Martedì, 04 ottobre 2022 - ore 18.17

I laghi dell’Artico stanno scomparendo

Un effetto a sorpresa della crisi climatica che ribalta le precedenti proiezioni degli scienziati

| Scritto da Redazione
I laghi dell’Artico stanno scomparendo

Lo studio “Permafrost thaw drives surface water decline across lake-rich regions of the Arctic”, pubblicato su  Nature Climate Change dimostra che ora nell’Artico è diventata evidente una nuova minaccia: i laghi si stanno prosciugando.  Il team internazionale di ricercatori guidato dalla biologa Elizabeth Webb dell’università della Florioda fa sunare così l’ennesimo campanello di allarme climatico. La ricerca rivela che «Negli ultimi 20 anni i laghi artici si sono ridotti o prosciugati completamente in tutto il pan-artico, una regione che copre le parti settentrionali del Canada, Russia, Groenlandia, Scandinavia e Alaska» e i risultati forniscono indizi sul perché questo si stia verificando e su come la perdita può essere rallentata.

All’università della Florida ricordano che «I laghi in via di estinzione rappresentano le pietre miliari dell’ecosistema artico. Forniscono una fonte fondamentale di acqua dolce per le comunità e le industrie indigene locali. Anche le specie minacciate e in via di estinzione, compresi gli uccelli migratori e le creature acquatiche, dipendono dagli habitat lacustri per la loro sopravvivenza».

Ma il declino dei laghi artici è una sorpresa: gli scienziati avevano previsto che, a causa dei cambiamenti della superficie terrestre derivanti dallo scioglimento del ghiaccio, il cambiamento climatico avrebbe inizialmente  fatto aumentare la superficie dei laghi in tutta la tundra e che una loro eventuale essiccazione sarebbe iniziata a metà del XXI secolo o nel XXII secolo. «Invece – fa notare la Webb – sembra che lo scongelamento del permafrost, il terreno ghiacciato che ricopre l’Artico, possa drenare i laghi e superare questo effetto di espansione». Il team  di ricercatori ha teorizzato che «Lo scongelamento del permafrost può ridurre l’area lacustre, creando canali di drenaggio e aumentando l’erosione del suolo nei laghi».

La Webb aggiunge che «I nostri risultati suggeriscono anche che il disgelo del permafrost si sta verificando più velocemente di quanto avessimo previsto come comunità scientifica. Indica anche che, in futuro, la regione è probabilmente su una traiettoria verso un maggiore drenaggio su scala territoriale».

Oltre all’aumento delle temperature, lo studio ha anche rivelato che l’aumento delle precipitazioni autunnali causa il degrado del permafrost e il drenaggio dei laghi. Uno degli autori dello studio, il biologo Jeremy Lichstein, anche lui dell’università della Florida, sottlolinea che «Potrebbe sembrare controintuitivo che l’aumento delle precipitazioni riduca le acque superficiali. Ma si scopre che la spiegazione fisica era già nella letteratura scientifica: l’acqua piovana trasporta calore nel terreno e accelera il disgelo del permafrost, il che può aprire canali sotterranei che drenano la superficie».

Se la colpa è del disgelo accelerato del permafrost, questa è davvero una pessima notizia: il permafrost artico è un enorme stoccaggio naturale di materia organica e gas climalteranti. La Webb ricorda che «I terreni del permafrost immagazzinano quasi il doppio del carbonio dell’atmosfera. Ci sono molte ricerche in corso che suggeriscono che quando il permafrost si scioglie, questo carbonio è vulnerabile al rilascio nell’atmosfera sotto forma di metano e anidride carbonica».

Ma c’è anche un lato positivo nei risultati dei ricercatori: i precedenti modelli di dinamica lacustre prevedevano l’espansione dei laghi che avrebbe scongelato il permafrost circostante. Ma, dato che iché i laghi si stanno prosciugando, il permafrost vicino ai laghi probabilmente non si scioglierà così velocemente. La Web spiega ancora che «Non è immediatamente chiaro esattamente quali siano i compromessi, ma sappiamo che l’espansione del lago provoca perdite di carbonio di ordini di grandezza superiori a quelle che si verificano nelle regioni circostanti».

Per arrivare a questi risultati, il team della Webb ha utilizzato i dati satellitari per identificare i trend generali nel cambiamento delle acque superficiali in tutto l’Artico. La Webb  è molto soddisfatta del lavoro realizzato: «Le immagini satellitari aiutano a rispondere a domande su larga scala. Una delle cose che mi piace davvero dell’utilizzo del telerilevamento è che puoi rispondere a quelle che sembravano domande incredibilmente grandi: ora abbiamo la possibilità di rispondere. Solo negli ultimi 5 – 10 anni abbiamo avuto la potenza di calcolo e le risorse per farcela».

Per esaminare i meccanismi del cambiamento climatico responsabili della rapida essiccazione dell’area lacustre, il team di ricerca ha utilizzato un approccio di machine-learning che ha permesso agli scienziati di sfruttare grandi insiemi di immagini satellitari per valutare i modelli di perdita di acqua superficiale. E’ così che sono stati in grado di analizzare decenni di dati in tutto l’Artico con un lavoro basato su programmi consolidati come Google Earth Engine e la piattaforma Python sul supercomputer HiPerGator dell’università della Florida, per comprendere grandi dataset ed eseguire modelli complicatissimi.

In realtà la ricerca della Webb puntava inizialmente a studiare un argomento completamente diverso: l’albedo artico o la riflettività della superficie. Il precedente studio “Surface water, vegetation, and fire as drivers of the terrestrial Arctic-boreal albedo feedback”, pubblicato dalla Webb su IOPScience, ha  dimostrato che «L’acqua di superficie è un importante motore del cambiamento dell’albedo», ma ha faticato a individuare studi che spiegassero il motivo per cui le acque superficiali stessero cambiando.

Lo studio “We Must Stop Fossil Fuel Emissions to Protect Permafrost Ecosystems”, pubblicato il 29 giugno su Frontiers in Environmental Science da un team internazionale di ricercatori guidato da Benjamin Abbott del Department of Plant and Wildlife Sciences della Brigham Young University, dimostra che il modo migliore per salvare il permafrost e i laghi è ridurre le emissioni di combustibili fossili. La riduzione delle emissioni di carbonio potrebbe riportare il pianeta sulla strada del riequilibrio, limitando l’aumento della temperatura globale.

La Webb conclude: «La palla di neve sta già rotolando.Dobbiamo agire ora per rallentare questi cambiamenti. Continuare a fare quello che stiamo facendo non funzionerà».

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