Lunedì, 15 agosto 2022 - ore 18.09

Il Metropolita Stefan II della Chiesa Ortodossa, campione della libertà bulgara

Marco Baratto (Associazione Culturale Euromediterranea) ricorda la figura del combattente contro l’antisemitismo

| Scritto da Redazione
Il Metropolita Stefan II della Chiesa Ortodossa, campione della libertà bulgara

Nella settimana dal 18 al 25 gennaio la Chiesa celebra la settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Un momento per riflettere sulla grande deposito culturale e spirituale delle altre confessioni cristiane, ma anche un occasione per scoprire personaggi che, normalmente non sono noti al grande pubblico ma, che hanno saputo opporsi con coraggio e decisione davanti alle grandi tragedie del XX secolo. Uomini e donne che hanno avuto il coraggio di pronunciare il loro “no” soprattutto negli anni terribili della Shoah e della persecuzione degli ebrei in Europa. Tra questi personaggi, una menzione particolare merita un uomo di Chiesa, il Metropolita Stefan II della Chiesa Ortodossa Bulgara.

Nato in un paesino sui monti Rodopi nel 1878, studia per diventare docente e inizia a insegnare nel suo Paese natale. Fin da giovane però mostra i tratti salienti del suo carattere che sono l’amore per la la propria Patria e l’insofferenza verso ogni forma di oppressione. In questi anni la Bulgaria è ancora formalmente un principiato autonomo tributario di Costantinopoli, con un principe eletto dalla popolazione e confermato dal sultano previo assenso delle grandi potenze, una Nazione legata alla tutela dello zar e per due anni doveva essere occupata da truppe russe. Una situazione ben lontana dalle aspirazioni di indipendenza per la quale i bulgari e lo stesso Stefan credeva e aveva lottato fino al punto di essere più volte sottoposto a misure di polizia da parte delle autorità statali. Dopo il primo periodo di insegnamento, Stefan entra all’Accademia spirituale di Kiev. Al suo ritorno, però, invece di prendere i voti, sorprende il sinodo iscrivendosi all’Accademia militare, dove è promosso luogotenente. Viene ordinato sacerdote nel 1910. Nonostante la sua posizione di sacerdote, nel 1914 è tra i principali oppositori alla politica filotedesca di re Ferdinando I e all’alleanza tra Bulgaria e Germania.

Per proteggerlo da ulteriori problemi con le autorità, Stefan viene mandato dall’esarca Giuseppe a studiare in Svizzera, dove si laurea all’Università di Ginevra. Torna a Sofia dopo l’abdicazione di Ferdinando al termine della Grande Guerra. La sua carriera ecclesiastica è molto rapida. Presto Stefan diviene una delle figure più eminenti e controverse di Sofia. Di grande eloquenza, poliglotta, l’illustre prelato è un affascinante uomo di mondo. Ma accanto a queste caratteristiche è soprattutto un uomo di fede profonda e sincera nonché rispettoso di ogni credo. Quando in Europa si profila all’orizzonte un nuovo conflitto mondiale, Stefan diventa il nemico dichiarato di una possibile alleanza tra la Bulgaria e il Reich nazista. Nel suo diario annota: «Solo i pazzi possono cadere nell’isteria che ha preso il controllo di questo miserabile Hitler. Ma dov’è la grande civiltà del popolo tedesco, se esso si fa comandare da un folle? Non è questa cultura una fuorviante facciata della furia barbarica della razza teutonica?». Questa posizione dichiaratamente antinazista si manifesta anche attraverso articoli e interviste rilasciate ai principali giornali dell’Europa libera. Nel settembre 1942 si attira l’ira dei nazionalisti bulgari per le sue omelie nelle quali condanna ogni forma di antisemitismo e per una intervista nella quale, rispondendo alla domanda sulla sua posizione antitedesca risponde: «Non è vero che sono antitedesco. Ammiro molti tedeschi, come Stefan ZweigThomas Mann e Albert Wasserman», citando volutamente solo nomi di ebrei illustri.

Nel 1943, mentre l’antisemitismo tedesco si impone in tutta Europa, Stefan cerca di coinvolgere l’intera Chiesa bulgara nell’opposizione alla politica nazista e ottiene l’adesione compatta della gerarchia e dei credenti, che lo sostengono con convinzione come il Metropolita di Plovdiv Cirillo che, per impedire la deportazione degli ebrei bulgari, si reca alla stazione e minaccia di sdraiarsi sui binari per impedire ogni forma di deportazione fino a chiedere di seguire la stessa sorte della comunità ebraica.

Quando le politiche antisemite del Governo bulgaro stanno per raggiungere il loro culmine, Stefan riesce a convocare (2 aprile 1943) una riunione del santo sinodo della Chiesa Ortodossa Bulgara nel quale l’intera Chiesa si schiera a difesa della comunità ebraica bulgara. L’intervento autorevole della Chiesa rafforza ll’iniziativa decisiva del Vicepresidente del Parlamento, Dimitar Peshev, che ottiene prima la sospensione della partenza dei treni per Auschwitz e poi, con una lettera di protesta firmata da 42 deputati, la cancellazione definitiva dei piani di deportazione. I 48 mila ebrei della Bulgaria storica sono salvi. Solo quelli di Tracia e Macedonia, sotto lo stretto controllo nazista, non potranno essere sottratti al tragico destino della Shoah.

Nel 1944 i sovietici entrano in Bulgaria. Inizia la dittatura comunista: il governo entra in conflitto con la Chiesa diretta da Stefan cercando di introdurre un controllo diretto dello Stato negli affari ecclesiastici. Stefan, sempre insofferente verso ogni forma di dittatura, fa sentire la propria voce anche contro questo regime che, nel 1951, minaccia di rimuoverlo dal suo incarico e deporta molti sacerdoti ortodossi nei campi di lavoro. Stefan per protesta si dimette.

Morirà in solitudine nel 1957, relegato in un piccolo monastero. Quest’uomo, questo religioso, è un grande campione della libertà, un esempio di come sia sempre possibile opporsi a ogni tentativo di oppressione ma, sopratutto un modello di vita per ogni essere umano.

Dott. Marco Baratto, Associazione Culturale Euromediterranea

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