Venerdì, 30 ottobre 2020 - ore 14.56

Il retroscena sui primi giorni del contagio: ''L’Italia chiese aiuto, l’Ue non rispose''

| Scritto da Redazione
Il retroscena sui primi giorni del contagio: ''L’Italia chiese aiuto, l’Ue non rispose''

L’Europa ha ignorato la richiesta d’aiuto dell’Italia a fine febbraio, quando l’emergenza Coronavirus era alle fasi iniziali nel Vecchio Continente e il nuovo virus si stava rapidamente diffondendo nel resto del mondo, fuori dai confini cinesi. Il retroscena arriva da una voce autorevole, quella del quotidiano inglese The Guardian che insieme al Bureau of Investigative Journalism ha ricostruito le prime fasi della pandemia nell’Unione europea, compresa l’iniziale mancanza di coordinazione nella risposta delle istituzione comunitarie. In particolare, citando fonti interne, viene definito “scioccante” il silenzio con cui Bruxelles ha accolto la richiesta di Roma quando il numero dei contagi continuava a salire di ora in ora. “Questa è la storia di un’Unione europea – si legge nel report – incapace di istituire un’adeguata risposta alla crisi che l’ha travolta così rapidamente”.

Secondo il giornale, che accusa l’Ue di non aver preso sul serio, almeno all’inizio, quello che poi avrebbe cambiato il modo di vivere in tutto il Mondo, provocando migliaia di morti, il 26 febbraio “un messaggio urgente è stato inviato da Roma alla Commissione europea al palazzo Berlaymont a Bruxelles. Le specifiche di quello di cui aveva bisogno l’Italia sono state caricate sul sistema Cecis della Ue (Common Emergency Communication and Information System)”. La risposta, mentre il sistema sanitario nazionale italiano era sul punto di collassare, fu però un clamoroso silenzio. Intanto, cominciavano ad esaurirsi i posti disponibili nei reparti di terapia intensiva, medici e infermieri erano costretti a far fronte ad un numero crescente di pazienti senza dispositivi di protezione individuale, che si stavano esaurendo. Insomma, una catastrofe. Secondo il Commissario di Bruxelles per la gestione delle emergenze, Janez Lenarcic, però, all’inizio il sostegno non sarebbe arrivato per “mancanza di equipaggiamento. Nessuno Stato membro ha risposto alla richiesta dell’Italia e alla richiesta di aiuto della Commissione. Il che significava che non solo l’Italia non è preparata a gestire un evento simile, ma che nessuno fosse preparato. La mancanza di risposta alla richiesta italiana non è stata tanto una mancanza di solidarietà”.

Eppure, la prima valutazione di una minaccia del Centro europeo per il controllo e la prevenzione per la salute pubblica (Ecdc) era partita il 9 gennaio, quando sono arrivate le prime informazioni su alcune polmoniti sospette in Cina di origine sconosciuta. Dall’inchiesta emerge anche che l’Italia non prese parte a una prima riunione indetta dalla Commissione europea per la sicurezza sanitaria, il 17 gennaio, perché i funzionari preposti non si accorsero della mail di invito all’incontro. Tra i temi trattati nel corso della riunione, ci fu anche la gestione dei voli diretti da Wuhan, primo epicentro della pandemia, verso tre città europee: Londra, Parigi e Roma. In quel periodo, infatti, in coincidenza con il Capodanno cinese, erano attesi in Europa oltre 300mila cittadini cinesi. Ancora, dopo i primi due casi registrati nel nostro Paese, vale a dire la coppia di turisti cinesi ricoverati all’ospedale Spallanzani, il governo italiano ha chiesto una riunione urgente tra tutti i ministri della Salute Europei per coordinarsi di fronte a una minaccia fino a pochi giorni prima sconosciuta. Ma ancora una volta gli altri Stati membri, come si evince dal calendario degli appuntamenti, presero sotto gamba la richiesta, facendo passare altre tre settimane prima di un confronto su quella che sarebbe di lì a poco diventata un’emergenza in tutto il Vecchio Continente: da allora circa 180mila cittadini europei, compreso Regno Unito, sono morti a causa del Coronavirus e 1,6 milioni sono stati contagiati, mentre è in corso la più grande recessione della storia del Vecchio Continente dalla Grande Depressione degli anni Trenta del Novecento come risultato dei lockdown imposti quasi ovunque per evitare il collasso dei sistemi sanitari.

(Ida Artiaco, Fanpage cc by nc nd)

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