Buongiorno a tutti voi. Oggi ricordiamo una triplice ricorrenza: l’anniversario di una Vittoria nella grande guerra del 15-18, che determinò il ricongiungimento con l’Italia di ogni sua parte, il giorno dell’Unità nazionale così conseguita, la Festa delle Forze Armate, che sono state protagoniste del formarsi dell’Italia unita e ne presidiano il ruolo nel mondo.
Dunque, celebriamo la fine di una guerra che generò milioni e milioni di morti e deturpò altri milioni di uomini, senza contare la miseria che seminò nel continente, preparando così lo scoppio della seconda guerra mondiale. In mezzo ai due drammatici eventi, esplosione di nazionalismi, crisi economiche spaventose, risentimenti mai sopiti, figli degli accordi successivi al primo conflitto.
Proprio in questa piazza, pochi mesi fa abbiamo inaugurato il restauro dell’Arciere di Arturo Dazzi, opera che commemora i 121 concittadini cremaschi morti appunto nella Grande Guerra. Un simbolo che unisce, l’Arciere, perché ci ricorda ciò che si perde per sempre con la guerra, dunque un monito, il suo slancio così plastico e giovanile deve rammentarci quello spezzato delle vite perdute nel corso di una guerra drammatica, come lo furono la prima e poi la seconda guerra mondiale.
Come ogni persona di buona volontà, vorrei che questa testimonianza scultorea, tornata al suo splendore esattamente un secolo dopo l’entrata nel vicolo cieco di una guerra crudele, ricordasse a ogni cremasco, soprattutto a ogni giovane, che le nostre vite sono rappresentate nella postura di quell’Arciere. Tutti siamo proiettati verso un futuro che vorremmo luminoso, ma siamo noi gli artefici del nostro futuro, e la guerra rimane il modo peggiore per farlo.
Ogni 4 novembre, peraltro, ricorrendo la vittoria della prima guerra mondiale, rinnoviamo anche il nostro grazie alle Forze Armate, protagoniste nella prima guerra mondiale. E nel successivo conflitto. Rendiamo loro onore proprio perché siamo contrari a ogni forma di violenza e sappiamo che la violenza si batte affermando i principi della pace, anche mediante il rispetto che un Paese incute con i propri eserciti a chi vorrebbe minacciarlo. Ma ringraziamo le nostre Forze Armate anche perché in questi anni si sono trasformate, quasi per un paradosso, in una forza di pace, protagoniste di azioni di sicurezza sempre più aperte alle esigenze di un mondo globale, stravolto da profondi mutamenti, ma anche da grandi attentati ai diritti primari delle persone del pianeta. Gli uomini delle nostre forze armate sono diventati messaggeri dei valori della nostra Costituzione, anche oltre i confini dell’Italia, attestandosi in difesa dei diritti umani e della democrazia. Difendendoli, purtroppo, anche col sangue di nostri giovanissimi connazionali.
Commemorare significa dunque ringraziare con affetto le nostre Forze Armate. Ringraziare coloro che combattono, perché la libertà e il diritto siano una conquista collettiva. Pensiamo a quegli italiani che abbiamo perso in missioni di pace all’estero, ma pure tutti gli operatori della sicurezza e delle FF.OO., oggi qui massimamente rappresentati, che, quotidianamente, anche nel nostro Paese, nelle nostre città, qui e ora, consumano la propria vita per rendere la nostra più sicura e più libera. Non sciupiamo l’insegnamento e il sacrificio di tutti loro e continuiamo a insegnare ai nostri ragazzi che anche oggi la pace non è data per sempre, ma ci chiede giorno per giorno di proteggerla e averne cura.
Commemorazione del 4 novembre a Crema, il discorso del Sindaco Stefania Bonaldi
Trasmettiamo il discorso del Sindaco di Crema di stamattina, in occasione della Festa dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate

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