Martedì, 23 luglio 2024 - ore 23.05

Riflessioni sulle elezioni partendo dai voti assoluti | Gianni Cuperlo

Le tre forze di governo perdono nel complesso1.308.000 voti

| Scritto da Redazione
Riflessioni sulle elezioni partendo dai voti assoluti | Gianni Cuperlo

Riflessioni sulle elezioni partendo dai voti assoluti | Gianni Cuperlo

Vi segnalo una riflessione molto interessante

Qualche spunto (ancora a caldo, con gli scrutini delle amministrative in corso).

  1. Partiamo dai numeri assoluti (che spesso vengono ignorati, e invece qualcosa dicono).

Allora: voti reali rispetto alle politiche (cifre arrotondate).

Le tre forze di governo perdono nel complesso1.308.000 voti.

Fratelli d’Italia: - 634.000.

Lega: - 381.000

Forza Italia: - 293.000.

Sul fronte delle opposizioni, Pd e AVS guadagnano 748.000 voti.

PD: +218.000.

AVS: +530.000.

Il M5S perde 2.024.000 voti.

Italia Viva, Azione e +Europa perdono complessivamente 1.340.000 voti.

  1. Il risultato del PD appare straordinario e conseguito dopo una campagna condotta città su città, dalle grandi alle medie alle più piccole e remote.

Grande l’impegno e la generosità della Segretaria che va solamente ringraziata per un esito che pochi due mesi fa avrebbero preventivato.

La mia esperienza, assai più limitata, è stata di tappe vissute sempre con l’entusiasmo dei nostri iscritti, militanti, e di candidate e candidati che si sono spesi anche nelle situazioni più ostiche e da affrontare remando in salita.

A ciascuno di loro un abbraccio carico di riconoscenza.

  1. Interessante una notazione fatta da Alessandro De Angelis, riguarda la differenza tra noi (PD) e il partito della premier.

La riassumo in modo stringato: Fratelli d’Italia si conferma il partito di “una donna sola al comando” e le preferenze raccolte dai suoi candidati (relativamente poche) suonano come conferma.

Nel PD mai come questa volta, invece, vince un partito che si rispecchia nella linea della sua Segretaria, e assieme a quella riesce a valorizzare energie e personalità (amministratori, indipendenti…) dai profili diversi (per inciso: andremo a Strasburgo con la delegazione più numerosa tra tutti i partiti progressisti europei).

Insomma, vince un formidabile gioco di squadra che adesso carica il partito della responsabilità di attrezzare l’alternativa vincente alla destra.

Come si direbbe nella Capitale: se po’ fa’!

Anzi, si deve!

  1. Inutile negare l’evidenza: la svolta a destra di pezzi consistenti di elettorato c’è stata (e i risultati di Francia e Germania parlano la lingua dell’ultradestra di ispirazione e impianto neofascista).

Altrettanto inutile urlare “Al lupo Al lupo”: bisogna, però, che lassù a Bruxelles qualcuno si tolga del tutto dalla testa l’idea che gli europei seguono in branco la tecnocrazia (anche la più illuminata) quando attiva proposte (slogan, direttive, ordini dall’alto) che per quanto motivati se ne infischiano della percezione che ne potrà avere la parte di mondo più a disagio e in difficoltà (con la rate del mutuo o la spesa a fine mese).

Se un monito si è levato forte e chiaro dalle urne è di ritessere la trama di una reciproca comprensione: nel linguaggio e nei messaggi che la politica intende inviare.

Non credo affatto che la svolta a destra sia irrecuperabile (e i dati in arrivo da Madrid e Lisbona lo confermano).

Dico solo che sarebbe sucida proseguire sul sentiero di ieri e ieri l’altro senza farsi un esame di coscienza.

Presto!

  1. Tradotto: guai se nel PPE (o in altre forze della maggioranza europea uscente) prevale il riflesso dell’autosufficienza (che è come dire, “i rapporti di forza restano gli stessi di prima e continuiamo a fare come ci pare”).

Com’era il detto?

Uomo avvisato, mezzo…

  1. La sesta nota mi è stata suggerita da un osservatore attentissimo (che resterà anonimo tra noi), ed è questa, anzi sono due punti.

Il primo: a leggere i dati delle dieci principali città del paese (Torino, Milano, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Bari, Napoli, Palermo…) il distacco tra noi e la seconda forza (Meloni) è quasi sempre altissimo.

A conferma di un radicamento nelle aree metropolitane che coincide in parte con la nostra maggiore presenza organizzata e in parte con quel voto d’opinione che guarda a sinistra.

In quelle stesse città è molto alto anche il risultato di AVS che raccoglie gran parte del suo consenso in queste realtà (e comunque nelle città medio grandi mentre sono molto più bassi nella provincia).

La seconda riflessione (va presa solamente come un puro indicatore visti i numeri limitati) è che nel voto dei fuori sede (parliamo di circa 17.000 studenti universitari, ma non solo) il partito più votato è AVS e subito dietro noi.

La combinazione di questi due elementi (il voto più motivato delle città, soprattutto le principali, e una ripresa del voto a sinistra dei più giovani) può diventare un elemento importante della riflessione da compiere sull’investimento da fare dopo questo passaggio elettorale.

  1. Tornando all’Europa il discorso piega su un altro lato: lo sconquasso prodotto sul governo tedesco e francese (i due governi più spinti sul terreno della guerra) dovrebbe indurre a una riflessione profonda (che non significa cambiare giudizio su quell’invasione, ma prendere atto di quanto una certa destra nazionalista ha agitato sentimenti presenti in un pezzo delle opinioni pubbliche).

Su questo fronte si alimenterà (temo) tutta la dietrologia sul potere di condizionamento e inquinamento del voto da parte di Mosca (ma anche su questo, gioco forza, bisognerà tornare).

  1. Il M5S patisce una brutta sconfitta, ma attenzione a dare per spenta una forza che (è accaduto già in passato) ha delle risorse e non rinuncerà alla sua battaglia.

Brava Elly Schlein a non voler mai ingaggiare una polemica nel campo delle opposizioni, penso che questo spirito unitario premierà chi lo ha coltivato e continuerà a farlo.

Vorrei che tra queste figure vi fosse, da ora in avanti, anche Giuseppe Conte.

  1. Mi spiace che il generale fanatico sia stato eletto, ma vediamola dal lato buono: se prende un volo per Bruxelles e si ferma lì, anche noialtri quaggiù avremo un po’ più di respiro.
  2. Non c’entra col voto, ma domani nel primo pomeriggio, nell’Aula della Camera, ci sarà la commemorazione per i quarant’anni dalla morte di Enrico Berlinguer (mentre oggi, 10 giugno, sono cento anni esatti dal sequestro e uccisione di Giacomo Matteotti).

Gianni Cuperlo

 

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