(CR) Pianeta Migranti. Il passo indietro del nuovo regolamento UE sui rimpatri
La proposta deve essere approvata dal Consiglio e dal Parlamento Europeo e ha ricevuto reazioni contrastanti da diversi gruppi politici.
L’11 marzo la Commissione europea ha presentato un nuovo regolamento sui rimpatri dei “migranti irregolari” sul territorio UE che prevede una stretta e più espulsioni. I migranti che ricevono l’ordine di espulsione verranno portati nei centri per il rimpatrio per un periodo fino a 24 mesi, a fronte dei 18 attuali. Aumenterà il controllo capillare alle frontiere per fermare gli irregolari. Resteranno i finanziamenti a Libia e Tunisia, per fermare le partenze e rafforzare i rimpatri.
Tutto questo lascia man libera alla violenza già oggi esercitata da parte della polizia di frontiera, indistintamente, su uomini, donne e bambini, senza garantire il diritto di chiedere asilo.
«Questa nuova proposta sarà dannosa, e conferma l’ossessione dell’UE per le deportazioni, invece di prendere in considerazione misure che potrebbero davvero favorire l’inclusione sociale e la regolarizzazione», ha commentato Silvia Carta, responsabile advocacy officer per Platform for International Cooperation on Undocumented Migrants (PICUM). « Accadrà che un maggior numero di persone saranno rinchiuse nei centri di detenzione in tutta Europa con famiglie separate e persone inviate in Paesi che nemmeno conoscono».
120.457 migranti sono stati respinti alle frontiere dell’UE nel 2024, secondo un recente rapporto di nove ONG europee. Pushbacks Report 2024.pdf
I pushback (respingimenti) sono già a sistema in Grecia, Bulgaria, Ungheria e Polonia, dove la polizia di frontiera respinge i migranti senza permettere loro di fare domanda di asilo, violando il principio di non-refoulement sancito all’art. 33 della Convenzione di Ginevra del 1951.
I rapporti trimestrali del network intereuropeo Protecting Rights at Borders (PRAB) raccontano di una situazione particolarmente grave tra Bosnia e Croazia, in Polonia e in Lituania dove la polizia di frontiera utilizza armi da fuoco, violenza fisica e verbale, sottrae documenti e vestiti.
Nella maggior parte dei respingimenti verso Libia e Libano sono le guardie costiere dei due Paesi a intercettare le imbarcazioni anche col supporto finanziario e materiale, (monitoraggio, coordinamento, formazione degli agenti) di Italia, Cipro e UE.
Sono 21.762 i pushback registrati sulle coste libiche nel 2024. Le testimonianze raccontano di speronamenti dei barchini, percosse e altri comportamenti violenti che, in alcune occasioni, hanno portato alla morte i migranti intercettati. Per esempio, durante un salvataggio da parte dell’ONG Mediterranea Saving Humans, la Guardia costiera libica, ha «aperto il fuoco su una delle scialuppe di salvataggio della ONG, scatenando il panico e facendo cadere in acqua diverse persone». Altri episodi di violenza sono stati raccolti da Refugees in Libya
Per questo, le organizzazioni autrici del “Pushbacks report 2024” chiedono ai paesi europei di:
-fermare immediatamente tutti i respingimenti e le espulsioni collettive e permettere alle persone di chiedere protezione internazionale alla frontiera o al loro arrivo nel Paese;
- perseguire egli agenti di frontiera che usano o ordinano un’ eccessiva forza o altri maltrattamenti nei confronti di migranti, richiedenti asilo o rifugiati
- sospendere i finanziamenti alle guardie costiere libiche e libanesi finché non avranno garanzie che il sostegno non venga utilizzato per operazioni che contribuiscono a espulsioni sommarie, arresti e detenzioni arbitrarie o maltrattamenti.



