Giovedì, 29 settembre 2022 - ore 03.40

A gennaio i prezzi dei generi alimentari sono aumentati in tutto il mondo

Olii vegetali e prodotti lattiero-caseari fanno lievitare l’Indice Fao dei prezzi dei prodotti alimentari

| Scritto da Redazione
A gennaio i prezzi dei generi alimentari sono aumentati in tutto il mondo

Secondo la Fao, «Gennaio segna un rialzo dell’asticella dei prezzi mondiali dei generi alimentari, alimentato perlopiù dalle strozzature dal lato dell’offerta di oli vegetali». Infatti, a  gennaio l’Indice FAO dei prezzi dei prodotti alimentari, che rileva le variazioni mensili dei prezzi internazionali dei generi alimentari comunemente oggetto di scambio, ha registrato in media 135,7 punti, pari a un aumento dell’1,1% a dicembre.

La Fao evidenzia che «Sulla fiammata di gennaio pesa soprattutto l’Indice FAO dei prezzi degli oli vegetali, che, con un’inversione di rotta rispetto ai valori di dicembre, ha messo a segno un incremento del 4,2% su base mensile, di gran lunga il maggior rincaro fin qui osservato. In accelerazione anche le quotazioni di tutti i principali olii, sorrette  tra l’altro dall’aumento delle tariffe del petrolio greggio. A sostenere il rincaro dei prezzi dell’olio di palma sono stati perlopiù i timori di una possibile riduzione della disponibilità di esportazioni dall’Indonesia, il principale esportatore a livello mondiale, mentre i prezzi dell’olio di soia sono stati puntellati dalla robusta domanda di importazioni, soprattutto dall’India; le quotazioni dell’olio di colza sono rimbalzate verso l’alto per la persistente stretta sui rifornimenti e le tariffe dell’olio di semi di girasole hanno risentito sia della stretta sui rifornimenti sia dell’impennata della domanda di importazioni un po’ ovunque sul piano internazionale».

Boubaker Ben-Belhassen, direttore della divisione mercati e commercio della Fao, ha aggiunto che «La ridotta disponibilità di esportazioni, associata ad altre criticità dal lato dell’offerta, in particolare la carenza di manodopera e condizioni meteorologiche svantaggiose, ha fatto volare alle stelle i prezzi degli oli vegetali. Il timore è che l’impatto di tali complicazioni non si risolva a breve».

Stessa dinamica per l’Indice FAO dei prezzi dei prodotti lattiero-caseari, che è aumentato per il quinto mese consecutivo (+2,4%), complici i formidabili incrementi registrati per latte scremato in polvere e burro.  La Fao spiega che «Un calo della disponibilità di prodotti per l’esportazione nell’Europa occidentale e, per quanto riguarda i mesi futuri, le aspettative di una produzione di latte al di sotto del volume medio in Oceania hanno contribuito alle strozzature emerse nei mercati mondiali dei prodotti lattiero-caseari, con il concorso dei ritardi accumulati nella lavorazione e nel trasporto, a loro volta riconducibili a una carenza di manodopera causata dalla pandemia COVID-19».

Invece, a gennaio è stato minimo – +0,1% – il rialzo dell’Indice FAO dei prezzi dei cereali rispetto a dicembre. Ma i prezzi all’esportazione del mais hanno guadagnato 3,8 punti percentuali, un rincaro innescato da persistenti condizioni di siccità nell’America meridionale, mentre le quotazioni mondiali del grano sono sprofondate del 3,1% grazie agli abbondanti raccolti registrati in Australia e Argentina. Invece, il rimbalzo mensile dei prezzi internazionali del riso (+ 3,1%) va imputato alla scarsità dei raccolti e al costante volume di acquisti da parte dei consumatori asiatici.

A gennaio è stato leggermente in rialzo anche l’Indice FAO dei prezzi della carne, con le quotazioni delle carni bovine che «Hanno raggiunto un nuovo picco dopo che la domanda mondiale di importazioni ha superato l’offerta di esportazioni, mentre i prezzi delle carni ovine e di pollame hanno mostrato una parabola discendente, frutto di un volume di forniture esportabili maggiore rispetto alla domanda di importazioni. In aumento, sia pur lieve, anche le quotazioni di carne suina, in parte come contraccolpo dell’incremento del costo dei fattori di produzione, che ha frenato la domanda globale», dicono alla Fao.

L’Indice FAO dei prezzi dello zucchero è stato l’unico sottoindice a segnare una controtendenza in gennaio, in calo del 3,1% rispetto al mese precedente grazie sia alle buone prospettive di produzione nei principali Paesi esportatori (India e Thailandia), sia al miglioramento delle piogge e alla diminuzione dei prezzi dell’etanolo in Brasile.

La Fao ha anche aggiornato le sue previsioni sulla produzione mondiale di cereali nel 2021, attualmente stimata in 2 793 milioni di tonnellate, in crescita dello 0,8%. Stando al nuovo Bollettino sulla domanda e l’offerta dei cereali della Fao,  «Nel 2021 la produzione mondiale di grano dovrebbe ricalcare le cifre del 2020, mentre la produzione di cereali secondari salirebbe dell’1,3% e quella del riso diminuirebbe dello 0,7».

Quanto al 2022, «Grazie alle condizioni atmosferiche prevalentemente favorevoli attese nell’emisfero settentrionale, le semine di grano dovrebbero aumentare a livello globale, anche se tale crescita potrebbe essere smorzata dall’elevato costo dei fattori di produzione. Le prospettive per il mais sono favorevoli, con prezzi elevati che rispecchiano il primato di semine in Argentina e Brasile».

La Fao calcola che «Nel biennio 2021/2022 l’utilizzo di cereali a livello mondiale aumenterà dell’1,6 percento su base annua, il che suggerirebbe una presunta contrazione del rapporto mondiale tra riserve e utilizzo di cereali al 28,7%, un valore quest’ultimo leggermente inferiore rispetto al dato dello scorso anno, ma pur sempre attestato a un livello storicamente favorevole».

La più recente previsione Fao sugli scambi commerciali di cereali a livello mondiale nel 2021/2022  porta a un dato record di 481 milioni di tonnellate, in crescita dello 0,4% rispetto al precedente esercizio commerciale. La Fao conclude: «Tale valore riflette l’attesa di un incremento del 2% degli scambi mondiali di grano e di un’impennata di quasi il 4% del volume di riso oggetto di scambio a livello mondiale, che andrebbero a controbilanciare ampiamente la contrazione annunciata per i cereali secondari (-1,5%)».

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