Pianeta Migranti. Il diritto internazionale obbliga a salvare i migranti in mare.
Il decreto Piantedosi, invece, sanziona e ferma le navi dei soccorsi.
Nel diritto internazionale esistono norme chiare che obbligano a soccorrere chiunque sia in pericolo in mare, inclusi i migranti. Lo dicono: la Convenzione ONU sul diritto del mare (UNCLOS, 1982), la Convenzione di Amburgo sul soccorso marittimo (SAR, 1979), la Convenzione SOLAS (1974) e la Convenzione di Ginevra sui rifugiati (1951) in combinazione con i diritti umani fondamentali. Invece, per effetto del Decreto Piantedosi c’è un attacco sistematico alla capacità civile di soccorso ed una strategia politica per screditare il lavoro delle Ong impegnate nelle operazioni SAR (Search and Rescue) con il chiaro intento di togliere dal Mediterraneo centrale i testimoni scomodi. Di fatto, dal 2023, 36 navi e 2 aerei umanitari hanno subito complessivamente 960 giorni di fermi amministrativi considerati “illegali” per la legge internazionale..
Sulla questione dei salvataggi in mare, da tempo si assiste a un braccio di ferro tra le sanzioni imposte dal decreto Piantedosi e le sentenze dei vari Tribunali che difendono l’operato delle Ong. Un esempio per tutti è il caso della nave Humanity e quella della nave Mediterranea Saving Humans che evidenziano due interventi diametralmente opposti.
La nave di SOS Humanity sotto accusa
Il 1°dicembre, dopo aver sbarcato 85 persone, tra cui diversi minori non accompagnati, la nave Humanity 1 è stata nuovamente trattenuta dalle autorità italiane nel porto di Ortona.
L’accusa: non aver comunicato con il Centro di coordinamento libico, da cui dipende la cosiddetta Guardia Costiera libica.
SOS Humanity ha respinto le contestazioni, dichiarando la sua scelta “legittima e coerente con il diritto internazionale”. Questa posizione è stata confermata dai giudici di Catanzaro.
Per SOS Humanity, la Guardia Costiera libica è responsabile di gravi violazioni dei diritti umani
- denunciate anche dall’Onu - per cui, “rifiutarsi di comunicare con chi è coinvolto in questi crimini è l’unico modo per difendere il diritto marittimo e i diritti umani”.
La situazione è paradossale: l’Italia continua a sostenere e finanziare la Guardia Costiera libica e blocca, invece, le navi che salvano vite. Così, i morti in mare aumentano: oltre 1700 quest’anno nel Mediterraneo, secondo fonti ufficiali.
Ad Agrigento, la magistratura ha fermato l’ennesima violazione delle regole internazionali.
L’11 dicembre, il Tribunale di Agrigento ha sospeso il fermo amministrativo di 60 giorni e la multa da 10mila euro inflitti alla nave Mediterranea Saving Humans dalla Prefettura.
Il provvedimento era arrivato dopo tre salvataggi di 92 persone, tra cui 31 minori non accompagnati.
Secondo il Viminale, la nave avrebbe rifiutato di dirigersi verso Livorno, un porto distante quasi 1.200 Km. dalla zona di soccorso, prolungando il viaggio per quattro giorni. Ma la Procura dei Minori di Palermo e quella di Agrigento hanno dato ragione a Mediterranea, in quanto bisognava evitare ulteriori sofferenze ai naufraghi già tanto provati.
Mediterranea Saving Humans più volte ha denunciato la strategia ‘illegale’ del governo che mira a ostacolare i soccorsi e arrivare alla confisca definitiva della nave, eliminando così i testimoni scomodi delle violazioni dei diritti dei migranti. Ma ogni volta che questi provvedimenti voluti dal Decreto Piantedosi finiscono davanti a un giudice, vengono smentiti e annullati, in forza dell’obbligo internazionale di salvare chi è in pericolo.
Cancellare il Decreto Piantedosi
Per Mediterranea, è necessario abolire il Decreto Piantedosi e tutte le norme che calpestano i diritti delle persone. Ogni abuso di potere contro la vita umana e contro la solidarietà deve essere denunciato e sanzionato. Il diritto internazionale e la tutela dei diritti fondamentali devono prevalere sulle politiche repressive e sulla criminalizzazione delle Ong. La posta in gioco è chiara: difendere la dignità delle persone migranti e riaffermare il primato del diritto contro le derive razziste degli Stati.



