LE LEGGI RAZZIALI DEL 1938 UN’OSCENITÀ ‘ANTIGIURIDICA’ di FRANCESCO NUZZO
Son trascorsi 80 anni dalla promulgazione delle leggi contro gli ebrei, quando la politica fascista, recependo teorie di provenienza straniera, inferse un vulnus ripugnante alla tradizione giuridica italiana.
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Trovò accoglimento il pensiero di J.A Gobineau, che affermava l’interpretazione razziale della storia ed enunciava l’assunto della supremazia necessaria della razza bianca pura. Una concezione accolta da Adolf Hitler tra i principi fondamentali del nazismo, i quali furono consacrati nella normativa eugenetica e antisemitica del governo tedesco tra il 1933 e il 1938, in difesa del ‘tipo biologico ideale di razza ariana’.
L’ allineamento del fascismo alle pratiche germaniche avviene soltanto nell’ultimo periodo, con la pubblicazione del ‘Manifesto del razzismo’ del 14 luglio 1938, preparato da studiosi che fissano i progetti del regime. I sapienti ‘stabiliscono’ che gli ebrei non appartengono alla razza italiana, poiché ‘dei semiti che nel corso dei secoli sono approdati sul sacro suolo della nostra Patria nulla in generale è rimasto.
Anche l’occupazione araba della Sicilia nulla ha lasciato al di fuori del ricordo di qualche nome; e del resto il processo di assimilazione fu sempre rapidissimo in Italia. Gli ebrei rappresentano l’unica popolazione che non si è mai assimilata in Italia, perché essa è costituita da elementi razziali non europei, diversi in modo assoluto dagli elementi che hanno dato origine agli italiani’.
E dire che gli ebrei, da tempi remoti, hanno sempre colto un fausto presagio nella parola I-tal-jàh della loro lingua, che significa ‘isola della rugiada divina’, per identificare il Paese dove abitavano e abitano, pur nelle alterne vicende causate da violenze politiche o da inclemenza degli individui.
Per risolvere la questione, il Gran Consiglio del Fascismo traccia le linee programmatiche, il cui contenuto è scolpito nel R.D.L. 17 novembre 1938, n. 1728. Seguono altri provvedimenti che vietano a professori e alunni l’insegnamento e la presenza in scuole non ebraiche, proibiscono i matrimoni misti, fissano i limiti di proprietà immobiliare e attività industriale o commerciale per i cittadini italiani di razza ebraica.
Con l’entrata dell’Italia in guerra non s’attenua la ventata d’odio, che ‘Il regime fascista’ di Cremona, in un articolo del 25 giugno 1940, rende al meglio: ‘È ora di finirla con gli ebrei! Essi che non hanno e non avranno mai più l’onore di portare le armi, oggi non pensano che a far quattrini a palate alle spalle dei combattenti e dell’Italia in guerra.
Si può ancora continuare così? Costoro sono i traditori della Patria, gli agitatori di tutte le latitudini, che la guerra hanno voluto sapendo di non farla’. Gli infelici, però, serviranno come bestie da soma, quando i governanti ordinano la ‘mobilitazione totale servizio lavoro ebrei fisicamente idonei ambo i sessi, compresi discriminati, ebrei facenti parte famiglie miste e ebrei stranieri, dall’età di anni diciotto ai trenta, avviandoli pei centri raccolta che saranno indicati da ministero Corporazioni’. Così, una circolare del ministro dell’Interno, Umberto Albini, del 17 giugno 1943.
Ho riportato alcune tappe del piano eliminatorio dell’ebraismo, per due conclusioni inevitabili.
La prima delle quali si riduce a constatazioni di pura logica: se il diritto positivo e formale, che viene impresso nelle tavole della legge, cui si conferisce il primato su ogni altra espressione normativa, è ridotto a specchio di fanatismi razzistici e religiosi, di ripugnanti tirannie, di ciechi nazionalismi politici, di normative miopi o partigiane, appare evidente l’irriducibile contrasto con il livello superiore di giuridicità. È da considerare, perciò, non-diritto e anti-diritto per la sua intollerabile iniquità, giacché entra in rotta di collisione con la legge naturale, che emana dalla ragione oggettiva, rispettabile anche se non la si rispetti, inviolabile anche quando sia violata.
Confligge, altresì, con la nostra Costituzione, che attinge alle radici profonde dell’umanità e a uno strato di valori altissimi per edificare un mondo giusto, in cui l’uomo, ogni uomo, è libero e merita rispetto senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. Il contenuto di volgarità e di odio razzistico di quella legislazione, dunque, è agli antipodi degli eterni canoni che devono guidare la vita giuridica dell’uomo e che si riassumono nel binomio della libertà e dell’eguaglianza.
La seconda considerazione concerne l’apporto fornito alla caccia all’ebreo, alla tortura, al filo spinato, al trasporto nei campi di concentramento in Germania e allo sterminio dei deportati.
Di certo, furono complici i fanatici in camicia nera, ma la responsabilità va ascritta pure a tanti italiani che contavano sul piano culturale: giornalisti, docenti universitari, pubblicisti, scienziati, medici, storici, ecclesiastici, giuristi. Quelli che ‘avevano avuto il potere di influire psicologicamente sulle masse con i grandi mezzi di comunicazione e di persuasione, quelli che nelle aule universitarie avevano violentato la verità, quelli che accettarono di amministrare una pseudo-giustizia razzista, infangando la toga che avevano indossato, quelli che o per essere sempre i primi nel carrozzone dei privilegi o per paura o per ambizioni di carriera o perché avevano semplicemente famiglia, preferirono prostituirsi moralmente incensando un apparato legislativo che aveva riportato il diritto italiano indietro di molti secoli. Indietro nel periodo buio del ghetto, del marchio e della oppressione’.
Cosa aggiungere allo scritto di Claudio Schwarzenberg, per spiegare un’epoca? Probabilmente nemmeno il misero autore dell’articolo comparso su ‘La scure’ di Piacenza, il 6 ottobre 1938, pensava agli orrori che gli uomini avrebbero osservato di lì a poco: ‘Ma dove andranno a finire i poveri ebrei? Ecco una sciocca domanda e per noi fascisti, umiliante, che si sente insistentemente ripetere da un mese a questa parte, da donne, da uomini, da troppa gente...
All’inferno, camerati, all’inferno andassero a finire questi vostri ‘poveri ebrei’, a scontare una minima parte del male che in venti secoli hanno saputo fare al mondo. E voi con loro, camerati, in buonissima compagnia... Voi, camerati, voi sentimentali della moneta e del livore. All’inferno, camerati, insieme agli ebrei, vi vorremmo, e che un poco di olio di ricino, di quello vecchio s’intende, vi aiutasse a scivolarvi più in fretta’.
Il Giorno della Memoria serve a non dimenticare queste oscenità.
FRANCESCO NUZZO (Cremona)


