Pianeta Migranti. Li respingiamo da vivi e ritornano da morti
Sulle spiagge della Calabria e della Sicilia il mare continua a restituire corpi di migranti annegati. È uno stillicidio silenzioso, che si consuma lontano dai riflettori.
La rotta del Mediterraneo centrale resta la più letale per chi fugge dal Nord Africa verso l’Europa. Secondo l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, nel solo mese di gennaio oltre 450 persone hanno perso la vita: tre volte il numero registrato a gennaio 2025. Refugees in Libya stima addirittura circa mille dispersi, travolti dal ciclone Harry: una stima fatta in base agli allarmi di amici e conoscenti che non hanno più notizie dei loro cari.
Laura Marmorale, presidente di Mediterranea Saving Humans, denuncia: “I nostri gruppi locali in Sicilia e Calabria documentano un continuo ritrovamento di corpi a pezzi, di bambini e uomini senza identità”.
Politiche securitarie, repressione e indifferenza
I cadaveri sulle spiagge non hanno trovato spazio nei media. E nella politica sembra non aver scosso nessuno: la priorità dell’Europa e dell’Italia non è salvare vite, ma bloccare le partenze.
La scorsa settimana il Consiglio dei ministri ha presentato un nuovo disegno di legge che irrigidisce ulteriormente i precedenti decreti sicurezza, già fortemente punitivi verso i migranti. Il nuovo ddl immigrazione:
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accelera le procedure di frontiera, riducendo tempi e garanzie per chi chiede asilo
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introduce un possibile blocco navale fino a sei mesi per le navi umanitarie
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prevede multe e sanzioni economiche per chi non rispetta le nuove disposizioni
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consente la confisca delle navi in caso di reiterazione
L’obiettivo è chiaro: ostacolare gli arrivi e limitare i soccorsi. Le conseguenze sono altrettanto chiare: più morti in mare. E mentre le ong esprimono un dissenso netto, l’opinione pubblica sembra accogliere tutto con indifferenza.
Le voci della Chiesa: Mons. Perego e il vescovo di Trapani
Monsignor Gian Carlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio, Presidente della Commissione episcopale per le migrazioni e della Fondazione Migrantes, ha espresso una una critica ferma, sul piano morale, costituzionale e sociale. Ha respinto politicamente il ddl, contestandone i presupposti e gli effetti sulle persone e sulle comunità.
Ha ricordato l’articolo 10 della Costituzione: “Lo straniero, al quale sia impedito nel suo Paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica”.
Il vescovo di Trapani, Pietro Maria Fragnelli — in una diocesi che sta seppellendo i corpi delle vittime del ciclone Harry — ha denunciato la deriva emotiva e culturale del nostro tempo:
“C’è una terribile involuzione, un clima di insicurezza. Il mondo occidentale è condizionato dall’individualismo; la gente si rifugia nei social per fuggire dalla realtà. Siamo travolti dalle informazioni, ma incapaci di leggere le tragedie con il cuore e con una visione globale. La paura del futuro ci fa chiudere nella nostra tana, fingendo che il mondo cominci e finisca lì. È un fenomeno opposto alla globalizzazione, ma solo sul piano emotivo: perché, di fatto, non possiamo rinunciarvi e forse oggi ci accorgiamo che non siamo noi a governarla”.



