Sabato, 24 luglio 2021 - ore 19.07

Cremona Inceneritore: green paradox?| Bonfante e Rizzi

Dopo aver privatizzato e finanziarizzato le partecipate pubbliche ci si lamenta di una mancata risposta

| Scritto da Redazione
Cremona Inceneritore: green paradox?| Bonfante e Rizzi

Cremona Inceneritore: green paradox?| Bonfante e Rizzi

‘’ in relazione alla proposta di costituzione di un gruppo di lavoro (Steering commitee) proprio sul termovalorizzatore, non risulta ad oggi pervenuta ancora alcuna risposta (da LGH)’’... all’interno di un processo finalizzato alla dismissione dell’impianto di termocombustione e alla ricerca di fonti alternative per sostenere il teleriscaldamento’’(dai capigruppo di maggioranza).

L’intervento sopra riportato, pubblicato dai media in questi giorni, ci sembra surreale, ma ci consente di condividere alcune riflessioni per contribuire ad immaginare il “territorio che vogliamo”.

Dopo aver privatizzato e finanziarizzato le partecipate pubbliche ci si lamenta di una mancata risposta. Forse è opportuno interrogarci sul recente passato. Non sembra essere solo debolezza politica nei confronti di LGH (A2A), visto la sbandierata chiusura dell’inceneritore in ben due campagne elettorali, con nessun passo avanti in questa direzione. Questa città esprime solo lamento per il suo isolamento, dimostrandosi incapace di essere propositiva e lungimirante, per cui manifesta il bisogno di elemosinare interventi dall’alto per togliersi di dosso un provincialismo atavico?

Nello specifico, se effettivamente la chiusura dell’inceneritore fosse nel 2024, ad oggi, ci dovrebbero essere già i cantieri aperti per costruire le alternative ad alimentare il teleriscaldamento. Non siamo cinesi; l’impiantistica di grandi dimensioni ha dei tempi più lunghi delle “chiacchiere”. Le soluzioni avrebbero dovuto essere già ad un punto di non ritorno. E ancora, le soluzioni: centrale a turbo-gas, geotermia binaria con accumulo, solare a concentrazione, ecc., sono davvero quelle adeguate o rischiamo di pagare una bolletta salata per produrre energia, quando, forse, la soluzione è un’altra? Si può pensare, invece, ad un investimento, che si paga da solo, sui numerosi ed energivori edifici pubblici: scuole, uffici, ospedale, ecc, collegati al teleriscaldamento per ridurre i consumi (- 50/60% più che credibile), usufruendo di vantaggi economici diretti (Conto Termico, bandi regionali/statali/europei, Fondo Kyoto) evitando, così, qualsiasi nuova generazione di energia per il teleriscaldamento e staccare la spina dell’inceneritore con notevoli vantaggi sulla bolletta energetica pubblica? Inoltre non dimentichiamo che gli stessi investimenti produttivi sono applicabili anche ai grandi consumatori privati (industria, condomini, ecc) con benefici notevoli in termini di inquinamento atmosferico in una città tra le più inquinate.

Un’ultima annotazione riguarda i fanghi di depurazione nell’inceneritore e al prolungamento della vita dello stesso. I maggiori economisti che si occupano delle implicazioni economiche dovute ai cambiamenti climatici (Skandier, Sinn, Seto) in vista della chiusura di impianti inquinanti, ci ricordano: “….. dimenticheranno i costi sommersi e continueranno a produrre finché il prezzo di mercato è sufficiente a coprire i costi marginali di produzione’’, cioè l’incertezza nell’affrontare la situazione rafforza le motivazioni ostili al cambiamento. Questo viene chiamato ‘’Green paradox’’(paradosso verde). ‘’Le imprese accelerano la produzione inquinante in previsione di future politiche restrittive per incassare profitti il più presto possibile e quindi maggiori saranno le emissioni… e rallentano scientemente le possibilità di progettare e realizzare una transizione ordinata’’. I fanghi in inceneritore si collocano esattamente in questa logica economica.

Maria Grazia Bonfante – Salviamo il paesaggio cremonese, cremasco e casalasco

Ferruccio Rizzi – Attac Italia

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