Giovedì, 02 dicembre 2021 - ore 20.05

Italia e agricoltura: il grande bluff per la politica agricola comune post 2022

CambiamoAgricoltura: una delusione. Dimentica il Green Deal e le Strategie Ue ''Farm to Fork'' e ''Biodiversità 2030''. Dov’è il ministro Cingolani?

| Scritto da Redazione
Italia e agricoltura: il grande bluff per la politica agricola comune post 2022

Oggi pomeriggio, nella seconda riunione del Tavolo di partenariato, convocata e presieduta dal ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Stefano Patuanelli, sarà presentato e discusso il documento delle priorità del Piano Strategico Nazionale (PSN) per l’attuazione della PAC post 2022, ma il giudizio delle  Associazioni della Coalizione italiana CambiamoAgricoltura è già durissimo: «Non siamo più neanche di fronte ad un tentativo di greenwashing, ma di un vero e proprio patto per l’agricoltura industriale, che relega a contorno gli impegni per l’ambiente e il lavoro».

La colazione nata nel 2017 per chiedere una riforma della PAC che tuteli tutti gli agricoltori, I cittadini e l’ambiente, sostenuta da oltre 80 sigle della società civile è coordinata da un gruppo di lavoro costituito delle maggiori associazioni del mondo ambientalista e del biologico italiane (Associazione Consumatori ACU, Accademia Kronos Onlus, AIDA, AIAB, AIAPP, Associazione Italiana Biodinamica, CIWF Italia Onlus, FederBio, ISDE Medici per l’Ambiente, Legambiente, Lipu, Pro Natura, Rete Semi Rurali, Slow Food Italia e Wwf Italia), supportate da Fondazione Cariplo, che giudica il documento «Deludente e inadeguato per affrontare le complesse sfide della transizione ecologica della nostra agricoltura, inefficace sia sul versante della lotta al cambiamento climatico che su quello dello stop alla perdita di biodiversità».

Secondo CambiamoAgricoltura «Il documento è essenzialmente centrato sulla sostenibilità economica del sistema agroalimentare, sottovalutando gli aspetti della sostenibilità ambientale e sociale. La strategia con cui il nostro Governo intende dare attuazione alla nuova PAC indica la priorità di dare “valore” alla transizione ecologica in termini di opportunità di reddito delle aziende, valutando al contempo con attenzione gli impatti economici degli impegni richiesti agli agricoltori per la sostenibilità ambientale. Il documento richiama nelle prime pagine le finalità della Politica Agricola Comune, citando le priorità fissate dal trattato fondativo della CEE nel 1957, come se negli ultimi 70 anni non ci fossero state le riforme che hanno profondamente mutato gli obiettivi di questa politica dell’Unione Europea, che attribuisce analoga importanza e dignità agli obiettivi di sostenibilità ambientale, economica e sociale. Lo stesso nuovo Regolamento Ue della PAC post 2022, che sarà votato domani dal Parlamento europeo, indica con chiarezza che i 9 obiettivi per la sostenibilità economica, ambientale e sociale, hanno la stessa dignità ed importanza».

Per le Associazioni della Coalizione CambiamoAgricoltura, «La sostenibilità della nuova PAC è basata su compresenza e pari ruolo di tutte e tre le componenti della sostenibilità. Se una componente è più debole il sistema non regge. Questo vale in particolare per la sostenibilità ambientale, essendo ormai evidenti gli effetti catastrofici dei cambiamenti climatici e perdita della biodiversità sulla stabilità dei nostri sistemi agroalimentari».

La Coalizione denuncia che «Completamente assente nella strategia è il necessario riferimento agli obiettivi delle Strategie Ue “Farm to Fork” e “Biodiversità 2030”, ma non ci sono riferimenti neppure alle varie Strategie nazionali: sviluppo sostenibile, biodiversità, transizione ecologica e al piano nazionale energia e clima: è come se il comparto agricolo e zootecnico nazionale si chiamasse fuori dalla transizione ecologica, rinunciando ad affrontare il necessario cambio di modello verso l’agroecologia. Ancora più stonata è l’assenza di risposte puntuali alle esplicite richieste fatte dalla Commissione Europea nelle raccomandazioni inviate al nostro Paese in vista della redazione del Piano e il mancato riferimento ai dati presenti nei policy brief prodotti dallo stesso MIPAAF. Inoltre la strategia del PSN non indica chiari obiettivi al 2027 (termine della validità del Piano) per l’aumento delle superfici in agricoltura biologica, per la riduzione degli input chimici (pesticidi e fertilizzanti), per il restauro degli agroecosistemi, ma neppure per la riduzione degli sprechi, il miglioramento del benessere animale, il cambio delle diete e dei consumi a favore di alimenti più sostenibili da parte delle famiglie e della ristorazione. La conservazione della natura è relegata in secondo piano, mentre per quanto riguarda le misure sul clima, vengono prospettate azioni prive di efficacia: se è vero che il 70% delle emissioni climalteranti di fonte agricola derivano dalla filiera dell’allevamento intensivo, concentrato nella Pianura Padana, per ridurle occorre avviare una profonda ristrutturazione che riduca i carichi zootecnici favorendo la transizione da produzioni di massa a quelle di qualità. Ma di questa prospettiva non vi è traccia nella proposta di PSN».

Ambientalisti e mondo del biologico evidenziano che «Proprio queste carenze fanno sì che il mero elenco generico di interventi del secondo e terzo obiettivo generale non garantiscano il cambiamento necessario. Le associazioni riconoscono, infatti che, nella proposta di PSN, ci sono alcuni spunti che, se sviluppati e adeguatamente finanziati, potrebbero rappresentare delle importanti opportunità: dallo sviluppo dell’agricoltura e zootecnia biologica alla conservazione e ripristino degli agroecosistemi».

Viste le carenze del documento del MIPAAF, la Coalizione «Sollecita anche le autorità ambientali del nostro Paese, in particolare il ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani, a far sentire forte la propria voce e rivendicare il ruolo che l’articolo 94 del regolamento della PAC affida al suo ministero. La nostra è una valutazione preliminare basata sulle bozze dei documenti sottoposti dal MIPAAF, speriamo quindi in un giudizio finale meno negativo se verranno accolte le nostre osservazioni e proposte. L’Italia ha solo 39 giorni per consegnare il suo PSN alla Commissione UE, c’è poco tempo per cambiare rotta e non perdere il treno della transizione agroecologica».

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