Pianeta Migranti. L’Italia costruisce un nuovo Centro di respingimento in Libia
A Bengasi, un centro per le intercettazioni in mare, aiuta la rete di Haftar.
Il governo italiano, con fondi della Commissione europea, vuole aprire un nuovo “Centro di
Coordinamento di Soccorso Marittimo” a Bengasi, nella Libia orientale controllata dal generale Haftar.
Bengasi replica del modello Tripoli per intercettare in mare e respingere in Libia.
Dietro la retorica del soccorso, si nasconde un sistema di cattura e deportazione che negli anni ha riportato decine di migliaia di persone nei centri di detenzione libici, in violazione dei diritti umani fondamentali.
Il Centro di Bengasi infatti, sorgerà in un’area controllata da milizie accusate di crimini di guerra, torture e violenze sistematiche contro migranti e rifugiati, tra cui la brigata Tareq Ben Zayed, guidata da Saddam Haftar, figlio del generale Khalifa.
Il nuovo Centro sarà realizzato su iniziativa italiana con almeno 3 milioni di euro dello ‘European Peace Facility’ un fondo per la pace, che paradossalmente, servirà a bloccare le persone nei lager libici, in dispregio del divieto di respingere sancito dalla Corte europea dei diritti dell’uomo e dalla legge del diritto del mare.
Perché proprio a Bengasi, nella Libia orientale se l’89% dei migranti parte dalla Libia occidentale?
Bengasi si trova nell’area di influenza del generale Haftar dove sono già presenti la Russia (Wagner /Africa Corps) e altri attori regionali. L’assenza europea significherebbe perdere completamente influenza nella zona. C’è poi un motivo pragmatico: cooperare con la Libia è più facile che convincere 27 governi europei a condividere i richiedenti asilo nei loro Paesi. Inoltre, è una strategia che riduce la visibilità degli arrivi e questo dà sicurezza agli elettori; una sicurezza però apparente, perché le rotte migratorie si dirigono su altri percorsi. Tuttavia, se gli arrivi calano per un po’ di mesi, la politica europea vanta un successo. Non importa se le violenze aumentano e se il fenomeno non si risolve. L’UE non ignora che queste politiche risultano rassicuranti e convincenti, anche se moralmente e strutturalmente fallimentari.
L’orrore rinvenuto vicino a Bengasi
Fonti Reuters e dell’Organizzazione mondiale dei migranti testimoniano, a circa 160 km da Bengasi, l’esistenza di una prigione, a tre metri di profondità, dove 221 migranti subsahariani incluse donne e bambini, sono stati detenuti da due anni. E come se non bastasse, è stata rinvenuta anche una fossa comune con decine di cadaveri. Libia: 221 migranti trovati in una prigione sotterranea - Nigrizia



