Mercoledì, 23 ottobre 2019 - ore 12.40

Pianeta Migranti. Al Cara di Mineo trattativa italiana coi trafficanti libici.

Hanno spesso accusato le ong di accordi coi trafficanti libici. Ma un’inchiesta di Avvenire dimostra che nel 2017 erano i Servizi italiani a trattare con loro.

| Scritto da Redazione
Pianeta Migranti. Al Cara di Mineo trattativa italiana coi trafficanti libici. Pianeta Migranti. Al Cara di Mineo trattativa italiana coi trafficanti libici.

Pianeta Migranti. Al Cara di Mineo trattativa italiana coi trafficanti libici.

Hanno spesso accusato le ong di accordi coi trafficanti libici. Ma un’inchiesta di Avvenire dimostra che nel 2017 erano i Servizi italiani a trattare con loro.

L′11 maggio 2017, quando l’Italia stava discutendo con la Libia per bloccare il flusso dei migranti verso le nostre coste, al Cara di Mineo, si è tenuto un incontro tra gli 007 italiani e il trafficante libico, Bija il cui vero nome è Abd al-Rahman al-Milad. Lo racconta il giornale Avvenire.

Bija, secondo innumerevoli inchieste sia giudiziarie che giornalistiche, è il boss dei boss di Zawiya, località ad ovest di Tripoli da cui partono diversi barconi diretti in Italia. È lui, secondo diversi dossier delle Nazioni Unite, a gestire una delle più importanti organizzazioni criminali che si occupa del traffico di esseri umani. “È il capo del ramo di Zawiyah della Guardia costiera – si legge nel rapporto del Consiglio di sicurezza uscito proprio nel 2017 – Ha ottenuto questa posizione grazie al supporto di Mohammad Koshlaf e Walid Koshlaf”.

Ulteriori accuse degli investigatori Onu, acquisite dalla Corte penale dell’Aja, rivelano che Bija era stato il destinatario di una delle navi che l’Italia ha fornito alla Lybian Coast Guard. E alcuni uomini della sua milizia “avrebbero beneficiato del Programma Ue di addestramento” nell’ambito delle operazioni navali Eunavfor Med e Operazione Sophia.

Inoltre, Bija è sospettato di aver dato l’ordine ai suoi marinai di sparare contro navi umanitarie e motopescherecci per affondare le imbarcazioni ed è accusato di cooperare con altri trafficanti di migranti.

E’ dunque impossibile che Bija non fosse noto alle autorità italiane che lo hanno accolto nel Cara di Mineo con la considerazione di un esponente di governo. Casualmente, anche alcuni migranti presenti nel Cara lo hanno riconosciuto e si sono allarmati per una presenza tanto inquietante nella struttura.

All’incontro, presso il Cara di Mineo (mai reso pubblico) tra i libici vi erano anche altri nomi assimilabili a torturatori di migranti, indicati dalle vittime nel corso di varie inchieste delle procure siciliane. Secondo l’inchiesta di Avvenire, i libici durante l’incontro avevano raccolto informazioni sul costo per il governo italiano dei migranti ospitati al Cara, e avevano detto che l’Italia poteva finanziare altre strutture come quella di Mineo in Libia, risparmiando denaro e problemi.

Poco tempo dopo la presenza di Bija a Mineo, è divampata la campagna di criminalizzazione delle Ong e, parimenti, è stato annunciato l’ intervento dell’Italia e dell’Europa per aprire campi di raccolta in Libia. Improvvisamente, si registra il crollo delle partenze dalla Libia: dai circa 26mila arrivi di maggio si passa ai quasi 5mila di settembre.

La visita libica al Cara di Mineo è un episodio che testimonia in che modo spesso vengono gestiti i rapporti tra le due sponde del Mediterraneo: non solo si conoscono coloro che gestiscono il traffico di esseri umani, ma a volte li si ospita all’interno di delegazioni ufficiali. In tal modo, stanare i criminali e debellare i loro traffici risulterà impossibile. E dalla Libia si continuerà a partire e a morire. Infatti le notizie dei barconi che naufragano è purtroppo una realtà quotidiana e i trafficanti continuano indisturbati i loro loschi affari. Ma è con questo cinismo che si affronta il problema.

 

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