Domenica, 07 dicembre 2025 - ore 16.21

Pianeta migranti. La sicurezza che esclude è una forma di guerra social

Papa Leone, Giubileo dei Migranti e dei Movimenti Popolari.

| Scritto da Redazione
Pianeta migranti. La sicurezza che esclude è una forma di guerra social

 

Pianeta migranti. La sicurezza che esclude è una forma di guerra sociale

Papa Leone, Giubileo dei Migranti e dei Movimenti Popolari.

Le barche che cercano un porto sicuro non dovrebbero incontrare il gelo dell’indifferenza”. Eppure, è proprio questo il clima che domina un’Europa sempre più blindata, dove la sicurezza si trasforma in esclusione, e l’indifferenza diventa norma.

Disobbedite all’indifferenza!” ha tuonato Papa Leone, rompendo i confini ecclesiali per farsi voce pubblica, radicale, in un continente che continua a costruire muri — materiali e culturali.

Davanti a migliaia di delegati di cooperative, sindacati di base, comunità migranti e associazioni sociali, il pontefice ha denunciato con parole nette “le misure disumane che trattano i migranti come rifiuti da smaltire”. Non numeri, non invasori, ma persone. Fratelli e sorelle portatori di speranza viva, che vengono respinti, sorvegliati, incarcerati. “Questa è la nuova idolatria del potere: quella che sacrifica gli ultimi in nome della sicurezza.”

Un discorso politico, non solo morale

Le parole del papa arrivano in un tempo in cui l’Europa alza barriere e i governi — anche quelli che si proclamano cristiani — tagliano i fondi per l’accoglienza. “La sicurezza non si costruisce contro qualcuno, ma con qualcuno. L’unica frontiera legittima è quella della coscienza.” Non è solo un appello spirituale, ma una critica frontale alle politiche di esternalizzazione delle frontiere, ai respingimenti nel Mediterraneo, alle detenzioni arbitrarie nei centri per migranti.

Ai Movimenti Popolari, Leone parla chiaro: il diritto alla terra, alla casa, al lavoro non è un privilegio, ma un diritto sacro. E quando viene negato, si innesca una guerra sociale.

Contro la cultura dello scarto e l’indifferenza globale

Riprendendo la “cultura dello scarto” denunciata da Francesco, Leone ne radicalizza il tono: “Stiamo creando un sistema che decide chi ha diritto di esistere e chi no. La globalizzazione dell’indifferenza è ormai un regime, e noi dobbiamo disobbedire.” È un invito a scuotere il torpore, a organizzarsi, a reagire.

Non basta piangere sui morti del mare — ammonisce — bisogna cambiare le regole che producono le morti.” E chiama la Chiesa a farsi popolo: “I migranti rinnovano il volto delle nostre comunità. Se li accogliamo, la Chiesa si rigenera. Se li respingiamo, si svuota.” È una teologia della contaminazione, che propone una Chiesa-mondo dove l’altro non è ospite, ma parte viva.

La pace si costruisce dal basso

Nel dialogo con i Movimenti Popolari, Leone insiste: le migrazioni non sono un fenomeno isolato, ma il prodotto di un sistema economico e ambientale ingiusto. “Non ci saranno politiche migratorie giuste senza giustizia economica e climatica. Finché la terra sarà saccheggiata, le persone continueranno a fuggire.” Le migrazioni forzate non sono un incidente, ma il frutto di un modello di sviluppo che uccide. E il silenzio di chi ne beneficia è complicità.

Costruire ponti, non muri” — un programma politico

Nel suo appello finale, Leone rilancia lo slogan simbolo del suo pontificato: “Costruiamo ponti, non muri. Apriamo i cuori e le frontiere. La fraternità non è un sentimento, è un atto politico.” Un messaggio che, letto con occhi laici, suona come un manifesto di resistenza morale contro la deriva securitaria del nostro tempo.

 

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