Mercoledì, 18 settembre 2019 - ore 14.06

La telefonata con Valenti Laura Referendum scuola depositate due milioni di firme

In queste giorni sono state presentate alla Cassazione per i Referendum sulla 'Buonascuola' due milioni di fermi. Abbiamo sentito l'opinione di Valenti Laura segretaria generale della Flc-Cgil di Cremona

| Scritto da Redazione
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Raggiunto il primo obiettivo dal comitato promotore che tiene insieme sindacati e associazioni. Una grande alleanza sociale per cambiare i punti più controversi della legge 107: potere dei presidi, alternanza, valutazione e donazioni dei privati

515.000 firme per quattro referendum. Le hanno depositate questa mattina, in Cassazione, i rappresentanti del Comitato referendario scuola pubblica – tantissime associazioni e sindacati, tra cui la Flc Cgil –. Un primo traguardo verso un obiettivo ambizioso: quello di cancellare alcuni degli aspetti più negativi della legge 107 sulla “Buona Scuola”, una serie di norme che stanno tentando di ridisegnare il nostro sistema di istruzione rendendolo, a giudizio dei promotori dei quesiti, meno democratico e più diseguale, anche leggendolo in relazione ai continui disinvestimenti nel settore, come denuncia anche oggi un soggetto insospettabile come la Corte dei Conti.

Il primo quesito  riguarda il cosiddetto School Bonus. La legge 107 prevede consistenti sgravi fiscali (65% per il 2015 e il 2016, 50% per il 2017) a quelle persone che donano contributi a istituti pubblici e paritari. Si chiede, pertanto, di abrogare questa norma con la quale, secondo i promotori, si aggira innanzitutto il dettato costituzionale secondo cui le scuole private debbono funzionare “senza oneri per lo Stato”. La contrarietà dei promotori, però, non è solo su questo aspetto, ma riguarda anche la modalità delle donazioni alle scuole pubbliche. Queste, infatti, non vanno al sistema nel suo complesso, ma al singolo istituto e in questo modo si attirano risorse in contesti e zone del paese in cui le famiglie sono più ricche.

Due degli altri quesiti affrontano il potere eccessivo, secondo sindacati e associazioni, conferito dalla legge 107 ai presidi. Rispetto al primo, la legge 107 ha introdotto surrettiziamente la cosiddetta “chiamata diretta” degli insegnanti: se vince il "sì il dirigente scolastico non potrà più, a sua discrezione, scegliere e confermare o mandar via dopo tre anni i docenti. L’assegnazione dei docenti alle scuole avverrà, spiegano i referendari, "con criteri oggettivi e senza il ricatto della scadenza". Se invece le regole rimarranno quelle stabilite dalla riforma Renzi, la prima conseguenza è chiara: nascerà una sorta di classifica tra scuole d’élite e scuole di “scarto”, dove andranno a finire i docenti "scartati" dai dirigenti.

L’altro quesito, sempre in tema di dirigenti scolastici, ha a che fare con il tema della valutazione dei docenti che la “Buona Scuola” affida discrezionalmente al preside che può disporre di una quota di salario con la quale premiare gli insegnanti che lui ritiene “migliori”, ma con il rischio evidente di premiare quelli più "allineati". Se vince il sì, il fondo annuale da 200 milioni si conferma salario accessorio per valorizzare tutti i docenti, precari inclusi, ed è pertanto inserito nella contrattazione integrativa nazionale e di scuola.

Infine, con un altro quesito si vogliono abolire alcune delle norme che riguardano l’alternanza scuola lavoro. Con il sì viene abrogato il limite minimo fissato per legge di 400-200 ore in azienda (istituti tecnici e professionali e licei). Potranno così decidere le singole scuole quando, dove e come pianificare esperienze professionali coerenti con gli obiettivi del proprio Piano di Offerta Formativa, evitando di perdere ore di lezione anche in assenza di esperienze di lavoro formative.

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