Medici e orario di lavoro, Italia deferita alla Corte Ue
La Commissione deferisce l'Italia alla Corte di giustizia per il mancato rispetto della normativa sul limite di 48 ore nei servizi di sanità pubblica. Fp Cgil: imbarazzante, turni massacranti sopperiscono alle mancanze del sistema
La Commissione europea ha deciso di deferire l'Italia alla Corte di giustizia dell'Unione europea per non aver applicato correttamente la Direttiva sull'orario di lavoro ai medici operanti nel servizio sanitario pubblico. “Attualmente – informa la Commissione in una nota -, la normativa italiana priva questi medici del loro diritto a un limite nell'orario lavorativo settimanale e a un minimo di periodi di riposo giornalieri”.
In forza della normativa italiana diversi dei diritti fondamentali contenuti nella direttiva sull'orario di lavoro, come il limite di 48 ore stabilito per l'orario lavorativo settimanale medio e il diritto a periodi minimi giornalieri di riposo di 11 ore consecutive, non si applicano ai "dirigenti" operanti nel servizio sanitario nazionale. La direttiva non consente agli Stati membri di escludere "i dirigenti o le altre persone aventi potere di decisione autonomo" dal godimento di tali diritti. Tuttavia, i medici attivi nel servizio sanitario pubblico italiano sono formalmente classificati quali "dirigenti", senza necessariamente godere delle prerogative o dell'autonomia dirigenziali durante il loro orario di lavoro.
Inoltre, la normative italiana contiene altre disposizioni e regole che escludono i lavoratori del servizio sanitario nazionale dal diritto di riposo giornaliero e settimanale minimo.
Il deferimento giunge dopo un primo richiamo, del maggio 2013, con cui la Corte chiedeva al nostro Paese di adottare le misure necessarie ad assicurare che la legislazione nazionale ottemperasse agli obblighi derivanti dalla direttiva europea sull'orario di lavoro dei medici del servizio sanitario pubblico.
“Imbarazzante dover aspettare che sia la Corte di Giustizia Europea a difendere il diritto anche per i medici italiani al limite di 48 ore per l'orario lavorativo settimanale medio e a periodi minimi giornalieri di riposo di 11 ore consecutive”. Questo il commento di Massimo Cozza, Segretario nazionale Fp-Cgil Medici.
“Sostenere che i nostri medici – prosegue Cozza -, in quanto formalmente inquadrati come dirigenti, non abbiano gli stessi diritti dei loro colleghi europei, è sbagliato e risibile. Un medico del pronto soccorso, in quanto dirigente, non ha diritto ai riposi? E non ne hanno diritto anche i suoi pazienti? Bisognava intervenire prima, come chiediamo da anni inascoltati”.
“E' impensabile – continua il sindacalista – che siano i turni massacranti di medici e operatori sanitari a sopperire alle mancanze del sistema, al blocco del turn over che riduce il personale ed ai pesanti tagli per oltre 30 miliardi di euro, con servizi essenziali spesso resi possibili solo grazie al lavoro degli oltre 10mila medici precari”.
“Al prossimo governo chiediamo un immediato confronto per modificare le norme vigenti e sbloccare il turn over, per consentire l'assunzione del personale necessario a garantire il rispetto delle norme europee. Da una parte va tutelato il diritto dei medici e degli operatori sanitari a orari di lavoro appropriati. Dall'altra va salvaguardata la qualità del servizio offerto. La domanda che poniamo ai cittadini – conclude Cozza - è la seguente: vi fareste operare da un chirurgo stanco?”.
2014-02-23



