Giovedì, 02 dicembre 2021 - ore 19.23

L’espansione agricola è responsabile di quasi il 90% della deforestazione globale

L'azione climatica nell'agrobusiness potrebbe ridurre le emissioni fino al 7%

| Scritto da Redazione
L’espansione agricola è responsabile di quasi il 90% della deforestazione globale

Secondo il rapporto “Global Remote Sensing Survey”, presentato dallla Fao alla COP26 Unfccc in corso a Glasgow, «L’espansione agricola guida quasi il 90% della deforestazione globale, un impatto molto maggiore di quanto si pensasse in precedenza». Lo studio che nha consentito di redigere il rapporto è stato condotto utilizzando dati e strumenti satellitari sviluppati in collaborazione con la NASA e Google e in stretta collaborazione con oltre 800 esperti nazionali di quasi 130 Paesi.

La Fao ricorda che «La deforestazione è la conversione della foresta ad altri usi del suolo, come l’agricoltura e le infrastrutture» e dal nuovo studio emerge che «In tutto il mondo, più della metà della perdita di foreste è dovuta alla conversione delle foreste in terreni coltivati, mentre il pascolo del bestiame è responsabile di quasi il 40% della perdita di foreste».

Intervenendo all’ high-level dialogue  “Upscaling Actions to Turn the Tide on Deforestation” per presentare le nuove scoperte, il direttore generale della Fao, Qu Dongyu, ha evidenziato che «Secondo l’ultima valutazione globale delle risorse forestali della Fao, abbiamo perso 420 milioni di ettari di foresta dal 1990. A tal fine, aumentare la produttività agroalimentare per soddisfare le nuove esigenze di una popolazione in crescita e fermare la deforestazione non sono obiettivi che si escludono a vicenda. Invertire la tendenza alla deforestazione e aumentare i progressi duramente conquistati su questo fronte è di vitale importanza per ricostruire meglio e più green dopo la pandemia di Covid-19. Per riuscire in tale impresa, dobbiamo sapere dove e perché si verificano la deforestazione e il degrado forestale e dove è necessaria l’azione. Questo può essere ottenuto solo combinando le ultime innovazioni tecnologiche con le competenze locali sul campo. La nuova indagine costituisce un buon esempio di tale approccio».

A conferma di quanto detto da Qu, più di 20 Paesi in via di sviluppo hanno già dimostrato che è possibile farlo: gli ultimi dati confermano che la deforestazione è stata ridotta con successo in Sud America e in Asia. Però secondo i nuovi dati, «Nel 2000 – 2018, la stragrande maggioranza della deforestazione è avvenuta nei biomi tropicali. Nonostante un rallentamento della deforestazione in Sud America e in Asia, le foreste pluviali tropicali di queste regioni continuano a registrare i tassi di deforestazione più elevati».

E la Fao conferma che «L’agricoltura rimane il principale motore della deforestazione in tutte le regioni ad eccezione dell’Europa, dove lo sviluppo urbano e delle infrastrutture ha un impatto maggiore. La conversione in terre coltivate predomina nella perdita di foreste in Africa e in Asia, con oltre il 75% della superficie forestale persa convertita in terra coltivata. In Sud America, quasi tre quarti della deforestazione sono dovuti al pascolo del bestiame».

Tenendo in considerazione  molteplici legami tra foreste, agricoltura e sicurezza alimentare, il nuovo quadro strategico della Fao condurrà gli sforzi per trasformare i sistemi agroalimentari in modo che siano più efficienti, inclusivi, resilienti e sostenibili.

Insieme all’United Nations Development Programme (UNDP) e all’United Nations Environment Programme (UNEP),  la Fao supporta più di 60 Paesi nell’attuazione di strategie per ridurre le emissioni dovute alla deforestazione e al degrado forestale attraverso la, a volte contestata, iniziativa UN-REDD ed è anche alla guida insieme all’Unep della Decade on Ecosystem Restoration, un’importante opportunità per accelerare le idee innovative in azioni ambiziose. Inoltre, il recente UN Food Systems Summit  ha dato il via a una coalizione tra Paesi produttori e consumatori, imprese e organizzazioni internazionali per fermare la deforestazione e gli impatti ambientali dannosi della conversione dei terreni per la produzione di prodotti agricoli. La Collaborative Partnership on Forests , guidata dalla Fao, che riunisce 15 organizzazioni internazionali, sta sviluppando un’iniziativa congiunta per fermare e invertire la deforestazione per accelerare le azioni pro-foreste e aumentarne l’impatto.

Infatti il  brief  “Accelerating investment towards carbon-neutral agrifood systems” presentato alla COP26 da Fao e Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS), dice che «Un’azione mirata in agricoltura potrebbe avere un impatto enorme sui cambiamenti climatici» e che «Il potenziale di mitigazione delle attività agricole e zootecniche, compreso il sequestro del carbonio nel suolo e una migliore gestione del territorio, è stimato tra il 3 e il 7% delle emissioni antropogeniche totali entro il 2030. Il potenziale valore economico della mitigazione di queste emissioni potrebbe ammontare da 60 a 360 miliardi di dollari».

Presentando il brief,  Mohamed Manssouri, direttore del Centro per gli investimenti della Fao, ha evidenziato che «L’agricoltura deve diventare il fulcro di una coalizione globale per la carbon neutrality e dobbiamo sostenere sia la mitigazione che l’adattamento. Dobbiamo consentire ai piccoli agricoltori di adattarsi e di trarre vantaggi economici attraverso la fornitura di servizi ambientali. Ora è il momento di cogliere questa opportunità vitale per ridurre le emissioni e aumentare il sequestro del carbonio, ripristinando la biodiversità, sostenendo la salute e la nutrizione e generando nuove opportunità commerciali attraverso i sistemi alimentari e di utilizzo del suolo».

Il brief  –  il  rapporto completo sarà rilasciato all’inizio del 2022 – mette in evidenza l’enorme potenziale dei sistemi alimentari e dell’utilizzo del suolo nella lotta contro il cambiamento climatico e dimostra anche come l’agricoltura  «sia in una posizione unica per essere parte della soluzione carbon neutral attraverso la riduzione delle emissioni, massimizzando al contempo il suo potenziale di fungere da pozzo di carbonio assorbendo più carbonio dall’atmosfera di quanto non ne rilasci».

Il settore agricolo produce un’elevata quantità di emissioni di gas serra, con i sistemi agroalimentari che causano circa dal 21 al 37% delle emissioni globali totali. Ma anche l’agricoltura è vittima delle emissioni. Gli agricoltori sono spesso tra i primi testimoni del cambiamento climatico. La Fao fa notare che «L’aumento delle temperature, il cambiamento delle precipitazioni e le interruzioni della catena di approvvigionamento stanno già incidendo sulla produzione alimentare, minando gli sforzi globali per porre fine alla fame».

Il brief della BERS/Fao dimostra come «Investimenti e interventi sostenibili e mirati renderanno l’agricoltura parte della soluzione climatica. Raggiungere la carbon neutrality  per i sistemi agroalimentari significa essenzialmente ridurre le emissioni di gas serra lungo l’intera catena del valore, migliorare le pratiche agricole, utilizzare i terreni agricoli per il sequestro del carbonio, promuovere l’agricoltura sostenibile ed evitare il disboscamento». Il brief definisce le aree di azione chiave per i responsabili politici e gli investitori, tra le quali lo sviluppo e il miglioramento di solidi meccanismi di governance e l’integrazione della corbon neutrality nelle strategie aziendali.

Natalya Zhukova, direttrice BERS a capo del settore agricolo, sottolinea che «Raggiungere il giusto mix di politiche e concordare metodi di contabilità del carbonio può sbloccare importanti investimenti nell’inverdimento nei sistemi agroalimentari. L’universo degli investimenti si sta evolvendo rapidamente, poiché le banche allineano i loro prestiti con l’obiettivo net zero e i gestori patrimoniali cercano opportunità per decarbonizzare i loro portafogli gestendo al contempo i rischi associati ai cambiamenti climatici».

La Fao conclude: «Uno dei principali attori nell’affrontare il cambiamento climatico è il settore privato. Le politiche nazionali, le strategie e le roadmap sono tutte importanti per segnalare i cambiamenti normativi e creare incentivi per guidare la valutazione e il prezzo accurati del carbonio.Anche se il settore privato sarà necessario per mobilitare miliardi, può ugualmente guadagnare riducendo i costi, mitigando i rischi, proteggendo i valori dei brand, garantendo la redditività della catena di approvvigionamento a lungo termine e ottenendo vantaggi competitivi».

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