Martedì, 20 agosto 2019 - ore 12.17

Maria Daina (Pd Casalmaggiore) Renzi non può continuare a dare le carte.

Da parte mia, però, continuo a non capire come, dopo la sconfitta storica del 4 marzo, il Pd riesca a restare lì, come sospeso, senza analizzare le cause di ciò che è accaduto, ostaggio di un segretario formalmente dimesso, ma che continua a dare le carte.

| Scritto da Redazione
Maria Daina (Pd Casalmaggiore) Renzi non può continuare a dare le carte.

Maria Daina (Pd Casalmaggiore) Renzi non può continuare a dare le carte.

Egregio direttore, non ricordo tempi più preoccupanti di questi per il futuro del Paese e del partito in cui milito, il Pd. Dopo la direzione nazionale che avrebbe dovuto chiarire la linea dei Democratici, sono a dir poco sconcertato.

In gioco non c’è soltanto un passaggio istituzionale importante, ma c’è la stessa esistenza del Partito Democratico, fino a qualche mese fa ‘baricentro ’ del Paese e che ora rischia invece di spegnersi. Certo, se il sistema politico è accartocciato su se stesso la gran parte della colpa è di M5S e Lega.

Da parte mia, però, continuo a non capire come, dopo la sconfitta storica del 4 marzo, il Pd riesca a restare lì, come sospeso, senza analizzare le cause di ciò che è accaduto, ostaggio di un segretario formalmente dimesso, ma che continua a dare le carte.

Per fortuna, e mi riferisco all'ultima assemblea provinciale del Pd cremonese, nei territori sta emergendo una preoccupazione tangibile e, nel contempo, la voglia di tornare a fare politica, perché altrimenti il rischio è che il Pd perda del tutto la propria base e sia così destinato ad esaurirsi.

Per quanto concerne la partita che si sta giocando sul governo, a mio avviso si è persa l’occasione di andare a un confronto con i 5 Stelle per discutere di questioni vere.

Certo, la distanza tra Pd e M5S è ampia e nessuno ha mai parlato di alleanza organica, ma lo stop nella direzione nazionale del partito, con il segretario reggente Martina che ha tirato i remi in barca, è inspiegabile: il confronto avrebbe quantomeno potuto sciogliere alcuni nodi. Io non ho mai visto elettori che votano per andare all’opposizione e mai avrei pensato di vedere un ex segretario che fa il tifo per un governo MS5-Lega.

Non ho mai visto tenere in freezer milioni di voti, soprattutto perché la maggior parte di quelli che abbiamo perso sono andati a premiare proprio quella parte con la quale si poteva aprire un confronto sulle risposte da dare alle diseguaglianze, alla necessità di inclusione, s u ll’Europa.

Invece niente. Ed è chiaro che nel partito ormai ci sono due anime, il che rende quanto mai urgente un’ass emblea nazionale che porti il prima possibile verso un congresso ormai ineludibile. La nostra gente sul territorio è sicuramente spaventata e chiede che obiettivi abbiamo, cosa vuole diventare il Pd dopo che si è perso nell’inseguire il ceto medio. Il crollo di Renzi dimostra che quel ceto medio è ormai minoranza, che è impaurito, soprattutto nelle periferie, e che è una follia pensare che voti a sinistra.

Questa, a mio avviso, la riflessione politica che va fatta. A livello locale, qui a Casalmaggiore, abbiamo sempre cercato di tenere allargato il fronte e sono convinto che occorra riprendere, anche a livello provinciale, il confronto con chi è uscito dal partito. Credo che i fuoriusciti abbiano capito che la loro scelta è stata infelice. Ritengo che si possa tornare a ragionare insieme perché oggi, nel Pd, c’è anche un problema di classe dirigente acerba, debole, senza le basi d’esperienza che la metta in grado di capire i fenomeni.

MARIO DAINA (SEGRETARIO DEL CIRCOLO PD DI CASALMAGGIORE)

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