Martedì, 07 luglio 2020 - ore 18.04

Elezioni in Slovacchia: vincono paura, euroscettici e filo-Putin

Il risultato delle elezioni parlamentari slovacche premia partiti contrari alla politica migratoria dell’Unione Europea

| Scritto da Redazione
Elezioni in Slovacchia: vincono paura, euroscettici e filo-Putin

Contro gli immigrati, antieuropea e filorussa. Così appare la Slovacchia all’indomani delle elezioni parlamentari che, nella giornata di sabato 4 marzo, hanno portato a una situazione frastagliata. Primo, con il 28%, si è classificato il Partito Socialdemocratico SMER-SD del Premier Robert Fico, che, nonostante abbia perso quasi la metà dei voti rispetto alle precedenti elezioni parlamentari, ha staccato ampiamente i conservatori di Libertà e Solidarietà, fermi al 12%. Al terzo posto si è classificato il Blocco dei Cittadini Indipendenti O’lano Nova con l’11%, seguito dal Partito Nazionalista Slovacco con l’8%, al pari del Partito Nazionale Nostra Slovacchia.

A chiudere la lista dei Partiti che hanno superato lo sbarramento necessario per entrare in parlamento sono stati Most Híd, partito vicino alla minoranza ungherese, e la forza politica Siet’, che hanno ottenuto rispettivamente il 6% e il 5%.

Seppur primo nella graduatoria dei Partiti più votati, SMER-SD non ha abbastanza voti né per formare una colazione in solitaria, né per cercare partner di coalizione da una posizione di forza. D’altro canto, una coalizione tra le forze euroscettiche e populiste, le vere vincitrici della contesa, è numericamente impossibile. Proprio gli accenti antieuropei e antimmigrazione sono stati il denominatore comune delle elezioni che quasi tutte le forze politiche hanno condiviso, a partire proprio da SMER-SD. I socialdemocratici sono stati abili nel giocare sulle paure degli slovacchi nei confronti dei migranti tanto quanto, se non meglio rispetto a SaS, SNS e Nostra Slovacchia. Dal canto suo, Fico ha coniugato i proclami antimmigrazione con un populismo sociale atto a ottenere il voto dei pensionati, la categoria di votanti che ha supportato in massa SMER-SD.

Oltre a promettere pacchetti sociali più alti, Fico ha saputo ottenere il voto dei pensionati con l’approvazione, da parte del suo Governo, di provvedimenti apertamente populistici, come la restituzione del danaro pagato in anticipo per il gas in seguito al decremento dei prezzi: un vantaggio del quale hanno giovato persino pensionati di campagna sprovvisti di impianto a gas. Sempre a proposito di gas, altri due ambiti sui quali il Premier slovacco ha puntato per ottenere la rielezione sono l’energia (sottolineando come la Slovacchia sia uno dei più importanti Paesi dell’Unione Europea dal quale transita il gas russo) e il rapporto con la Russia. Se, da un lato, Fico ha autorizzato il transito invertito del gas dalla Slovacchia all’Ucraina (decisione che ha permesso a Kyiv di diminuire la dipendenza energetica da Mosca), dall’altro il Premier slovacco si è detto favorevole a revocare le sanzioni che l’Unione Europea ha applicato alla Russia in seguito all’annessione della Crimea e all’occupazione del Donbass.

La politica di sostegno alla Russia di Fico (seppur non si tratti di un supporto totale) è condivisa da SNS e Nostra Slovacchia: forze politiche che sostengono la necessità di una collaborazione più stretta tra Slovacchia e Mosca sul modello delle relazioni che intercorrono tra il Premier ungherese, Viktor Orbán, e il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin.

Meno marcata sulla Russia, ma decisamente contraria alla politica di accoglienza dei migranti, è la SaS, che ha assunto posizioni di critica nei confronti dell’Unione Europea simile a quelle espresse dai conservatori britannici e da Diritto e Giustizia, il Partito di Governo in Polonia.

Stando ai numeri, le uniche coalizioni possibili possono essere composte o da Partiti apertamente antimmigrazione e antieuropei, o da forze politiche filorusse e antieuropee allo stesso tempo. Di sicuro, a caratterizzare un’opposizione seria, filoeuropea e non filorussa sono Most-Hid e Siet’: Partiti di orientamento moderato che hanno raccolto l’eredità del Movimento Cristiano Democratico slovacco, che, per la prima volta nella storia della Slovacchia, è stato relegato all’opposizione extraparlamentare. Assieme a Most-Híd e Siet’, a tenere fede a una politica moderata in Slovacchia è anche il Presidente, Andrej Kiska, politico di orientamento liberale capace di sconfiggere il Premier Fico nelle elezioni presidenziali del 2014. Kiska, che ha già incaricato Fico di formare una coalizione di maggioranza, invitando nel contempo i Partiti entrati in Parlamento ad assumere un atteggiamento costruttivo per il bene del Paese, è un ex-dissidente che ha partecipato alla Rivoluzione di Velluto, il processo democratico che ha reso la Cecoslovacchia indipendente dal giogo sovietico.

Kiska, filantropo di formazione statunitense, appoggia il rafforzamento della NATO in Europa Centro Orientale e le sanzioni che l’UE ha applicato alla Russia per la guerra in Crimea e nel Donbass. Nel contempo, Kiska sostiene il progetto dell’Unione Energetica Europea e l’integrità territoriale ucraina.

Matteo Cazzulani, analista politico dell’Europa Centro Orientale

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