Sabato, 29 febbraio 2020 - ore 10.13

In Italia i combustibili fossili costano 56mila morti premature e 61 miliardi di dollari l’anno

Eppure vengono sussidiati ogni anno con oltre 16 miliardi di euro di risorse pubbliche. ''Occorre andare con coraggio e decisione verso le energie rinnovabili''

| Scritto da Redazione
In Italia i combustibili fossili costano 56mila morti premature e 61 miliardi di dollari l’anno

I combustibili fossili che bruciamo ogni giorno costano caro non solo quando vengono acquistati – e circa i tre quarti del fabbisogno energetico nazionale viene soddisfatto da importazioni –, ma anche e soprattutto quando vengono bruciati: in Italia si arriva a circa 61 miliardi di dollari e 56mila morti premature l’anno, secondo il rapporto Aria tossica: il costo dei combustibili fossili, appena redatto da Greenpeace Southeast Asia e Crea (Centre for research on energy and clean air) per valutare il costo dell’inquinamento atmosferico legato a carbone, petrolio e gas.

E se questo è il danno, non manca anche la beffa. I sussidi erogati ogni anno in Italia a sostegno dei combustibili fossili sono infatti stimati dal ministero dell’Ambiente in 16,8 miliardi di euro e da Legambiente in 18,8 miliardi di euro: ben più di tutti i sussidi ambientalmente favorevoli, che secondo il Governo arrivano a 15,2 miliardi di euro annui.

«È essenziale che il governo italiano non faccia passi indietro sull’abbandono del carbone al 2025, come invece l’ultima versione del Pniec sembrerebbe suggerire – commenta Federico Spadini, della campagna Trasporti di Greenpeace Italia – Occorre andare con coraggio e decisione verso le energie rinnovabili, abbandonando false soluzioni come il gas fossile. E anche i grandi attori privati come banche e assicurazioni devono smettere di elargire finanziamenti ai combustibili fossili».

Una transizione possibile ma sfidante, che comporta una rivoluzione in campo energetico come in altri mondi strettamente collegati, a partire dalla mobilità. «L’inquinamento atmosferico minaccia la nostra salute e la nostra economia, causando milioni di morti premature ogni anno e aumentando i rischi di infarto, cancro ai polmoni e asma, con un costo economico di migliaia di miliardi di dollari – osserva Minwoo Son, della Campagna Clean Air di Greenpeace Southeast Asia – Le soluzioni esistono, tra queste un posto di primo piano hanno la transizione verso le energie rinnovabili e l’abbandono delle auto con motore a combustione interna. Occorre inoltre un contemporaneo cambio di paradigma della mobilità, puntando sul trasporto pubblico e su forme di mobilità meno impattanti. Dobbiamo considerare il costo reale dei combustibili fossili, non soltanto per il rapido peggioramento dell’emergenza climatica, ma anche per la salute delle persone».

E a livello globale le stime elaborate da Greenpeace arrivano a livelli vertiginosi: la Cina continentale, gli Stati Uniti e l’India sostengono i costi più elevati dell’inquinamento dell’aria causato dai combustibili fossili, pari rispettivamente a 900, 600 e 150 miliardi di dollari all’anno. In tutto il mondo, invece, si arriva a stima di 4,5 milioni di morti premature ogni anno – un dato che supera di oltre tre volte il numero di morti causate da incidenti stradali – e 2.900 miliardi di dollari, ovvero 8 miliardi di dollari al giorno. E anche in questo caso si tratta di dati che si accompagnano a una buona dose di masochismo: secondo l’Agenzia internazionale per l’energia (Iea), nel 2018 i sussidi ai combustibili fossili erogati a livello globale sono aumentati di un terzo rispetto alla precedente rilevazione, arrivando a superare i 400 miliardi di dollari l’anno.

Ridurre progressivamente questi sussidi è la precondizione necessaria per avviare concretamente la transizione energetica, e l’Italia potrebbe sicuramente trarne beneficio: è lo stesso ministero dell’Ambiente a spiegare infatti che dedicarli a fonti più pulite o alla riduzione del cuneo fiscale sul lavoro significherebbe avere fino a -2,68% di emissioni, Pil a +1,60% e +4,2% di occupazione, ovvero performance assai migliori rispetto a quelle che l’Italia è riuscita a inanellare negli ultimi anni.

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