Sabato, 22 gennaio 2022 - ore 07.46

I titoli fossili delle banche causeranno una nuova crisi finanziaria globale?

Gli asset fossili potrebbero diventare i “subprime” di domani

| Scritto da Redazione
I titoli fossili delle banche causeranno una nuova crisi finanziaria globale?

Insitut Rousseau, Les Amis de la Terre, Reclaim Finance, in collaborazione con altre 12 ONG internazionali specializzate in questioni finanziarie ed ecologiche, hanno pubblicato il rapporto “Actifs fossiles, les nouveaux subprimes? – Quand financer la crise climatique peut mener à la crise fnancière” e Nicolas Dufrêne, direttore dell’Institut  Rousseau, spiega che «Questo rapporto dimostra che non solo le grandi banche continuano a finanziare massicciamente i combustibili fossili, ma anche che questo tipo di finanziamento può costituire un pericolo della massima importanza per la stabilità finanziaria e monetaria. In effetti, l’esposizione lorda agli asset fossili di un certo numero di banche supera il livello dei propri fondi. In altre parole, gli asset fossili potrebbero diventare i “subprime” di domani. Per uscire da questa situazione, gli autori propongono alcune soluzioni concrete volte a consentire alle banche di disfarsi dei propri asset fossili in cambio di un fermo impegno a finanziare al meglio la transizione ecologica, ma anche profonde riforme della politica monetaria e prudenziale per sostenere questo movimento». Insomma, come riassume ReCommon, una delle ONG che hanno partecipato alla realizzazione del rapporto, rivela che «Buona parte del patrimonio delle principali banche del Vecchio Continente potrebbe subire una enorme svalutazione allorché saranno introdotti i principi di lotta ai cambiamenti climatici imposti dall’Accordo di Parigi. I più importanti istituti di credito europei hanno infatti accumulato asset legati ai combustibili fossili pari a 532 miliardi di euro, ovvero circa il 95 % del loro patrimonio. La loro trasformazione in titoli tossici e il conseguente rischio di bancarotta per le banche costituisce una grave minaccia per la transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio e aumenta notevolmente il rischio di una nuova crisi finanziaria».

Tra le banche fossili esaminate dal report ci sono anche UniCredit e Intesa Sanpaolo, che ReCommon definisce «Banca fossile n.1 in Italia».  L’ONG spiega che «Unicredit presenta una quantità di asset fossili maggiore del proprio patrimonio netto, corrispondente a una reale possibilità di bancarotta, non avendo capitale sufficiente a coprire le perdite in caso di totale svalutazione degli asset fossili. La situazione non è migliore se si analizza Intesa Sanpaolo, maggiore gruppo bancario italiano, che presenta un profilo di alto rischio con un rapporto tra asset fossili e patrimonio netto pari all’83%».

Secondo il rapporto, di fronte a tale situazione, le istituzioni finanziarie sembrano ignorare i rischi legati a una elevata esposizione ai combustibili fossili e per Daniela Finamore di ReCommon.. «Intesa Sanpaolo conferma appieno questa tendenza. Nonostante sbandieri finti slogan di sostenibilità e di vicinanza ai territori, la banca torinese non ha preso alcun impegno pubblico su petrolio e gas, e continua ad avere una delle policy sul carbone tra le più deboli in Europa, tanto che è stata sollecitata a fare un passo in avanti in proposito anche da diversi importanti investitori in occasione dell’assemblea degli azionisti di aprile»  Simone Ogno di ReCommon fa notare che «Se lo studio avesse preso in considerazione i dati aggiornati al 2020, le parti sarebbero invertite, con UniCredit appena sotto la soglia della bancarotta e il crack di Intesa Sanpaolo, che tra il 2016 – anno dell’entrata in vigore dell’Accordo di Parigi – e il 2020 ha sostenuto il settore dei combustibili fossili con 44,8 miliardi di euro».

Però Reclaim Finance  avverte che i risultati cdel rapporto «non sono sufficienti per dire che sta arrivando una crisi finanziaria. La probabilità di vedere un rapido e importante calo di valore per tutti gli asset fossili che provocherebbe bancarotte è limitata e le banche potrebbero fare affidamento su molti altri meccanismi per assorbire almeno parzialmente le loro perdite. Tuttavia, questi risultati dimostrano chiaramente che le istituzioni finanziarie e i regolatori finanziari non riescono a integrare il rischio derivante dai combustibili fossili . Dimostra che le banche europee sono sovraesposte agli asset fossili e non sono preparate ai potenziali rischi che rappresentano, e quindi che è necessaria un’azione immediata sia per consentire la transizione sia per garantire la stabilità finanziaria».

Inoltre, Reclaim Finance  fa notare che «Le attività relative ai combustibili fossili sono solo la punta dell’iceberg quando si tratta di attività esposte a rischi climatici e la scarsa trasparenza delle banche rende probabile che il rapporto sottovaluti le disponibilità di combustibili fossili. In caso di transizione impreparata e rapida, che fa seguito a un periodo di azione insufficiente, non si può escludere un “effetto valanga” nel quale vengono colpiti tutti gli asset anche indirettamente legati ai combustibili fossili e alle attività inquinanti e – poiché tutte le istituzioni finanziarie sono esposte questi asset – la crisi si diffonderà».

Oltre a raccomandare alle banche di abbandonare i combustibili fossili, gli autori del report invitano le banche centrali, i regolatori finanziari, i governi e i legislatori a «intervenire per fermare il crescente sostegno finanziario ai combustibili fossili e gestire in modo sostenibile lo stock di titoli tossici».

Se fermare l’espansione dei combustibili fossili e avviare la loro necessaria eliminazione dovrebbe essere la massima priorità, cosa che sta iniziando a riconoscere anche l’Ingternational energy agency, farlo senza gestire gli stock di attività fossili delle banche potrebbe creare disturbi e portare a blocco del carbonio. Per questo, tra le proposte innovative contenute nello studio c’è anche la creazione di una “banca fossile” europea che possa farsi carico dell’acquisto della maggior parte degli asset fossili dalle banche, per poi dismetterli senza mettere a repentaglio la tenuta dei sistemi economici, in linea con gli obiettivi climatici dell’Unione Europea.

Il presidente onorario dell’Institut Rousseau, il noto economista Gaël Giraud, considerato tra i pensatori di spicco della transizione ecologica, conclude: «Per affrontare la crisi climatica ed evitare un altro tracollo finanziario, dobbiamo porre fine alla frenesia finanziaria legata ai combustibili fossili e gestirne la progressiva eliminazione. La Banca Centrale Europea può svolgere un ruolo chiave in questo processo, in particolare sostenendo la creazione di una “banca fossile”, che acquisterebbe asset fossili dalle banche commerciali per garantire la stabilità del sistema finanziario e consentire il finanziamento della transizione ecologica. Naturalmente, per fare questo dovrebbe prima mettere ordine in casa propria, ponendo fine al supporto che fornisce alle società dei combustibili fossili attraverso la propria politica monetaria e considerando gli obiettivi climatici europei in tutte le sue operazioni».

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