Lunedì, 10 agosto 2020 - ore 18.23

Lombardia Mense scolastiche dai banchi di scuola al banco degli imputati

Centrodestra e Cinquestelle uniti per la schiscetta in classe. Ma è davvero un diritto?

| Scritto da Redazione
Lombardia Mense scolastiche dai banchi di scuola al banco degli imputati

La pausa pranzo a scuola è a tutti gli effetti il tempo dell'educazione alimentare. Il menu delle mense scolastiche è ideato da appositi nutrizionisti, la consumazione del pasto avviene insieme ai propri compagni in un clima carico di socialità e sotto l'occhio pedagogico delle insegnanti che si sforzano di far assaggiare ai ragazzi anche i cibi meno graditi e conosciuti.

Purtroppo non sempre gli sforzi producono gli esiti sperati: la qualità dei pasti non è sempre quella auspicabile e il cibo avanzato in alcuni casi è davvero troppo. L'idea di consentire ai genitori di dare ai propri figli il pranzo al sacco, tuttavia, appare una sorta di abdicazione dell'istituzione scolastica all'educazione alimentare dei giovani.

A favore della libertà dei genitori di rinunciare al servizio mensa in favore del pranzo preparato da casa si è espresso recentemente il Tribunale di Torino che, richiamando il diritto costituzionale della gratuità scolastica sancito con l'Art. 34, indipendentemente dal reddito per quanto riguarda la scuola dell'obbligo, contesta l'obbligatorietà del servizio mensa a pagamento attualmente vigente nelle scuole italiane che invece si fonda su tariffe che variano in funzione del reddito familiare. Il problema del pranzo fornito dalla mensa, insomma, starebbe più nel prezzo troppo oneroso a carico delle famiglie non esenti, che nelle argomentazioni riguardanti la qualità non sempre impeccabile di alcune mense scolastiche. Così si è espresso il tribunale e così la pensano alcuni genitori che proprio a partire dal tema economico hanno iniziato la loro battaglia, raccolta da una mozione del Movimento 5 Stelle votata a maggioranza nella commissione scuola del Consiglio Regionale della Lombardia. Partito Democratico e Patto Civico hanno votato invece contro la mozione. Regione Lombardia non ha infatti alcuna competenza nel merito della vicenda, e il testo presentato dai grillini - e sostenuto dall'assessore Aprea - è apparso in questo senso esclusivamente strumentale.

Al di là dei problemi logistici e organizzativi, che potrebbero mettere in seria difficoltà la ristorazione scolastica e gli insegnanti se la pausa pranzo dovesse prevedere in futuro un sistema misto di ragazzi con il pranzo della mensa e ragazzi con il cestino portato da casa, è lecito chiedersi se un modello così ripensato possa garantire sicurezza e salubrità degli alimenti, rispetto della vocazione educativa dell'istituzione scolastica e, soprattutto, pari opportunità tra i ragazzi dal momento che inevitabilmente chi proviene da famiglie con più mezzi - economici e culturali - avrà un'alimentazione migliore di chi parte da condizioni familiari più umili. Siamo insomma sicuri che potersi portare il pranzo da casa vada a favore di chi fatica a pagare il servizio mensa? E se la riduzione del numero di utenze rendesse non più conveniente per le scuole erogare il servizio anche per chi ne facesse richiesta, che pranzo sarebbe quello dei ragazzi meno abbienti? Non sarebbe più utile migliorare un servizio che fino a prova contraria conta moltissimi esempi positivi e garantisce innumerevoli vantaggi per tutti?

Dal blog di Fabio Pizzul (Pd) , il suo intervento in Commissione

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