Venerdì, 07 agosto 2020 - ore 02.45

Pianeta Migranti Cremona . La voglia di vivere degli africani più forte del Covid 19

Il racconto vivace di padre Kizito Sesana, missionario comboniano e giornalista, (ben conosciuto a Cremona), ci trasporta in mezzo alla gente di Nairobi.

| Scritto da Redazione
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Pianeta Migranti Cremona . La voglia di vivere degli africani più forte del Covid 19

Il racconto vivace di padre Kizito Sesana, missionario comboniano e giornalista, (ben conosciuto a Cremona), ci trasporta in mezzo alla gente di Nairobi.

Padre Renato Sesana, chiamato Kizito dal nome di un martire africano, lavora in Africa dal 1977. Ha fondato varie comunità nello Zambia e a Nairobi, in Kenya, dove accoglie i bambini di strada delle periferie. Ha accompagnato la resistenza del popolo Nuba in Sudan, accerchiato dal regime integralista islamico e sottoposto a genocidio. Giornalista e scrittore, ha fondato l’agenzia “Africanews”, realizzata da giornalisti africani. E’ autore di vari libri.

12 maggio. Coronavirus in Kenya

“Oggi in Kenya si registrano 32 morti dall’inizio della pandemia da Covid-19. Inizio che ha quasi coinciso con le prime piogge di una lunga e violenta stagione che ha già causato inondazioni, frane, crolli con oltre 200 morti e 230,000 sfollati. Centinaia di pescatori che abitavano su isole nel Lago Vittoria, secondo al mondo come superficie - sono stati evacuati con le loro famiglie perché l'alzarsi del livello delle acque le sta sommergendo. A Mwewa, distretto di produzione agricola, oltre 3,200 ettari di riso ormai pronto al raccolto sono stati persi, sott'acqua. In contrasto, lo scorso anno era iniziato con una siccità che nel Nord-Est del paese aveva causato la morte di decine di migliaia di capi di bestiame e portato 3,5 milioni di persone sull’orlo della fame. Oggi, la stessa area - che comprende anche una vasta parte di Etiopia e Sud Sudan - sta subendo un’invasione di locuste, la peggiore negli ultimi 70 anni, e ancora non si sa come si evolverà. Nonostante tentativi di controllo con aerei che irrorano insetticidi sugli sciami, sembra addirittura che in questi giorni ci sia una pausa solo perché stanno deponendo le uova .

Questo breve elenco di fatti potrebbe iniziare a spiegare perché il Covid-19 non fa poi cosi tanta paura in Kenya, e generalmente in Africa. Qui i disastri - naturali o causati dall'insipienza e dall'avidità umana - si susseguono senza sosta. Aggravati dallo sconsiderato, criminoso sfruttamento delle risorse naturali che le compagnie internazionali hanno accelerato negli ultimi decenni. Per non dire dallo sfruttamento delle persone. Non c'è quindi da meravigliarsi se “solo” 32 morti in due mesi non suscitano tanto allarme, e la gente, nonostante il coprifuoco e tante altre restrizioni, cerca di continuare la vita normale, anche rischiando e aggirando le disposizioni governative.

Come fanno gli africani a sopportare il susseguirsi di tante disgrazie. Fatalismo? Le generalizzazioni sono sempre pericolose ma se fatalismo significa abbandonarsi al destino, subendolo senza reagire, credo che sia un atteggiamento alieno all'animo umano in ogni parte del mondo e in ogni cultura. Qui in Africa in modo particolare. Bisognerebbe essere ciechi, o accecati dai pregiudizi, per non vedere la grande voglia di impegnarsi per la vita.

In questi giorni lo vedo nei ragazzi più grandi che abbiamo riscattato dalla strada due settimane fa. I primi giorni sono stati facili, ma poi sono arrivate le crisi di astinenza, le crisi di autostima, sono ritornati gli incubi vissuti sulla strada in condizioni quasi subumane. Eppure finora abbiamo visto che sono capaci di reagire, e in loro si rimettere in moto tutto l'amore per la vita che hanno dentro.

E la stessa forza che ogni mattina fa alzare del letto, o dalla stuoia, o dalla coperta stesa sul pavimento le migliaia e migliaia di persone che alle 5:01 del mattino, appena finisce il coprifuoco, sono in strada per andare a lavorare, o a cercare lavoro occasionale, per poter dar da mangiare ai figli. Stamattina a quell'ora ero anch'io in strada, ma in auto, e nella fila di persone in cammino verso la più vicina stazione di matatu, ho riconosciuto la sagoma corpulenta di Eddy. Mi son fermato, gli ho chiesto se voleva stringersi con gli altri sul sedile posteriore, e nel tragitto mi ha raccontato che andava al mattatoio per cercare carne a buon prezzo da cuocere e rivendere in una bancarella gestita dalla moglie. Eddy è laureato in marketing, ha figli già grandi, e fino a sei settimane fa dirigeva il magazine interno di una grossa compagnia.

Una forza che nasce anche dalla fede. Dio è sempre presente. Dio è sempre l'autore del bene, anche quando il male sembra prevalere. La preghiera è sempre parte della vita quotidiana. Eddy dice: “In casa preghiamo il cardinale Otunga (vescovo di Nairobi dal 1971 al 1997 del quale è in corso la causa di beatificazione) che interceda per noi”. Una fede troppo ingenua, superstiziosa, medioevale, come direbbero tanti ‘illuminati’ europei?”

 

 

 

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