Pianeta Migranti. Dall’Albania all’Europa abolire i centri di detenzione per migranti
Una mobilitazione transnazionale a Tirana per chiedere libertà e dignità per tutti
A un anno dalla firma dell’accordo tra Giorgia Meloni ed Edi Rama, attivisti provenienti da tutta
Europa sono tornati in Albania per ribadire un messaggio chiaro: abolire i centri di detenzione per
migranti e smantellare le strutture di Gjäder e Shëngjin.
Il 19 maggio 2025, nel centro di Gjäder è avvenuta la morte del giovane Hamid Badoui, 40 anni, in
solitudine. La sua storia è diventata simbolo dell’ingiustizia di un sistema che imprigiona persone per
il solo fatto di aver cercato un futuro migliore. In un anno, 220 persone sono state rinchiuse in questa
struttura; oggi sono 24 quelle ancora detenute.
Una due giorni di lotta e confronto politico
Sabato 1° novembre, oltre 150 persone hanno attraversato le vie di Tirana, fermandosi sotto l’ufficio
del Primo ministro albanese, l’Ambasciata italiana e l’Ufficio dell’Unione Europea; alla domenica,
si è tenuta un’assemblea politica transnazionale presso l’Università della capitale.
Qui, i partecipanti venuti da tutta Europa si sono confrontati su razzismo, colonialismo e politiche
migratorie europee in un incontro dal titolo “L’Europa è ancora il nostro sogno?
Con cartelli e installazioni hanno denunciato l’ipocrisia delle istituzioni europee: un grande cartellone
ritraeva Meloni, Rama, Trump e Von der Leyen vestiti da gerarchi militari, accompagnato dallo
slogan:“L’Europa predica democrazia ma abbraccia gli autocrati.”
Si è denunciato il clima politico soffocante dell’Albania dove la partecipazione politica è ostacolata
da pratiche repressive: licenziamenti, sospensioni delle pensioni e minacce ai familiari di attivisti
scomodi. Una democrazia formale, ma svuotata di sostanza.
Nel pomeriggio, la marcia ha raggiunto le porte del Centro di Permanenza per il Rimpatrio di
Gjäder. Qui, attivisti e attiviste hanno commemorato le 47 vittime dei CPR italiani, portando
solidarietà alle persone trattenute.
Un progetto fallimentare e disumano
L’accordo tra Italia e Albania, fortemente voluto dal governo Meloni, si sta rivelando un fallimento
politico e logistico. L’hotspot di Shëngjin è praticamente vuoto, mentre il CPR di Gjäder ospita
mediamente una ventina di persone, a fronte di 880 posti disponibili. Eppure, l’Italia ha già speso
670 milioni di euro di fondi pubblici per questi centri, di cui 127 milioni provenienti da tagli ai
ministeri dell’Economia, degli Esteri e dell’Università. Un costo altissimo, che ha prodotto sofferenza
e detenzione arbitraria.
Libertà di movimento, dignità per tutti
Da Gjäder a Roma, da Bruxelles a Nantes, dagli Stati Uniti al Messico, dalla Libia alla Tunisia, il
messaggio si ripete e si rafforza: Libertà di movimento, fine delle deportazioni, dignità per ogni
persona”.
La mobilitazione transnazionale promette di continuare la sua lotta per un’Europa senza gabbie, dove
la vita umana deve valere più dei confini.
Pianeta Migranti. Dall’Albania all’Europa abolire i centri di detenzione per migranti
Una mobilitazione transnazionale a Tirana per chiedere libertà e dignità per tutti

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