La proposta lanciata dal ministro del Lavoro: creare un istituto di sostegno per l'inclusione attiva (Sia). "Non reddito di cittadinanza ma un patto tra Stato e cittadini in difficoltà". Cgil: "Uno strumento di contrasto è urgente, serve un confronto"
Lotta alla povertà, ecco il piano Giovannini (immagini di AdamCohn, Flickr)
Tra mille sigle ne arriva una nuova: Sia, ovvero Sostegno per l'inclusione attiva. Un aiuto economico per i poveri e per le famiglie in difficoltà, un contributo per permettere a tutti di acquistare beni e servizi "ritenuti decorosi sulla base degli stili di vita prevalenti". Così il ministro del Welfare, Enrico Giovannini, presenta in Senato la proposta redatta da un gruppo di esperti costituito ad hoc per la costruzione di un istituto nazionale di contrasto alla povertà.
Secondo le ultime statistiche, nel nostro Paese ci sono circa 5 milioni di persone in povertà assoluta e 9,5 milioni in povertà relativa (il 12,7% delle famiglie). Il Sia non è una forma di reddito di cittadinanza, spiega il documento, ma un patto tra cittadini in difficoltà economica e lo Stato. Il sostegno è condizionato dall'impegno del beneficiario a "perseguire concreti obiettivi di inclusione sociale e lavorativa", un "patto di reciproca responsabilità tra il beneficiario e l'amministrazione pubblica, che si impegna a offrire adeguati servizi di accesso e di sostegno".
Un programma rivolto a tutti i cittadini (inclusi gli immigrati legalmente residenti o quelli stabilmente residenti secondo le direttive comunitarie) che si trovano ad affrontare un periodo di crisi economica, non solo quelli appartenenti a una determinata categoria. Una misura, è stato sottolineato, "universale". Una scelta che risponde prima di tutto al principio di equità: "L'uguaglianza di fronte al bisogno".
L'ammontare del sostegno varierà dunque da caso a caso. Composizione e situazione del nucleo familiare, differenze territoriali del costo della vita e delle disponibilità di servizi collettivi, sono solo alcuni elementi della valutazione. Il Sia, ribadiscono gli esperti, "è un sostegno rivolto ai poveri, identificati come tali da una prova dei mezzi". Fondamentale a questo proposito è l'implementazione dell'imminente riforma dell'Isee, "che in un Paese caratterizzato da una diffusa evasione fiscale e dal lavoro nero dovrebbe rappresentare un significativo avanzamento nella capacita' di accelerare efficacemente la capacità economica delle famiglie".
Secondo il progetto, l'erogazione dell'aiuto va demandata all'Inps e potrebbe essere effettuata "anche mediante una carta di debito". La regia è affidata invece ai Comuni che si dovranno avvalere "della collaborazione dei centri per l'impiego, delle istituzioni scolastiche, delle Asl". Difficile, oggi, calcolare quanto costerà finanziare il Sia. La stima è di circa 7 miliardi di euro "che potrebbero diminuire in presenza di una ripresa della crescita economica".
"È urgente l'adozione di uno strumento di contrasto alla povertà, anche a fronte dell'insostenibile aumento, a causa della lunga e perdurante crisi, delle persone e delle famiglie in condizione di povertà assoluta e di povertà relativa". Così il segretario confederale della Cgil, Vera Lamonica, commenta la proposta presentata oggi dal ministro. La dirigente sindacale valuta che "l'intervento debba essere di carattere universale per chi è in condizione di povertà, che va definito come un livello essenziale, che la sua realizzazione preveda l'integrazione dei vari livelli istituzionali, dei servizi sociali, di inserimento lavorativo, di istruzione e formazione". Inoltre, aggiunge Lamonica, "riteniamo positiva la centralità che si attribuisce alla funzione di monitoraggio dell'implementazione e dei risultati dell'intervento nonché allo scambio e alla integrazione dei sistemi informativi".
Il segretario confederale della Cgil esprime però "forte preoccupazione per le modalità di reperimento delle risorse: non può essere 'una partita di giro' tra i fondi (pochi) destinati al sociale. Sono necessari investimenti adeguati che ne garantiscano la funzionalità a regime e un segnale forte a partire dalla prossima legge di bilancio. Un provvedimento così rilevante e complesso ha bisogno di un confronto serio con il sindacato e tutti i soggetti interessati, perciò - conclude Lamonica - chiediamo che si apra subito uno specifico tavolo di confronto".
Fonte: http://www.rassegna.it/articoli/2013/09/18/104452/lotta-alla-poverta-arriva-il-piano-giovannini
2013-09-19



