Sabato, 22 agosto 2026 - ore 17.59

LA CATTEDRA PER EDUCARE SEMPRE GLI ALTRI | VINCENZO ANDRAOUS (PAVIA)

Adolescenti senza emozioni e giovani adulti esacerbati, sempre pronti a destabilizzare i più deboli

| Scritto da Redazione
LA CATTEDRA PER EDUCARE SEMPRE GLI ALTRI | VINCENZO ANDRAOUS (PAVIA)

LA CATTEDRA PER EDUCARE SEMPRE GLI ALTRI

Adolescenti senza emozioni e giovani adulti esacerbati, sempre pronti a destabilizzare i più deboli, catapultati addosso a chi non può reagire. Bullismo ed eroi di cartone, se non ricordo male ai miei tempi, esisteva l’esatto contrario del bullismo attuale, infatti il disagio aggrediva il singolo, ponendolo solo contro tutti. Il solitario scopriva gli strumenti della violenza e della diversità, per diventare protagonista, per apparire, nel tentativo di colmare il vuoto in famiglia, la precarietà finanziaria, la mancanza di riferimenti certi, di valori condivisi. In questo presente liquido e paonazzo di vergogna, i giovani scelgono privi della capacità di farlo, la diversità come corazza e spada, alla solitudine di ieri, contrappongono la notorietà del web, la valenza moltiplicante dei social network, l’esplosione mediatica della messaggistica istantanea. Il risultato è il copia-incolla di una pseudo corona da imperatore in una scuola priva di autorevolezza, una scuola e una famiglia prive di allenatori e conduttori alla vita, perché dispersi dalle reiterate delegittimazioni. Le teorie si sprecano nei riguardi della violenza giovanile, sotto l’ombrellone di un dilagante bullismo sociale, un dispendio inusitato di tautologie inconcludenti, di dottrine pedagogiche in procinto di affogare tra eteroeducazione e  autoeducazione, per cui chi sta in cattedra ritiene di educare solamente gli altri, negando la necessità di doversi formare e rinnovare a un nuovo “sentire educativo “. C’è un disamore adulto, che permette fughe in avanti a quanti asserragliati nell’ultimo banco, là, dietro ai tanti inconsapevoli complici di molteplici vigliaccate. Negli anni giurassici che mi sono appartenuti, il bullo era destinato immediatamente al macero, oggi è divenuto eroe manifesto, non tanto per la sua fisicità, quella è sempre stata una caratteristica da antagonismo discotecaro, ma soprattutto per la vociante e plaudente maggioranza all’intorno. E’ un’anomalia istituzionale lo spazio in cui il bullo rimane in piedi eretto come un vessillo, mentre la vittima incassa l’ennesima sconfitta in termini di dignità rapinata e ingiustizia della giustizia. Diviene davvero un dovere raccontare di quel confine, sì, sottile, ma irrinunciabile, che separa sempre una legge di sangue da una legge del cuore, oppure di quanto è difficile essere uomini liberi, perché per saper scegliere occorre dapprima conoscere il valore della libertà, per saper credere negli altri, per farsi aiutare a diventare architetti di domani.

VINCENZO ANDRAOUS (PAVIA)

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