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“Ripristino della Natura”, Pollini: “Pubblicato il Piano Nazionale. C’è tempo fino al 9 giugno per correggere una bozza povera di misure per la Lombardia”
Dopo una lunga attesa, è stato pubblicato lo scorso 23 aprile, sul portale partecipapa.gov.it, il “Piano nazionale derivante dall’attuazione del nuovo Regolamento europeo sul Ripristino della Natura”. Il documento è ora aperto alla consultazione pubblica: fino al 9 giugno sarà possibile inviare commenti, osservazioni e proposte di modifica, intervenendo sia sulle singole misure sia avanzando nuovi interventi.
«L’invito – dichiara Pollini – è a una mobilitazione ampia, rivolta a esperti, associazioni e cittadini competenti, per migliorare un piano che, allo stato attuale, prevede ben poco per la Lombardia».
Il Piano si articola in due parti: una dedicata alla definizione degli obiettivi nazionali di ripristino per i diversi ecosistemi, l’altra contenente l’elenco delle misure operative sui territori. Se la prima parte risulta nel complesso condivisibile, anche perché vincolata alla cornice stabilita dal Regolamento europeo, forti perplessità emergono invece sulle misure concrete proposte dal Governo con il supporto di ISPRA.
Per quanto riguarda la Lombardia, le azioni previste – in particolare per gli ecosistemi terrestri e di acqua dolce – risultano quasi esclusivamente limitate ai siti della rete “Natura 2000”, ovvero aree già soggette a tutela. «In questo modo – prosegue Pollini – la Regione rischia di non dover fare nulla di più rispetto a quanto già previsto, presentando come interventi di ripristino attività che erano già obbligatorie. Una situazione difficilmente accettabile».
Criticità rilevanti emergono anche su altri fronti. In tema di ripristino della connettività fluviale, in linea con l’obiettivo europeo di 25.000 km di fiumi a scorrimento libero, non è prevista alcuna misura specifica per la Lombardia. Analogamente, per la tutela degli impollinatori, gli interventi risultano limitati ai siti “Natura 2000”, senza considerare la necessità di azioni diffuse sul territorio. Le misure relative agli ecosistemi agricoli e forestali appaiono inoltre generiche e prive di indicazioni operative puntuali.
Ulteriore elemento di criticità è rappresentato dalla presenza, tra le misure proposte, di interventi di contenimento ed eradicazione di specie come nutrie e caprioli, che sollevano forti perplessità.
Unica nota positiva del Piano è rappresentata dalla sospensione, fino al 2030, degli interventi urbanistici che comportano un consumo di suolo netto positivo all’interno degli ecosistemi urbani individuati dal Piano e che riguardano oltre 2700 comuni (854 in Lombardia) in cui risiede l’82% della popolazione italiana (89% dei Lombardi). In concreto, per i Comuni i cui strumenti urbanistici prevedono la trasformazione di aree verdi in superfici urbanizzate senza compensazione, le procedure autorizzative risulteranno sospese fino al primo monitoraggio previsto nel 2030.
«Si tratta – conclude Pollini – di una misura potenzialmente rivoluzionaria, che introduce per la prima volta un’applicazione concreta del principio di consumo di suolo zero: sarà possibile autorizzare nuove trasformazioni solo a fronte di una compensazione equivalente, mentre dal 2031 il saldo dovrà diventare negativo, con un incremento complessivo delle aree verdi».
Milano, 27 aprile 2026
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