Giovedì, 20 giugno 2024 - ore 10.18

Corte dei conti europea: le città dell’Ue devono orientarsi verso modi di trasporto sostenibili

Non ci sono segnali di un sostanziale cambiamento in materia di mobilità urbana e nell’adozione di modi di trasporto urbano più sostenibili e rispettosi dell’ambiente

| Scritto da Redazione
Corte dei conti europea: le città dell’Ue devono orientarsi verso modi di trasporto sostenibili

Secondo la Corte dei conti europea, «La congestione del traffico è una delle maggiori sfide per la mobilità urbana, incide sulla vita della maggior parte degli europei e ha un costo di circa 270 miliardi di euro all’anno. Un traffico fluido nelle aree urbane potrebbe favorire la crescita economica e accrescere la produttività dei lavoratori fino al 30 %. La congestione nelle aree urbane può inoltre compromettere l’efficienza della più vasta rete di trasporti europea».

A livello locale, la mobilità urbana è gestita dagli Stati membri e dalle città e la Commissione europea può svolgere solo un ruolo limitato. Però, nel 2013 la Commissione Ue ha sollecitato un salto di qualità nell’affrontare i problemi della mobilità urbana, aumentando i finanziamenti disponibili e promuovendo il passaggio a modi di trasporto urbano maggiormente sostenibili. L’Ue investe molte risorse per aiutare le città a favorire una mobilità più rispettosa dell’ambiente: per il periodo 2014‑2020, ha stanziato circa 16,5 miliardi di euro per la mobilità urbana, la maggior parte per trasporti puliti (metropolitana e tram), ma anche per piste ciclabili e sistemi di trasporto intelligenti.

La nuova Relazione speciale “Mobilità urbana sostenibile nell’UE: senza l’impegno degli Stati membri non potranno essere apportati miglioramenti sostanziali” della Corte dei conti europea evidenzia che «I trasporti stradali sono una delle principali cause dell’inquinamento atmosferico e delle emissioni di gas a effetto serra nelle aree urbane».

La Corte ha esaminato se il sostegno dell’Ue abbia contribuito a rendere la mobilità urbana maggiormente sostenibile e se le città abbiano realizzato progressi dopo la diffusione del pacchetto sulla mobilità urbana della Commissione europea del 2013. Ha esaminato i trasporti pubblici, l’inquinamento e la congestione in otto centri metropolitani in quattro Stati membri: Amburgo e Lipsia in Germania, Napoli e Palermo in Italia, Łódź e Varsavia in Polonia e Barcellona e Madrid in Spagna. Tutte le città visitate dagli auditor della Corte sono incluse in procedure di infrazione e, alla fine del 2019, registravano tutte, eccetto Lipsia e Palermo, livelli di inquinamento superiori ai limiti consentiti. Le conclusione non sono consolanti: «Sei anni dopo il salto di qualità richiesto dalla Commissione europea ancora non vi sono segnali chiari indicanti un sostanziale cambiamento di approccio nelle città dell’Ue in materia di mobilità urbana e l’adozione di modi di trasporto urbano più sostenibili e rispettosi dell’ambiente. In particolare, non vi è una significativa riduzione dell’uso dell’auto privata, e l’inquinamento atmosferico in molte città resta al di sopra dei livelli di sicurezza.

Iliana Ivanova, la responsabile della relazione della Corte, evidenzia che «Potrebbe occorrere più tempo per migliorare in modo significativo la mobilità nelle nostre città e renderla più sostenibile, ma senza l’impegno degli Stati membri ciò non sarà possibile. Tutte le parti interessate, a livello UE, nazionale, regionale e cittadino devono collaborare per raggiungere questo obiettivo. Il recentissimo Green Deal europeo sottolinea quanto sia importante realizzare nelle nostre città questo salto di qualità atteso da tempo».

Secondo la Relazione, «Una rete di trasporti pubblici efficiente, che includa le zone periferiche e preveda diverse opzioni di trasporto, è fondamentale per incoraggiare i cittadini ad abbandonare l’auto privata a favore di mezzi di trasporto più puliti, ossia a spostarsi a piedi e in bicicletta o ad utilizzare i trasporti pubblici»

la Corte ricorda che «Dal 2013 la Commissione ha diffuso orientamenti su come affrontare le sfide poste dalla mobilità urbana ed ha aumentato i finanziamenti dell’Ue a progetti in tale settore. Le città europee hanno potuto così adottare una serie di iniziative per migliorare la qualità e la disponibilità dei trasporti pubblici», ma tuttavia rileva che «I progetti finanziati dall’Ue non sempre erano basati su strategie di mobilità urbana valide e non si sono rivelati così efficaci come previsto. Le città hanno difficoltà ad utilizzare in modo efficace e sostenibile gli aiuti dell’Ue per due principali ragioni: difficoltà nel reperire fondi propri sufficienti con cui finanziare i costi di esercizio e di manutenzione e problemi nell’elaborare politiche coerenti in materia di parcheggi, zone pedonali e uso della bicicletta». Inoltre, la Corte ha rilevato che «I progetti finanziati hanno spesso registrato ritardi e non hanno raggiunto il numero di passeggeri previsto».

Nel 2019 la Commissione ha iniziato a formulare raccomandazioni specifiche sulla mobilità urbana per gli Stati membri, come parte del processo del Semestre europeo. La Corte sottolinea che «Occorre verificare il seguito dato a tali raccomandazioni, per accertare come vengono utilizzati i fondi nazionali e dell’Ue« e invita la Commissione europea a «richiedere agli Stati membri di fornire dati migliori sulla mobilità urbana nelle principali città e a riferire regolarmente in merito ai progressi compiuti. Inoltre, le città che non hanno ancora elaborato un piano valido di mobilità urbana sostenibile non dovrebbero più ricevere finanziamenti dell’Ue».

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