Ha il carattere dell’eccezionalità il recital solistico che sabato 31 ottobre, alle 12, vedrà protagonisti sul palco dell’Auditorium Giovanni Arvedi del Museo del Violino, a Cremona, la chitarra Sabionari, costruita da Antonio Stradivari nel 1679, e Ugo Nastrucci. Benché il liutaio sia famoso prevalentemente per i propri strumenti ad arco, realizzò anche chitarre, liuti, mandolini, arpe. Purtroppo solo pochi esemplari sono giunti fino a noi. Ad esempio, oggi si conoscono cinque chitarre, per lo più musealizzate e non più utilizzate per concerti. Solo due sono, benché in rare occasioni, suonate. La Sabionari, proprietà dei collezionisti Roberto e Ruggero Domenichini, temporaneamente affidata al Museo del Violino, saprà, dunque, restituire una testimonianza sonora sia dell’eccellenza di Stradivari sia di un repertorio e una estetica musicale barocca troppo spessa confinata alle rassegne di musica antica.
Il programma musicale: “Il confine invisibile”
Il programma musicale del recital di Ugo Nastrucci esplora il "confine invisibile", la linea mobile che separa il dato impresso sulla carta da ciò che non è scritto. Mentre oggi la musica colta tende a considerare il testo stampato come definitivo e intoccabile, nel passato la scrittura musicale era concepita prevalentemente come una traccia da integrare, pur rimanendo la fonte indispensabile per la ricostruzione storica. Se in forme rigide e strutturate come la fuga lo spazio di manovra dell'esecutore è limitato per non comprometterne l'essenza, in altri repertori l'apporto estemporaneo diventa una necessità assoluta. Senza l'applicazione di queste prassi storiche, le esecuzioni odierne risulterebbero parziali. Questo legame dinamico tra segno scritto e improvvisazione non caratterizza solo il passato, ma costituisce il fondamento di ambiti musicali contemporanei come il jazz.
La scaletta mette in luce approcci esecutivi differenti. Brani come le Folias di Corbetta, la Españoleta di Sanz e la Allemanda di Granata vengono eseguiti rispettando quasi alla lettera la pagina scritta. Al contrario, il Bergamasco, in apertura, unisce una libera elaborazione iniziale a una sezione scritta tratta da Carlo Calvi.
Un focus particolare è dedicato alle “improvvisazioni scritte” come i Preludi, i Capricci e le Toccate. Queste forme musicali racchiudono un paradosso: pur derivando chiaramente da una prassi improvvisativa, oggi richiedono una fedele aderenza al testo. Nel programma, i Preludi di Corbetta e Granata rappresentano questa tendenza, mentre il Capricho Arpeado, dello stesso Nastrucci, recupera la libertà originaria, configurandosi come una fantasia basata sullo schema armonico del brano successivo.
La matinée si chiude con la Tarantella di Gaspar Sanz, esempio perfetto di musica aperta all'estemporaneità. Nella sua Instrucción, Sanz nota questo brano solo attraverso gli accordi. Nel medesimo trattato si trova anche il Laberinto, una macchina grafica che, sfruttando l'Alfabeto italiano per la notazione degli accordi, insegna all'esecutore a costruire autonomamente le proprie arie e danze.
Lo strumento: chitarra Sabionari 1679, di Antonio Stradivari
La chitarra Sabionari è una delle cinque di Antonio Stradivari oggi conosciute. Fu costruita nel 1679 nella casa/bottega che ancora esiste a Cremona, nel quartiere di Sant’Agata. È la più antica di una serie di tre giunte ad oggi, costruite in anni successivi (1684 e 1688) partendo dallo stesso modello, caratterizzato da una lunghezza della corda vibrante di ben 74 centimetri, superiore allo standard dell’epoca.
Rimasta a lungo nella bottega del liutaio, probabilmente come campione da presentare ad eventuali acquirenti, fu venduta dal figlio Paolo intorno al 1770 al mercante Giovanni Sabionari. Dopo vari passaggi di proprietà, negli anni '30 del Novecento fu acquistata a Bologna dagli attuali proprietari da un certo Bagnoli. Quest'ultimo aveva precedentemente proposto l'acquisto al Museo Stradivariano di Cremona, che tuttavia rifiutò: l'istituzione esponeva allora solo reperti storici ed era focalizzata sugli strumenti ad arco, ritenendo insolito che il primo strumento originale a rientrare in sede fosse una chitarra.
Un momento cruciale avvenne nel 1948, quando lo strumento fu esaminato a Bologna dal leggendario Andrés Segovia. Entusiasta, il Maestro firmò il fondo della cassa con la dedica: "Due secoli più tarde" Bologna 1948.
Gli studi organologici sulle chitarre di Stradivari sono stati affrontati in modo sistematico solo alla fine del Novecento. Nel 2011, gli attuali proprietari hanno affidato la Sabionari agli esperti francesi Sinier de Ridder per un restauro conservativo, durante il quale si è scoperto che lo strumento poteva ancora suonare. Nel 2012 è stata utilizzata la prima registrazione al mondo su una chitarra Stradivari. Dal 2013 è esposta al Museo del Violino di Cremona e, nel 2018, ha partecipato alla prestigiosa mostra “Tokyo Stradivarius Festival”.
L’interprete: Ugo Nastrucci
Ugo Nastrucci, è diplomato in Composizione presso il Conservatorio “Verdi” di Milano, ha studiato chitarra classica con Massimo Lonardi dedicandosi in seguito agli strumenti antichi a corde pizzicate: liuto, tiorba e strumenti affini; ha frequentato la classe di liuto di Paolo Cherici presso il Conservatorio di Milano, perfezionandosi ai seminari di Hopkinson Smith. Ha studiato direzione d’orchestra con Simone Fontanelli dedicandosi all’interpretazione di importanti lavori del periodo pre-romantico. Ha tenuto concerti e registrazioni radiofoniche, televisive e discografiche presso importanti sedi italiane ed in Francia, Svizzera, Austria, Germania, Olanda, Belgio, Repubblica Ceca, Spagna, Croazia, Stati Uniti, Polonia, Inghilterra, Messico, Turchia. È autore delle musiche di scena di vari lavori teatrali e di composizioni orchestrali, corali e cameristiche. Da alcuni anni ha approfondito gli aspetti armonici delle prassi improvvisative jazzistiche, praticandole al pianoforte, strumento studiato nel corso degli studi di Composizione. Tiene regolarmente seminari e masterclass di liuto, basso continuo e improvvisazione. Ha insegnato Armonia, armonia jazzistica e materie affini presso l’Istituto Superiore di Studi Musicali “Franco Vittadini” di Pavia, di cui è stato direttore dal 1996 al 2000. È attualmente docente di Armonia e Pianoforte jazz presso la Civica Scuola di Musica Antonia Pozzi di Corsico (Mi).