Mercoledì, 29 aprile 2026 - ore 07.33

La fine della Sicilia gattopardesca

| Scritto da Redazione
La fine della Sicilia gattopardesca

Il gattopardismo tipico della Sicilia, che ha dominato il cambiamento dei costumi, della società, della politica, riuscendo a mantenere, dentro l’alone del cambiamento, ogni cosa al suo posto non cambiando proprio nulla, oggi sembra avviata verso un bivio che prevede proprio un cambiamento radicale, iniziato in sordina  che ora cerca un suo spazio per dilatarsi.

Tutto iniziò con la carcerazione di un ex presidente della Regione, evento che in tempi di prossimi trascorsi sarebbe apparso impensabile; ora l’attuale presidente della regione viene indicato come aspirante ai rigori della legge, altro evento ritenuto precedentemente impensabile.

Fu per tamponare questi eventi e renderli inoperosi che venne balenata una candidatura alla presidenza della Regione che avrebbe dovuto garantire una serrata lotta alla mafia, ma con gattopardeschi metodi, cambiando i sistemi senza cambiare nulla. Fu la candidatura del dr. Pietro Grasso, procuratore nazionale antimafia, che fece illudere, quanti non guardano a un palmo oltre il proprio naso, che la lotta alla mafia avrebbe realizzato una incisiva presenza; ma Grasso stesso bruciò  ogni ipotesi quando insignì, virtualmente,  della medaglia d’oro alla lotta alla mafia Berlusconi e il suo governo; lo stesso Berlusconi che insignì, a sua volta e sempre virtualmente, di medaglia d’oro all’omertà mafiosa il pluriomicida mafioso Vittorio Mangano, definendolo un eroe, in un duetto cantato con Dell’Utri.

Perché credo che il gattopardismo che ha caratterizzato la Sicilia sia avviato verso il tramonto ?

Per la semplice ragione che compaiono nomi ben più credibili quali ipotetici candidati alla presidenza della Regione.

Il primo, ma solo in ordine cronologico, nome che ha suggerito molta attenzione è stato quello dell’ex sindaco di Gela e attuale parlamentare europeo Rosario Crocetta, che dell’antimafia ha fatto una crociata, avendo ben compreso  come solo la liberazione dai tentacoli della piovra potrà avviare l’isola sulle vie della normalità democratica, sollevata dalle connivenze politico/mafiose, esonerata dall’obbligo antico  della tolleranza e della sopportazione che si traduce nell’antico detto “Calate juncu ca passa la china” (Piegati giunco mentre passa la piena). Alla credibilità di Crocetta manca, però, l’autorevolezza della conoscenza dei fatti, che ne limiterebbe l’azione, con il rischio di subire infiltrazioni destabilizzanti (abbiamo avuto mafiosi alla commissione regionale antimafia !).

Oggi, per esempio, la conoscenza popolare viene indirizzata a piacimento da chi regge le fila; il capo dei capi viene indicato (vox populi !) in Matteo Messina Denaro, in modo da finalizzare una ricerca su una strada che non conduce da nessuna parte, mentre il vero capo dei capi rimane nell’ombra, smessa la coppola a vantaggio di un elegante Borsalino, smesso il gilè di velluto con camicia a scacchi a favore di un elegante doppiopetto di alta sartoria, con camicia di seta e iniziali ricamate a mano, smessa la frequentazione di sconosciuti e protetti angoli dell’entroterra, privilegiando i salotti-buoni che arrogantemente si contrappongono ai salotti-male, dove lo spartiacque tra bene e male è solo il censo, il denaro e l’uso che si è in grado di gestire con il potere politico, connivente e spesso colluso.

Crocetta, pur nel suo attivismo, difficilmente potrebbe neutralizzare tale mimetismo.

Ecco spuntare un altro nome di un uomo che si è “fatto le ossa” tanto nella lotta alla mafia quanto nelle azioni necessarie per contrastarne l’invadenza. Si tratta dell’ex pm del pool antimafia di Palermo dr. Massimo Russo, nonché assessore alla sanità del governo Lombardo dove si è distinto per essere riuscito a far valere la Sicilia come regione virtuosa nell’ambito sanitario, eliminando sprechi, e identificando le mani che si occupavano di mungere quella vacca che è stata sempre considerata la sanità siciliana.

L’esperienza di magistrato, unita all’esperienza amministrativa di assessore, pur se non politicamente identificabile, rappresentano un viatico positivo in grado di lasciar sperare che il gattopardismo ha fatto il suo tempo, la ricreazione è finita ed è il momento di ricominciare daccapo.

 

Rosario Amico Roxas

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