(CR) Pianeta Migranti. Mediterranea e Migrantes insieme nei salvataggi in mare.
La nave mare Jonio affiancata dal veliero della Cei per una missione di “solidarietà e amicizia sociale”. Dure critiche dai giornali di destra.
La vantata “riduzione degli sbarchi in Italia” registra in realtà un aumento del numero delle violenze e dei morti. Secondo gli ultimi dati dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni dell’ONU, dall’inizio di quest’anno al 17 agosto, sono morte o risultano disperse nel Mediterraneo Centrale oltre 1.000 persone, mentre quasi 14.000 sono state catturate in mare e deportate nuovamente nei famigerati campi di prigionia in Libia. I dati forniti dalle stesse autorità tunisine, dicono che oltre 30.000 persone in partenza dalla Tunisia sono state intercettate a terra o in acqua. Per molte di esse il destino è stata la deportazione e l’abbandono nel deserto. È questa la diretta conseguenza degli accordi stipulati dai governi italiani e dalle istituzioni europee con milizie e regimi di Libia e Tunisia.
La missione della nave umanitaria Mare Jonio (di Mediterranea Savin Humans), che, partita da Trapani tra sabato e domenica 25 agosto ha salvato 182 persone in un’operazione congiunta con Migrantes che è in mare con un veliero per svolgere “funzioni di osservazione e documentazione, informazione e testimonianza”, afferma la Ong.
“Siamo tornati di nuovo là dove bisogna essere: nel Mediterraneo per soccorrere le persone in fuga da tortura, violenze e violazioni dei diritti umani e contrastare le intercettazioni e le deportazioni in Libia e Tunisia” scrive sui social l’organizzazione umanitaria. All’obiettivo prioritario della missione di salvaguardare a ogni costo ogni singola vita umana in pericolo in mare, spiega Laura Marmorale, presidente di Mediterranea Saving Humans, si aggiunge infatti quello di impedire intercettazioni e respingimenti delle persone migranti “verso porti e Paesi non sicuri”, dove i diritti fondamentali sono negati e la stessa incolumità delle persone è quotidianamente a rischio. Intercettazioni e respingimenti che sono aperte violazioni del diritto internazionale, umanitario e marittimo.
Don Mattia Ferrari parroco di Mediterranea spiega che questa missione “vede insieme Chiesa e persone di buona volontà, provenienti da mondi sociali e culturali diversi, ma unite nel comune amore viscerale, come indica il Vangelo, verso i nostri fratelli e sorelle migranti”. È un percorso che si fa insieme, aggiungedon Ferrari, “anche attraverso il soccorso in mare dei naufragi e dai respingimenti per vivere quella fraternità universale che non può rimanere un valore astratto, ma deve farsi carne attraverso i nostri corpi, le nostre vite, le nostre relazioni”. Andare per mare, significa anche “spezzare questo muro di cinismo e di indifferenza”, per poter “svegliare le coscienze, perché la società è troppo distratta e non possiamo continuare a tollerare questa strage continua fatta di naufragi e di respingimenti”. “Occorre spezzare tutto questo e non esserne complici!”.
Anche se questa è la loro prima impresa ufficiale condivisa, la collaborazione tra la Chiesa e Mediterranea risale a diversi anni fa. Papa Francesco ha spesso incontrato i membri dell’organizzazione, esprimendo pubblicamente il suo sostegno.
Per questa nuova missione il Papa ha inviato la sua benedizione all’equipaggio di Mediterranea e a Migrantes. “Prego per voi”, scrive Francesco, ringraziando l’equipaggio per la sua testimoniuanza a fianco dei migranti.



