Domenica, 29 maggio 2022 - ore 12.52

Iniziativa della Rete delle scuole superiori della provincia di Cremona per il Giorno del Ricordo.

| Scritto da Redazione
Iniziativa della Rete delle scuole superiori della provincia di Cremona per il Giorno del Ricordo.

 La storia del Villaggio San Marco creato dagli stessi profughi istriano-dalmati a partire dal 1954 nell’ex campo di concentramento di Fossoli, che aveva già subito numerosi adattamenti a partire dalla fine della guerra, è stata raccontata da Lucia Castelli, attraverso i ritratti, i volti e le parole dei molti testimoni che ha intervistato. Nata nel 1956, è cresciuta per alcuni anni nel Villaggio, ma la famiglia se ne andò dal campo quando lei era ancora una bambina, stabilendosi a Modena, dove c’era lavoro per il papà. Da adulta ha voluto tramandare la memoria delle famiglie, dei diversi destini, delle scelte che da quel pezzo di pianura padana - dove si era voluto ricostruire un pezzetto di Istria - hanno condotto alla dispersione in Italia e all’estero, nella consapevolezza dell’impossibilità di un ritorno.

Ilde Bottoli, responsabile del progetto “Essere cittadini europei. Percorsi per una Memoria europea attiva”, Roberta Mozzi, Dirigente scolastico del “Torriani”, scuola capofila e Tiziano Zanisi, presidente dell’Associazione Nazionale Divisione Acqui, hanno introdotto, Giovedì 10 febbraio, questo importante e significativo incontro, per riflettere insieme alle centinaia di giovani e di docenti collegati in streaming, in occasione del “Giorno del Ricordo”. L’incontro è strettamente collegato ai Viaggi della Memoria previsti nel mese di aprile al campo di Fossoli e a Marzabotto. Roberta Mira, ricercatrice dell’università di Bologna, ha ricostruito la complessa storia del confine orientale, dal 1521 all’unità d’Italia, alla fine della prima guerra mondiale con l’annessione del Friuli Venezia Giulia e di Trieste, la storia del fascismo di confine e dell’italianizzazione forzata e dell’occupazione nazifascista tra il ’41 e il ’43 del Regno di Jugoslavia, segnata da stragi e rappresaglie.

E’ in questo contesto che si sviluppa la prima fase delle violenze delle foibe, (dopo l’8 settembre ’43), seguita da una seconda, molto più estesa e violenta, dopo l’occupazione di Trieste il 1° maggio 1945 da parte dei partigiani titini.

A Parigi, al tavolo delle trattative di pace il 10 febbraio 1947, l’Italia, alleata a lungo con la Germania nazista, subì la perdita di molti territori, segnando così la sorte di 250.000-350.000 persone che abbandonarono le loro terre per difendere la loro dignità e la loro libertà.

 

Ilde Bottoli

 

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