Venerdì, 12 dicembre 2025 - ore 20.19

Pianeta Migranti. Dall’Albania all’Europa abolire i centri di detenzione per migranti

Una mobilitazione transnazionale a Tirana per chiedere libertà e dignità per tutti

| Scritto da Redazione
Pianeta Migranti. Dall’Albania all’Europa abolire i centri di detenzione per migranti

Pianeta Migranti. Dall’Albania all’Europa abolire i centri di detenzione per migranti

Una mobilitazione transnazionale a Tirana per chiedere libertà e dignità per tutti

A un anno dalla firma dell’accordo tra Giorgia Meloni ed Edi Rama, attivisti provenienti da tutta

Europa sono tornati in Albania per ribadire un messaggio chiaro: abolire i centri di detenzione per

migranti e smantellare le strutture di Gjäder e Shëngjin.

Il 19 maggio 2025, nel centro di Gjäder è avvenuta la morte del giovane Hamid Badoui, 40 anni, in

solitudine. La sua storia è diventata simbolo dell’ingiustizia di un sistema che imprigiona persone per

il solo fatto di aver cercato un futuro migliore. In un anno, 220 persone sono state rinchiuse in questa

struttura; oggi sono 24 quelle ancora detenute.

Una due giorni di lotta e confronto politico

Sabato 1° novembre, oltre 150 persone hanno attraversato le vie di Tirana, fermandosi sotto l’ufficio

del Primo ministro albanese, l’Ambasciata italiana e l’Ufficio dell’Unione Europea; alla domenica,

si è tenuta un’assemblea politica transnazionale presso l’Università della capitale.

Qui, i partecipanti venuti da tutta Europa si sono confrontati su razzismo, colonialismo e politiche

migratorie europee in un incontro dal titolo “L’Europa è ancora il nostro sogno?

Con cartelli e installazioni hanno denunciato l’ipocrisia delle istituzioni europee: un grande cartellone

ritraeva Meloni, Rama, Trump e Von der Leyen vestiti da gerarchi militari, accompagnato dallo

slogan:“L’Europa predica democrazia ma abbraccia gli autocrati.”

Si è denunciato il clima politico soffocante dell’Albania dove la partecipazione politica è ostacolata

da pratiche repressive: licenziamenti, sospensioni delle pensioni e minacce ai familiari di attivisti

scomodi. Una democrazia formale, ma svuotata di sostanza.

Nel pomeriggio, la marcia ha raggiunto le porte del Centro di Permanenza per il Rimpatrio di

Gjäder. Qui, attivisti e attiviste hanno commemorato le 47 vittime dei CPR italiani, portando

solidarietà alle persone trattenute.

Un progetto fallimentare e disumano

L’accordo tra Italia e Albania, fortemente voluto dal governo Meloni, si sta rivelando un fallimento

politico e logistico. L’hotspot di Shëngjin è praticamente vuoto, mentre il CPR di Gjäder ospita

mediamente una ventina di persone, a fronte di 880 posti disponibili. Eppure, l’Italia ha già speso

670 milioni di euro di fondi pubblici per questi centri, di cui 127 milioni provenienti da tagli ai

ministeri dell’Economia, degli Esteri e dell’Università. Un costo altissimo, che ha prodotto sofferenza

e detenzione arbitraria.

Libertà di movimento, dignità per tutti

Da Gjäder a Roma, da Bruxelles a Nantes, dagli Stati Uniti al Messico, dalla Libia alla Tunisia, il

messaggio si ripete e si rafforza: Libertà di movimento, fine delle deportazioni, dignità per ogni

persona”.

La mobilitazione transnazionale promette di continuare la sua lotta per un’Europa senza gabbie, dove

la vita umana deve valere più dei confini.

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