfida di rilievo per la parità di genere.

  • Gli Stati membri hanno registrato un aumento della violenza domestica: ad esempio il numero di segnalazioni di violenza domestica in Francia è aumentato del 32 % durante la prima settimana di chiusure, mentre in Lituania è aumentato del 20 % nelle prime tre settimane. L’Irlanda ha visto quintuplicare i provvedimenti per violenza domestica e le autorità spagnole hanno riferito un aumento del 18 % delle richieste di intervento durante le prime due settimane di confinamento.
  • Le donne sono state in prima linea nella lotta contro la pandemia: il 76 % del personale dei servizi sanitari e sociali e l’86 % del personale che presta assistenza alle persone è costituito da donne. Con la pandemia le lavoratrici di questi settori hanno subito un aumento senza precedenti del carico di lavoro, dei rischi per la salute e dei problemi relativi alla conciliazione della vita professionale con quella privata.
  • Le donne nel mercato del lavoro sono state duramente colpite dalla pandemia: le donne sono sovrarappresentate nei settori che sono maggiormente colpiti dalla crisi (commercio al dettaglio, comparto ricettivo, lavoro di cura e lavoro domestico) in quanto comportano mansioni che non è possibile svolgere a distanza. Le donne hanno inoltre incontrato maggiori difficoltà a reinserirsi nel mercato del lavoro durante la parziale ripresa dell’estate 2020: i tassi di occupazione sono infatti aumentati dell’1,4 % per gli uomini, ma solo dello 0,8 % per le donne tra il secondo e il terzo trimestre del 2020.
  • Le chiusure hanno forti ripercussioni sul lavoro di cura non retribuito e sull’equilibrio tra vita professionale e vita privata: le donne hanno dedicato, in media, 62 ore a settimana alla cura dei figli (rispetto alle 36 ore degli uomini) e 23 ore a settimana ai lavori domestici (gli uomini 15 ore).
  • Clamorosa l’assenza delle donne nelle sedi decisionali in materia di COVID-19: uno studio del 2020 ha rilevato che gli uomini sono molto più numerosi delle donne negli organismi creati per rispondere alla pandemia. Delle 115 task force nazionali dedicate alla COVID-19 in 87 paesi, tra cui 17 Stati membri dell’UE, l’85,2 % era costituito principalmente da uomini, l’11,4 % principalmente da donne e solo il 3,5 % era caratterizzato da una parità di genere. A livello politico, è donna solo il 30 % dei ministri della Sanità dell’UE. A capo della task force della Commissione per la crisi COVID-19 siede la Presidente von der Leyen e, degli altri cinque Commissari che la compongono, tre sono donne.

Nonostante le sfide poste dalla crisi pandemica, nell’ultimo anno la Commissione ha profuso un grande impegno per portare avanti l’attuazione della strategia per la parità di genere. Per fare il punto in modo più efficace sui progressi compiuti in tutta l’UE, la Commissione inaugura oggi il portale per il monitoraggio della strategia per la parità di genere, un progetto congiunto sviluppato dal Centro comune di ricerca della Commissione e dall’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere (EIGE) che consentirà di monitorare i risultati dei singoli Stati membri dell’UE e di confrontarli tra loro.

La strategia UE per la parità di genere 2020-2025

La strategia per la parità di genere 2020-2025, adottata un anno fa, è fondata sulla visione di un’Europa in cui donne e uomini, ragazze e ragazzi, con tutte le loro diversità, siano liberi da violenze e stereotipi e abbiano l’opportunità di realizzarsi e avere ruoli di responsabilità. La strategia delinea le azioni chiave per il quinquennio e si impegna a garantire che la Commissione includa una prospettiva di parità in tutti i settori di intervento dell’UE.

Nell’ultimo anno la Commissione ha intensificato la lotta contro la violenza di genere con la primissima strategia dell’UE in materia di diritti delle vittime e ha annunciato una proposta per combattere la violenza di genere (la consultazione pubblica è aperta). La proposta di legge sui servizi digitali, adottata nel dicembre 2020, precisa la responsabilità delle piattaforme e contribuisce a rispondere al problema della violenza online.

(Fonte Commissione europea)

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