Giovedì, 23 maggio 2024 - ore 07.59

Mattarella a Maastricht per i 30 anni del Trattato

| Scritto da Redazione
Mattarella a Maastricht per i 30 anni del Trattato

 “La forza della nostra Europa è la sua capacità di unire i diversi, di trovare soluzioni concrete dall’incontro tra posizioni all’apparenza inconciliabili”. Così il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella oggi a Maastricht dove ha tenuto una prolusione all’House of Government sul futuro dell’Europa in occasione del 30° anniversario del Trattato.

Nel suo intervento il Capo dello Stato ha ripercorso i passi che hanno portato dalla fondazione dell’Ue ad oggi, le crisi superate, gli errori commessi, le brusche frenate nel cammino verso l’unione più completa, ma anche i successi e i passi avanti compiuti dai Paesi membri – tra cui il Trattato di Maastricht – che ora sono chiamati ad avere una visione futura all’altezza di quella che ebbero i Paesi fondatori, tra cui l’Italia e i Paesi Bassi.

Il Trattato fu “un passo fondamentale”, rappresentò “un salto di qualità coraggioso nella costruzione europea, fra tutti gli elementi – ricordo - l’introduzione del concetto di “cittadinanza europea””.

“Il percorso di integrazione europea è stato costellato di difficoltà e contraddizioni, e ha richiesto passione ostinata e fatica instancabile, spese nella ricerca di comprendere e armonizzare le attese dei diversi protagonisti”, ha detto Mattarella, prima di ripercorrere la storia dell’Unione. Le prime questioni – all’indomani della seconda guerra mondiale – erano “quella della difesa della indipendenza e libertà di ciascuno e quella della ricostruzione”, ma “proprio perché fondato su principi di diretta partecipazione dei popoli alle decisioni, l’orientamento dei diversi Paesi non è stato ispirato da una linea univoca, costante, in questi settant’anni”. Al contrario “è stato influenzato” dalle forze politiche al comando in ciascuno Paese nel corso degli anni. “L’intendersi, l’accrescere la fiducia reciproca tra i partner, è stata opera paziente ed efficace”.

Ricordato il ruolo degli Usa per la ricostruzione del Continente, Mattarella ha citato l’istituzione dell’Oece (Organizzazione europea per la cooperazione economica) nel 1948; l’Unione Europea dei Pagamenti (Uep) “primo esperimento, nel 1950, di cooperazione monetaria nel continente”; la Ceca, la Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio, un “traguardo” raggiunto “con coraggio dai sei Paesi fondatori, tra cui Paesi Bassi e Italia”.

70 anni dopo, si è chiesto Mattarella, “siamo in grado, noi europei di oggi, di avere quel coraggio, di avere, almeno, lo stesso animo? Siamo in grado di proporci di gestire in comune la questione strategica dell’energia oggi?”.

“Sul terreno della Ceca e degli sviluppi successivi incontriamo un illustre cittadino olandese, Johan Willem Beyen - ministro degli esteri nei primi anni cinquanta - che ebbe modo di illustrare alla Conferenza di Messina, nel 1955, un piano che proponeva di allargare la cooperazione dal campo del carbone e dell’acciaio, a tutti i livelli dell’economia, per un mercato comune. Di lì a due anni, a Roma, sarebbe stato siglato il Trattato che istituiva il Mercato Comune Europeo. Non era un tempo di idealisti, ma – ha sottolineato il Capo dello Stato – un tempo di governanti molto realisti e tuttavia dotati di chiara e coraggiosa visione del futuro”.

Tra gli “inciampi” che hanno “rallentato se non interrotto il cammino dell’integrazione”, Mattarella ha citato la Comunità Europea di Difesa, bocciata nell’agosto 1954 dall’Assemblea nazionale francese, e i referendum sul Trattato Costituzionale Europeo (2005), la cui bocciatura da parte di alcuni Paesi ha condotto al Trattato di Lisbona.

Ma, ai momenti “di stasi”, sono seguiti anche “momenti di grande speranza, come il primo giorno di circolazione dell'Euro, il progressivo affermarsi di quello straordinario spazio di libertà che prende nome da "Schengen", il continuo crescere del Programma Erasmus, la capacità messa in campo per affrontare la pandemia e le sue conseguenze. Si è via via affermata una cittadinanza europea”.

“Noi, cittadini europei, non veniamo dal nulla”, ha rimarcato il Presidente. “Siamo stati operosi edificatori di questa nostra comunità subito dopo la Seconda guerra mondiale. E se oggi possiamo guardare agli orizzonti della cittadinanza europea, della moneta unica, di una politica estera e di sicurezza comune, di cooperazione nel settore della giustizia e degli affari interni, lo possiamo fare perché siamo debitori a Maastricht, a quel Trattato che consentì di trasformare il processo comunitario in un’Unione politica, capace di proiettarsi oltre un’integrazione meramente economica e commerciale”.

“Una pietra miliare, l’atto di nascita di quello che un sincero europeista del mio Paese, il Presidente David Sassoli, chiamava “un nuovo progetto di speranza”, basato sulla aspirazione a “una unione sempre più stretta”, come indicato dai Trattati”, ha detto ancora il Capo dello Stato.

Quanto alle “nuove prospettive” per l’Unione, “abbiamo il dovere di domandarci se siamo stati all’altezza delle prove che l’Unione Europea ha incontrato sul suo cammino. In cosa e quando abbiamo sbagliato? Siamo stati poco disponibili, avari nell’impegno? Abbiamo osato troppo poco? Rischiamo di andare indietro, di ridimensionare le nostre ambizioni ben oltre quello che la crescita di altre aree sta naturalmente determinando? Ancora, cosa vogliamo fare di noi stessi, di noi europei? Quali traguardi ci suggerisce la civiltà di cui siamo orgogliosi portatori e testimoni? Come trent’anni addietro, in realtà, ci è richiesto un salto di qualità”.

“Abbiamo bisogno oggi di scelte coraggiose e lungimiranti. Rinunciarvi significherebbe evadere dalle nostre responsabilità; rassegnarci all’irrilevanza. Occorre compiere queste scelte e individuare strumenti adeguati”, ha ribadito il Presidente.

“La tensione verso un’Europa degli Stati o un’Europa dei cittadini è sempre stata tra le principali chiavi di lettura del complesso percorso europeo”, ha osservato Mattarella. “L’approdo raggiunto sin qui è un ibrido che raccoglie insieme elementi del sistema intergovernativo ed elementi di sovrannazionalità”. Del resto “è principio fondamentale che la sovranità appartenga ai cittadini”.

Occorre “aggiornare la visione” europea affinchè stia al passo coi tempi, ma senz’altro senza guardarsi indietro, per un ritorno ad un passato “che non esiste più”.

Se “le istituzioni sono figlie del tempo in cui operano, e lo riflettono”, secondo Mattarella “non possiamo ignorare che si registra sovente un sentimento di distanza dalle istituzioni avvertito dai cittadini”.

L’Ue “non è perfetta. Da settant’anni è un cantiere permanente, da alimentare ogni giorno grazie al contributo di tutti”. Anche alla luce della Conferenza sul futuro dell’Europa, i cittadini “si attendono un’Unione più efficiente, coesa, solidale e rappresentativa. Una vera casa comune” che per essere costruita ha bisogno della “responsabilità, capacità di visione, rispetto e lealtà reciproca” di tutti così da “aumentare il senso di appartenenza nell’Unione”, partendo da 4 pilastri: “l’adesione ai valori comuni; la garanzia della nostra sicurezza e della stabilità del Continente; il ripensamento della politica energetica; il completamento dell’Unione Europea con i processi di adesione”.

“Cruciale” per la stabilità è il rapporto con l’Africa: “la risposta alla stessa sfida migratoria avrà successo soltanto se sorretta dai criteri di solidarietà all’interno dell’UE e di coesione nella risposta esterna e da una politica lungimirante nei confronti della regione africana”, ha detto Mattarella all’indomani dello scontro diplomatico deflagrato tra Italia e Francia sulla Ocean Viking. “A parte i profili etici penso che sia bene tener presente che tra pochi decenni il rapporto di popolazione tra Africa e Unione Europea sarà di quattro a uno e i paesi di quel Continente, dotati di una grande quantità di materie prime di immenso valore, una volta sviluppata un’adeguata capacità organizzativa, rivestiranno peso e influenza nella comunità internazionale. Non è improprio pensare che il loro atteggiamento nei confronti dell’Unione sarà corrispondente al grado di solidarietà che oggi viene riservata a loro e ai loro migranti”.

Occorre poi “ripensare le scelte di politica energetica” e “completare il disegno di allargamento dell’Unione”.

“La forza della nostra Europa è la sua capacità di unire i diversi, di trovare soluzioni concrete dall’incontro tra posizioni all’apparenza inconciliabili”, ha sottolineato Mattarella. Maastricht “è un esempio di successo, testimonia che il negoziato e il compromesso non sono esercizi “al ribasso”, bensì processi in grado di giungere a soluzioni creative e innovative, a beneficio di tutti gli attori che si impegnano con onesta determinazione sia a sostenere la propria visione sia all’ascolto di quelle degli altri. Più volte, anche negli ultimi anni, i leader europei, posti di fronte a una crisi esistenziale per l’Unione, hanno dimostrato di essere all’altezza”.

“Non dubito – ha concluso – che anche negli anni a venire i nostri due Paesi, insieme agli altri Stati Membri e ai Paesi candidati a diventarlo, sapranno offrire all’Europa prospettive alte e ambiziose, trovando ispirazione nel clima che qui animò le discussioni per giungere al Trattato”. (aise) 

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