Giovedì, 02 dicembre 2021 - ore 20.02

Le chiusure di Austria e Germania per fermare la quarta ondata

Le chiusure di Austria e Germania per fermare la quarta ondata

| Scritto da Redazione
Le chiusure di Austria e Germania per fermare la quarta ondata

In Austria è tornato il lockdown generale. Le nuove restrizioni, annunciate il 19 novembre, dureranno per tre settimane e proseguiranno successivamente solo per i non-vaccinati. Di fatto si tratta di un ritorno alle regole di un anno fa, prima dell’avvento dei vaccini: chiusura di alberghi, ristoranti, teatri, musei, negozi (esclusi i supermercati), home office e coprifuoco.

Le scuole resteranno aperte per non mettere in difficoltà i genitori che lavorano, ma offriranno la DaD, soluzione consigliata per chi potrà gestirla in autonomia. In Germania la normativa varia da Land a Land, a seconda della percentuale di pazienti ricoverati rispetto alla popolazione. Il lockdown all’austriaca vige al momento solo in alcuni distretti della Baviera.

Il primato dei Paesi continentali

L’Austria, ha oggi un primato – superata, di misura, solo dalla Slovenia – nella rapidità di diffusione del contagio: l’incidenza settimanale del Covid-19 è arrivata a quota 1000 casi ogni 100 mila abitanti, circa 10 volte il tasso di contagi attuale in Italia e Portogallo, 15 volte quello della Spagna. A Vienna l’incidenza si attesta su 500 casi positivi settimanali, ma in Alta Austria supera 1500 e nella regione di Salisburgo è oltre 1600. Si stima che le cifre reali siano circa due o tre volte più alte.

L’Austria è il Paese che, insieme alla Germania, aveva fronteggiato con successo la prima ondata Covid nel 2020 con 700 morti nei primi quattro mesi di pandemia, contro gli attuali 271 in una settimana e 61 registrati il 17 novembre.

Altrettanto allarmata è la Germania, anche se i numeri sono al momento meno impressionanti: l’incidenza è a un terzo di quella austriaca, ma con punte intorno a 600 casi positivi ogni 100 mila abitanti in Baviera, Sassonia e Turingia.

In entrambi i Paesi gli esperti ritengono che la crescita possa solo essere frenata ma non fermata. In alcune regioni il sovraffollamento degli ospedali e la saturazione dei reparti di terapia intensiva si raggiungeranno già la settimana prossima, con la conseguenza che saranno rimandati gli interventi chirurgici non urgenti. Sono già in corso preparativi per il trasferimento di malati in altre regioni e si comincia a parlare di triage, ovvero della necessità per i medici di scegliere a chi negare un posto in terapia intensiva.

La situazione dei contagi in Europa: un confronto

I ruoli sono dunque invertiti rispetto all’anno scorso: i Paesi germanofoni – anche la Svizzera ha numeri simili a quelli della Germania – guardano con invidia o meraviglia alla situazione di Italia, Spagna e Portogallo, che nel 2020 erano stati travolti dalla pandemia. Ci si può interrogare sulle cause di questa situazione.

La prima è di ordine psicologico e politico: dove la malattia era stata in passato tenuta sotto controllo la gente era meno spaventata e meno disposta a tollerare a lungo misure eccezionali, più

insofferente a regole di distanziamento e mascherine. Dall’estate 2021 in poi la politica si è mostrata incline ad assecondare la diffusa voglia di ritorno alla normalità. Si è omesso di informare che

la protezione data dal vaccino non è assoluta e diminuisce col tempo, e che pertanto gli assembramenti restavano pericolosi anche per chi ha il green pass.

Alcuni esponenti politici, soprattutto liberali tedeschi (Fdp) e libertari austriaci (Fpö), per mostrarsi vicini al popolo e per incoraggiare la ripresa dell’economia, si sono spinti fino a dichiarare che grazie ai vaccini il Covid-19 era praticamente sconfitto. Questa tendenza a sdrammatizzare è stata accentuata durante l’estate dal clima preelettorale in Germania, nonché in Alta Austria.

Il secondo fattore è il basso tasso di vaccinazione pari al 65% in Austria e al 67% in Germania (in Portogallo si attesta invece all’87%). A riprova del nesso causale tra maggiore diffusione delle vaccinazioni e minore incidenza del Covid-19, nelle regioni austriache dove il tasso di vaccinazione si ferma al 55% l’incidenza è molto più alta della media. Non giova la gratuità dei tamponi, che toglie un incentivo a vaccinarsi.

La diffidenza verso i vaccini è, come in altri Paesi, fomentata dalle fake news che circolano in rete ma anche dall’ideologia individualista e antistatalista dei partiti di destra, estrema o moderata. In Austria l’Fpö appoggia i movimenti no-vax, con il suo capo Herbert Kickl – attualmente in quarantena per Covid – che rifiuta di vaccinarsi e ha partecipato a manifestazioni anti-green pass. Il leader dei liberali tedeschi, finora all’opposizione ma prossimamente a capo di un importante ministero, è stato fino a ieri un fiero oppositore di qualsiasi discriminazione contro chi sceglie di non vaccinarsi. Tende ora a smussare questa posizione, ma mette l’accento sulla campagna di somministrazione di terze dosi agli anziani piuttosto che sulle prime dosi ai renitenti, sempre in nome della “libertà “.

Nei due Paesi, per ragioni storiche, sono forti le remore contro misure limitative delle libertà personali, anche se motivate da situazioni di emergenza, ed è diffusa la convinzione che eventuali sanzioni contro i no-vax non resisterebbero al vaglio delle rispettive Corti costituzionali. Nei dibattiti si è ipotizzato l’obbligo vaccinale per insegnanti e personale sanitario, in quanto giustificato dalla necessità di proteggere i bambini e i malati; ma con tendenza a rinunciarvi per ragioni pratiche, argomentate dal rischio di dimissioni di circa il 10% di infermieri e insegnanti.

I partiti e la vaccinazione obbligatoria

In Austria, sia i Socialisti – guidati dalla leader e medico Pamela Rendi-Wagner – sia il ministro della Salute – designato dai Verdi – sono a favore di misure più rigorose per incrementare il tasso di vaccinazione. I popolari di Sebastian Kurz, invece,  sono stati fin qui fautori di provvedimenti più blandi e attendisti. La posizione del cancelliere Alexander Schallenberg, che si è espresso in favore del lockdown ma per i soli non vaccinati, è stata subito travolta dall’incalzare delle proiezioni sull’imminente sovraffollamento degli ospedali e dalle insistenze degli esperti e del Ministro della Salute, discretamente spalleggiato da Alexander van der Bellen, esponente dei Verdi e attuale presidente della Repubblica austriaca.

L’obbligo vaccinale per tutti in Austria – una decisione senza precedenti –  dovrebbe scattare solo dal 1° febbraio 2022, perché l’operazione richiederà un passaggio legislativo e un grosso sforzo organizzativo e di comunicazione. Molti sono gli interrogativi sulle modalità di attuazione e le voci contrarie, con l’FPOe che denuncia l’avvento di una “dittatura “.

In Germania questa ipotesi lascia perplessi anche i virologi che intervengono nei dibattiti. Prevale lo scetticismo circa la possibilità di convincere o costringere il nocciolo duro dei refrattari, per questo si preferisce puntare su coloro che esitano. Le autorità tedesche si propongono di somministrare circa 27 milioni di vaccinazioni (un milione al giorno) fino Natale, con particolare attenzione al personale delle residenze per anziani, attualmente vaccinato solo al 50%. Un programma considerato ambizioso sul piano logistico come su quello della persuasione, ma indispensabile per non andare incontro ad un disastro nel periodo delle festività.

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