Lunedì, 15 luglio 2024 - ore 23.39

In ricordo di Erminio Favalli di Giorgio Barbieri

Il 18 aprile di nove anni fa Cremona perdeva Erminio Favalli. Era un giovedì mattina. Erminio si era alzato, aveva aperto la finestra di casa sua al Bosco e telefonato alla sorella Mariuccia per descriverle l'arrivo prepotente della primavera, con gli uccellini saltellanti sui rami degli alberi in giardino.

| Scritto da Redazione
In ricordo di Erminio Favalli di Giorgio Barbieri

In ricordo di Erminio Favalli di Giorgio Barbieri

Il 18 aprile di nove anni fa Cremona perdeva Erminio Favalli. Era un giovedì mattina. Erminio si era alzato, aveva aperto la finestra di casa sua al Bosco e telefonato alla sorella Mariuccia per descriverle l'arrivo prepotente della primavera, con gli uccellini saltellanti sui rami degli alberi in giardino.

Si sentivano sempre lui e Mariuccia alla mattina presto. Sembrava un inizio di giornata come tutte le altre. Invece, nel momento di allacciarsi le scarpe seduto sul letto, una fitta atroce dalla parte del cuore. Quasi nemmeno il tempo di chiedere aiuto, l'infarto aveva colpito nel modo più violento gettando nella disperazione la moglie Layla e i figli Samantha e Christian. Lo avevo sentito martedì sera, mi aveva chiamato per telefono al giornale. Non era tranquillo, stava passando un momento particolarmente delicato. Ricordo ancora le sue parole come se fosse oggi. "Giorgio, sai che domenica non vengo a Foligno? Qualcuno dice che per me la trasferta è come una gita, che non serve la mia presenza. Qualche sera usciamo insieme a mangiare una pizza e ti spiego tutto. Comunque io non sono importante, quello che conta è solo la Cremonese". E lui quando diceva "Cremonese" allungava la erre come se ce ne fossero cento e non una sola. Erminio in quel periodo era stressato. Non era tranquillo per alcuni esami clinici della moglie Layla, era avanti e indietro da Bologna per far curare il difensore Cremonesi che aveva appena perso il padre. Si sentiva un po' anche in discussione sul lavoro. Ma era sicuro della promozione in serie B. "Fra tre domeniche - mi aveva detto - possiamo già festeggiare la promozione". Non sapeva che sarebbe andata diversamente, che il Cittadella avrebbe vinto allo Zini una partita incredibile da spiegare.

Con Erminio c'è stata amicizia da sempre (qui una mia foto insieme a lui in una delle sfide di calcio del primo maggio fra giornalisti ed ex grigiorossi), non era il classico rapporto fra dirigente di calcio e giornalista, era un legame fra cremonesi, fra persone che viaggiano sulla stessa lunghezza d'onda. Una amicizia iniziata dai tempi della Cremo da leggenda e che si è mantenuta solida anche quando è andato a lavorare per il Pizzighettone e quando è tornato in grigiorosso. Di Erminio potrei riempire quasi tutto facebook, lui è stato il personaggio più importante della storia della Cremonese. Dal ragazzino di San Bernardo che vendeva le bibite allo Zini al giocatore cresciuto in grigiorosso e poi passato all'Inter, al Foggia, alla Juventus e al Palermo. Per finire al dirigente che sapeva sistemare tutto, il braccio destro e sinistro di Domenico Luzzara e Giuseppe Miglioli (tutti scomparsi nel mese di aprile). Oggi, a distanza di nove anni, Erminio è come se fosse ancora qui con me. A volte mi capita di incontralo nei miei sogni, di parlare con lui, di vedere il suo volto sorridente. Mi piace immaginare che ogni volta che gioca la sua Cremonese lui sia lassù a guardare dall'alto lo Zini e ad incitare i colori grigiorossi. Quelli che per lui hanno significato l'impegno di una vita. Ciao Erminio...

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