Lunedì, 27 gennaio 2020 - ore 11.03

Libertà è partecipazione…

Siamo, come di consueto, nel periodo dell’anno scolastico nel quale genitori e studenti sono invitati ad eleggere i propri rappresentanti nei vari organi...

| Scritto da Redazione
Libertà è partecipazione…

Ha, ieri, titolato la rubrica “spazio aperto” del quotidiano locale la testimonianza di un lettore, che voleva riportare nel radar delle consapevolezze comunitarie un argomento che da tempo ha travalicato i limiti dell’irrilevanza.

Si riferiva e ci riferiamo noi, che non lasciamo cadere l’assist, alla chiamata alle urne del popolo discente e delle relative famiglie perché esprimano ai vari livelli di rappresentanza. gli organi preposti alla partecipazione della vita della scuola.

Se si pensa alla regressione del sistema educativo ed alla caduta dei fermenti che, tra la fine degli anni sessanta e l’inizio degli anni settanta, avevano portato ai Decreti delegati sembra di essere di fronte a reperti del giurassico.

D’altro lato, la regressione è iniziata con la marginalizzazione della scuola dalle priorità comunitarie e con il cedimento del rapporto tra studenti, corpo docente e famiglie.

La resilienza dell’intera società e del campo educativo non potrà non partire dal ritorno alle consapevolezze che mezzo secolo fa approdarono a formulazioni che, nonostante percorsi realizzativi non sempre lineari, presentano motivazioni attuali.

Apriamo su questo tema un dibattito, dando la parola a Tommaso Anastasio, che, oltre che coordinatore della Comunità Socialista, opera nel campo della scuola secondaria di secondo livello.

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Siamo come di consueto nel periodo dell’anno scolastico nel quale genitori e studenti sono invitati ad eleggere i propri rappresentanti nei vari organi collegiali, a partire dai consigli di classe a quelli di istituto.

Un invito, come si diceva, che dovrebbe essere accolto alla stregua del diritto/dovere per l’esercizio del voto politico o amministrativo, in quanto vero e proprio momento di partecipazione alla vita democratica della scuola.

Di mezzo, però, ci stanno molteplici variabili: la volontà di farne parte, la cultura per comprenderne appieno il significato ma anche l’esigenza di tali incontri e in ultimo (ma non ultimo in ordine di importanza) la possibilità di accreditarsi come soggetto portatore di istanze da parte della sfera familiare nei confronti degli addetti alla formazione dei nostri ragazzi e, per reciprocità, una collaborazione fattiva tra corpo insegnanti, dirigenti e familiari degli studenti, affinché gli anni di studio, che rivestono sia per importanza che per questioni di mera frequenza scolastica, un ruolo importantissimo e delicatissimo per la “buona crescita” dei nostri ragazzi, affinché approdino attraverso la maturità scolastica anche all’età adulta nel migliore dei modi o se non altro con il migliore supporto da parte dei soggetti coinvolti e poc’anzi citati.

Dagli ultimi exit poll, se ci è consentito usare un tale “parolone” per indicarne l’ufficiosità dei dati e non l’ufficialità, di cui peraltro non siamo in possesso, la questione è stata presa tanto sul serio in alcune classi, quanto con estrema noncuranza in altre. Ci riferiamo soprattutto a quella minoranza di genitori che, per usare un eufemismo, non si sono lasciati coinvolgere sulla questione.

Non vogliamo qui fare processi né tantomeno trarre conclusioni affrettate, men che meno dare giudizi di sorta sul perché alcune classi (come è realmente capitato) fossero deserte o quasi al momento della riunione per l’elezione dei rappresentanti dei genitori, ma la questione, si capisce facilmente dai ragionamenti appena fatti, non è di poco conto…

Inoltre, si sa, ogni momento è buono (e mai inutile) per discutere con gli insegnanti anche fuori dai normali Consigli di Classe e dai formali colloqui quadrimestrali, per fare il punto sui vari progetti didattici-educativi che verranno messi in campo durante l’anno così pure quali viaggi di istruzione ci si propone di organizzare nell’auspicio che possano diventare occasioni di aggregazione e condivisione per i nostri ragazzi che magari assaporeranno semplicemente la bellezza dello stare insieme e imparare qualcosa anche fuori dalle mura scolastiche.

Al netto quindi di qualche “neo”, è apprezzabile lo sforzo fatto dalle istituzioni per questo “sano” esercizio di democrazia rappresentativa in cui, se rivolgiamo lo sguardo verso i nostri ragazzi, li vediamo muovere i primi passi come dei veri e propri rappresentanti politici in erba, i quali si scontreranno con la dura realtà della raccolta delle varie istanze provenienti dai compagni di studio, provando a dare risposte ai loro bisogni, imparando a loro volta l’arte della mediazione e della contrattazione e forse comprendere meglio il peso delle parole così come il valore delle promesse. Come viatico per una serena vita comunitaria, fatta di persone consapevoli e soprattutto responsabili.

Tommaso Anastasio

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