Venerdì, 17 settembre 2021 - ore 18.24

I rischi legati all’acqua dominano l’elenco dei 10 disastri più distruttivi degli ultimi 50 anni

Wmo: sempre più evidente che gli eventi meteorologici estremi sono legati al riscaldamento globale

| Scritto da Redazione
I rischi legati all’acqua dominano l’elenco dei 10 disastri più distruttivi degli ultimi 50 anni

Secondo il rapporto “WMO Atlas of Mortality and Economic Losses from Weather, Climate and Water Extremes (1970-2019)” una nuova analisi completa della World meteorological organization (Wmo) che sarà pubblicato prima dell’Assemblea generale dell’Onu a settembre, «I rischi legati all’acqua dominano l’elenco dei disastri in termini di vittime umane ed economiche negli ultimi 50 anni».

Nella classifica dei primi 10 disastri, i rischi che hanno portato alle maggiori perdite umane durante  gli ultimi 50 anni sono stati le siccità (650.000 morti), le tempeste (577.232 morti), le inondazioni (58.700 morti) e le temperature estreme (55 736 morti). Per quanto riguarda le perdite economiche, i primi 10 eventi comprendono le tempeste (521 miliardi di dollari) e le inondazioni (115 miliardi di dollari).

La Wmo sottolinea che «Inondazioni e tempeste hanno causato le maggiori perdite economiche degli ultimi 50 anni in Europa, con un costo di 377,5 miliardi di dollari. L’alluvione del 2002 in Germania ha causato perdite per 16,48 miliardi di dollari ed è stato l’evento più costoso in Europa tra il 1970 e il 2019. Tuttavia, le ondate di caldo hanno avuto il più alto numero di vittime».

I dati dimostrano che in 50 anni, «I rischi meteorologici, climatici e idrogeologici hanno rappresentato il 50% di tutti i disastri (compresi i rischi tecnologici), il 45% di tutti i decessi segnalati e il 74% di tutte le perdite economiche segnalate a livello globale.

Il rapporto esamina anche i disastri climatici di questi giorni causati da precipitazioni estreme. Il Deutscher Wetterdienst  (DWD), il servizio meteorologico nazionale tedesco, ha comunicato che in 2 giorni (14 e 15 luglio) è caduta una quantità di pioggia equivalente alle precipitazioni di due mesi   su suoli che nelle regioni più colpite di Germania, Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo erano già vicini alla saturazione. Anche la Svizzera e l’Austria sono state colpite da gravi inondazioni.

Secondo il DWD, tra il 14 e il 15 luglio sono caduti 100 – 150 mm di pioggia in 24 ore. La stazione meteo DWD di Wipperfuerth-Gardeweg (Nord Reno-Westfalia) ha registrato 162 mm seguita da Colonia-Stammheim (Nord Reno-Westfalia) con 160 mm.

Tra il 17 e il 21 luglio, in alcune aree della provincia cinese centrale dell’Henan è piovuto di più che in anno intero. La stazione nazionale di osservazione meteorologica di Zhengzhou ha raggiunto i 720 mm, rispetto alla sua media annuale di 641 mm. A Zhengzhou, la capitale dell’Henan, nell’arco di 6 ore è piovuto la metà di quanto piove in un intero anno: 382 mm e dalle 16:00 alle 17:00 del 20 luglio in un’ora la pioggia a Zhengzhou ha superato i 200 mm. Il totale annuale di Zhengzhou è di 641 mm.  Più di 600 stazioni hanno registrato precipitazioni superiori a 250 mm. La precipitazione massima è stata di 728 mm. Il servizio meteorologico dell’Henan ha avviato la risposta di emergenza di più alto livello per far fronte alle inondazioni.

La Wmo  ribadisce che «Un numero crescente di studi sta scoprendo l’influenza umana sugli eventi di precipitazioni estreme. Un esempio sono le precipitazioni estreme nella Cina orientale a giugno e luglio 2016, dove è emerso che l’influenza umana ha aumentato significativamente la probabilità dell’evento, con il segnale meno chiaro in un terzo studio peer review pubblicato nel supplemento annuale del Bulletin of the American Meteorological Society».

Fortunatamente, nonostante le tragedie in corso, il bilancio delle vittime a causa di condizioni meteorologiche estreme è generalmente in calograzie al miglioramento degli allarmi tempestivi e della migliore gestione delle catastrofi.  L’alto numero di vittime per le ondate di caldo  in Europa nel 2003 e nel 2010 ha dato il via ai nuovi piani d’azione per la salute e il caldo e per gli allarmi precoci ai quali è stato attribuito il merito di aver salvato molte vite nell’ultimo decennio.

In Europa in totale, dal 1970 al 2019, i 672 disastri registrati hanno fatto 159.438 morti e 476,5 miliardi di dollari di danni economici. Sebbene le inondazioni (38%) e le tempeste (32%) siano state la causa prevalente nei disastri registrati, le temperature estreme hanno rappresentato il maggior numero di morti (93%), con 148.109 vite perse in 50 anni.

Le due ondate di caldo estremo del 2003 e del 2010 hanno rappresentato il maggior numero di morti (80%), con 127.946 vite perse nei due eventi che  distorcono le statistiche sul numero di morti in Europa. L’ondata di caldo del 2003 è stata responsabile della metà dei decessi in Europa (45%) con un totale di 72.210 decessi nei 15 Paesi colpiti. In Europa, la distribuzione dei disastri per rischio correlato dimostra che le inondazioni fluviali (22%), le tempeste (14%) e le inondazioni (10%) sono i pericoli più diffusi.

Il segretario generale della Wmo, Petteri Taalas, ha evidenziato che «I rischi legati al tempo meteorologico, al clima e all’acqua stanno aumentando di frequenza e intensità a causa dei cambiamenti climatici. L’impatto umano ed economico è stato messo in evidenza con i tragici effetti dalle piogge torrenziali e dalle inondazioni devastanti e dalla perdita di vite umane nell’Europa centrale e in Cina la scorsa settimana. Le recenti ondate di caldo da record in Nord America sono chiaramente legate al riscaldamento globale». Taalas ha citato la rapid attribution analysis secondo la quale «Il cambiamento climatico, causato dalle emissioni di gas serra, ha reso 150 volte più probabile che si verifichino le ondate di caldo» e ha aggiunto che  «Sempre di più, anche gli episodi di forti piogge portano l’impronta del cambiamento climatico. Man mano che l’atmosfera si riscalda, trattiene più umidità, il che significa che pioverà di più durante le tempeste, aumentando il rischio di inondazioni. Nessun Paese – sviluppato o in via di sviluppo – è immune. Il cambiamento climatico è qui e ora. E’ imperativo investire di più nell’adattamento ai cambiamenti climatici e un modo per farlo è rafforzare i sistemi di allarme rapido multi-rischio».

La Wmo ricorda che «L’acqua è il veicolo principale attraverso il quale percepiamo gli impatti dei cambiamenti climatici. Per affrontare efficacemente sia le sfide idriche che quelle climatiche, dobbiamo portare il cambiamento climatico e l’acqua allo stesso tavolo, nello stesso dibattito, affrontarli come una cosa sola». Questo è il motivo che ha spinto la Wmo a capeggiare la nuova Water and Climate Coalition, una comunità multisettoriale guidata da una leadership di alto livello e concentrata sull’azione integrata per l’acqua e il clima.

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