Domenica, 18 gennaio 2026 - ore 08.13

Pianeta Migranti. L’Europa apre la strada alle deportazioni

Il Consiglio europeo approva rimpatri accelerati, lista comune dei “Paesi sicuri” e centri di espulsione in Stati terzi

| Scritto da Redazione
Pianeta Migranti. L’Europa apre la strada alle deportazioni

 

Pianeta Migranti. L’Europa apre la strada alle deportazioni

Il Consiglio europeo approva rimpatri accelerati, lista comune dei “Paesi sicuri” e centri di espulsione in Stati terzi.

L’8 dicembre 2025 il Consiglio dell’UE ha approvato una riforma delle politiche migratorie e del sistema d’asilo. Le nuove regole riducono le tutele per i richiedenti asilo e rafforzano i poteri di espulsione dei governi. Una scelta che, secondo molte ong e organizzazioni per i diritti umani, segna di fatto la fine del diritto d’asilo.

Il Parlamento europeo potrà ancora intervenire, ma se confermata, la riforma entrerà in vigore a giugno 2026. Tra le conseguenze immediate, l’Italia potrebbe finalmente utilizzare i centri per migranti costruiti in Albania e rimasti finora semivuoti.

Il cuore della riforma: la velocità

Chi non ha diritto a restare nell’UE dovrà lasciare il territorio in tempi rapidi. I richiedenti asilo saranno obbligati a fornire documenti e dati biometrici, collaborando con le autorità. In caso contrario, gli Stati membri potranno revocare benefici, permessi di lavoro e persino imporre sanzioni penali. Sono previste procedure accelerate di rimpatrio e la creazione di centri dedicati (“return hub”) in Paesi extra-UE.

L’ampliamento del concetto di “Paese sicuro”

Una domanda di asilo potrà essere respinta se il richiedente ha transitato o ha legami con un Paese considerato sicuro. L’UE ha inserito in questa lista Bangladesh, Colombia, Marocco, Tunisia, India, Egitto e i Paesi candidati all’adesione UE (Albania, Serbia, Turchia, ecc.).

Tunisia ed Egitto: davvero sicuri?

Amnesty International denuncia deportazioni di migranti dalla Tunisia verso il deserto al confine con la Libia, dove persone provenienti dall’Africa subsahariana subiscono violenze, discriminazioni e diventano vittime di tratta. Nonostante ciò, dal prossimo giugno chi arriverà in Italia dalla Tunisia e chiederà asilo sarà sottoposto a procedure accelerate nei centri di rimpatrio.

Dubbi emergono anche sull’Egitto, inserito tra i Paesi sicuri, nonostante l’alto livello di violenza politica e repressione. Il caso Regeni resta una ferita aperta che contraddice la definizione di “sicurezza”.

Una riforma che divide

Secondo l’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione, la riforma non affronta le sfide migratorie in modo strutturale, ma serve soprattutto a rassicurare l’opinione pubblica. “Colpisce il cuore fondativo dell’UE”, afferma l’associazione, sottolineando come l’Europa rischi di trasformarsi da spazio di diritti e umanità in una fortezza chiusa.

Secondo il Centro Astalli per i rifugiati “si continua a intervenire non pensando in prospettiva a una mobilità umana che rispetti le persone e che sia funzionale a garantire una vita più degna per tutti, ma piuttosto in difesa di confini che diventano lo spartiacque tra chi ha diritto ad avere diritti e chi non ha questo diritto”.

La riforma cerca di imitare le politiche migratorie del presidente Trump, assai lontane dall’idea dell’asilo elaborata nel corso dei secoli dalle legislazioni europee, ma è in sintonia con le idee degli attuali partiti di estrema destra nei paesi europei.

 

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