Venerdì, 07 ottobre 2022 - ore 23.55

Nel Mediterraneo orientale e nel Medio Oriente riscaldamento fino a +5° C in questo secolo

Eventi meteorologici estremi senza precedenti e dirompenti per le società

| Scritto da Redazione
Nel Mediterraneo orientale e nel Medio Oriente riscaldamento fino a +5° C in questo secolo

Il nuovo studio “Climate change and weather extremes in the Eastern Mediterranean and Middle East”, pubblicato sulla Reviews of Geophysics da un folto e qualificatissimo team internazionale di scienziati, identifica il Mediterraneo Orientale e il Medio Oriente (Eastern Mediterranean and Middle East – EMME) come un hot spot del cambiamento climatico e arriva alla conclusione che «La regione si sta riscaldando quasi due volte più velocemente della media globale, e più rapidamente di altre parti abitate del mondo».

Lo studio, realizzato sotto la guida del Max-Planck-Instituts für Chemie (MPIC) e del Cyprus Institute, in preparazione alla COP27 Unfccc che si svolgerà in Egitto nel novembre 2022, fornisce una valutazione aggiornata e completa dei dati di misurazione e delle recenti analisi climatiche, coprendo un’ampia gamma di scale temporali, fenomeni e possibili percorsi futuri e segnala anche che l’EMME sta rapidamente superando l’Unione europea come fonte di emissione di gas serra e sta diventando uno dei principali emettitori di emissioni su scala globale.

Lo studio riguarda 17 paesi (Bahrain, Cipro, Egitto, Grecia, Iran, Iraq, Israele, Giordania, Kuwait, Libano, Oman, Palestina, Qatar, Arabia Saudita, Siria, Turchia ed Emirati Arabi Uniti), ma evidentemente una catastrofe climatica come questa avrebbe ripercussioni sull’intero bacino Mediterraneo, Italia compresa.  E’ un meticoloso lavoro scientifico frutto della Cyprus Government Initiative for Coordinating Climate Change Actions in the EMME, avviata nel 2019, con l’obiettivo di sviluppare un piano d’azione regionale per il clima congiunto per affrontare le esigenze e le sfide specifiche che i Paesi dell’EMME devono affrontare e per portare avanti un’azione coordinata verso il obiettivi dell’Accordo di Parigi.  In autunno si terrà un vertice dei capi di Stato dell’EMME per l’approvazione del piano d’azione regionale.

Al MPIC dicono che per il resto del secolo che stiamo vivendo, «Le proiezioni basate su un percorso “business as usual” indicano un riscaldamento complessivo fino a 5° C o più, essendo più forte in estate, e associato a ondate di caldo senza precedenti che possono essere dirompenti per le società. Inoltre, la regione sperimenterà carenze di precipitazioni che comprometteranno  la sicurezza idrica e alimentare. Si prevede che praticamente tutti i settori socioeconomici saranno colpiti in modo critico, con impatti potenzialmente devastanti sulla salute e sui mezzi di sussistenza dei 400 milioni di persone dell’EMME» 

Oltre all’aumento medio delle temperature, i ricercatori richiamano l’attenzione anche «Sull’emergere di eventi meteorologici estremi con impatti sociali potenzialmente dirompenti. Questi includono la gravità e la durata in forte aumento di ondate di caldo, siccità e tempeste di polvere e piogge torrenziali che dovrebbero innescare inondazioni improvvise».

Lo studio comprende anche una discussione sull’inquinamento atmosferico e sui cambiamenti nell’utilizzo del suolo nella regione, prendendo in considerazione l’urbanizzazione, la desertificazione e gli incendi boschivi, e include raccomandazioni per possibili misure di mitigazione del cambiamento climatico e adattamento.

Il principale autore dello studio, George Zittis del Cyprus Institute, spiega che «” Business-as-usual pathways for the future”,  significa proiezioni che non presuppongono un’azione climatica immediata e ambiziosa per scongiurare le attuali traiettorie climatiche, implicano un’espansione verso nord delle zone climatiche aride a spese delle regioni più temperate. Di conseguenza, durante questo secolo  diminuiranno le zone climatiche montuose innevate. La combinazione di precipitazioni ridotte e forte riscaldamento contribuirà a gravi siccità. Si prevede che nell’EMME il livello del mare aumenterà a un ritmo simile alle stime globali, sebbene molti Paesi non siano preparati all’avanzare dei mari. Ciò comporterebbe gravi sfide per le infrastrutture costiere e l’agricoltura e può portare alla salinizzazione delle falde acquifere costiere, compreso il delta del Nilo densamente popolato e coltivato».

I cambiamenti previsti influiranno pesantemente praticamente su tutti i settori socioeconomici, in particolare in uno scenario  business-as-usual.  il direttore del MPIC, Jos Lelieveld che insegna anche al Cyprus Institute e ha coordinato il team di ricerca, fa notare che «Le persone che vivono nell’EMME dovranno affrontare grandi sfide per la salute e rischi per il sostentamento, in particolare le comunità svantaggiate, gli anziani, i bambini e donne incinte. Per evitare i peggiori eventi meteorologici estremi nella regione, gli scienziati sottolineano che è urgente un’azione climatica immediata ed efficace. Il motto della COP 27 è ben scelto: “Together for just, ambitious implementation now”. Dato che molti degli esiti regionali del cambiamento climatico sono transfrontalieri, una maggiore collaborazione tra i Paesi è indispensabile per far fronte agli effetti negativi attesi. La necessità di raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi è diventata più importante che mai».

Lo studio rileva che il raggiungimento dei principali obiettivi dell’accordo di Parigi potrebbe stabilizzare l’aumento annuale della temperatura nell’EMME a circa 2° C entro la fine del secolo, invece dei devastanti 5° C che si prevedono in uno scenario business-as-usual.

Le possibili opzioni di adattamento e le raccomandazioni politiche avanzate dallo studio  per contribuire al raggiungimento di questi obiettivi sottolineano «La necessità di una rapida attuazione di azioni di decarbonizzazione con un’enfasi particolare sui settori dell’energia e dei trasporti, che dominano le emissioni di gas serra nell’EMME».

In conclusione, lo studio sottolinea l’importanza dei «Cambiamenti trasformativi verso la resilienza climatica per adattarsi a condizioni ambientali sempre più difficili. Le aree prioritarie includono la gestione delle risorse idriche limitate e la preparazione a condizioni meteorologiche estreme più frequenti, come le ondate di caldo, che saranno particolarmente difficili da affrontare da parte della crescente popolazione urbana.

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